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il presunto materiale bellico

Porto di Gioia Tauro, perizia sui container diretti in Israele: «Nessun contenuto di rilievo penale»

Le barre d’acciaio provenienti dall’India erano state fermate per il sospetto che potessero essere destinate alla produzione di armi. Dopo gli accertamenti, il carico è ripartito

Pubblicato il: 07/09/2026 – 12:53
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REGGIO CALABRIA Dalla perizia tecnica sugli otto container arrivati nei mesi scorsi al porto di Gioia Tauro fermati e sottoposti ad ispezione della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Dogane per il sospetto che contenessero materiale bellico destinato ad Israele, non è emerso alcun «contenuto di rilievo penale» per cui il carico è ripartito per la destinazione finale. È quanto si apprende in merito alla polemica sui container provenienti dall’India e destinati a Israele che sono stati bloccati dopo una segnalazione circa il possibile utilizzo delle barre d’acciaio, alcune quadrate e altre tonde trasportate, che potevano sembrare materiale per realizzare armamenti. Proprio oggi il vicepresidente del Consiglio regionale Giuseppe Ranuccio aveva chiesto un intervento immediato delle autorità competenti.
La questione era nata da un’inchiesta giornalistica, ripresa dal movimento Bds e dai sindacati Usb e Orsa, che avevano lanciato l’allarme circa la possibilità che dal porto di Gioia potesse transitare «materiale bellico» diretto ad Israele. Nei mesi scorsi era già emerso che le barre d’acciaio non erano destinate direttamente ad una fabbrica di armi, come era stato ipotizzato in un primo momento, ma stando ai documenti di carico ad un’agenzia di intermediazione, la “Banyan Group international”, che solitamente si occupa di collegamenti commerciali tra India e Israele. Nel dubbio che si trattasse di una copertura per far passare dall’Italia «materiali di armamento», dopo essere state informate, Procura di Palmi, Guardia di finanza e Agenzia delle dogane avevano disposto una perizia tecnica sul materiale. L’esito avrebbe escluso l’esistenza di un carico sospetto per il quale sarebbe stata necessaria l’autorizzazione al transito, ai sensi della legge 185/90 che vieta di esportare armi verso Paesi in guerra. Da qui la decisione di fare ripartire il carico verso Israele. (Ansa)

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