Catanzaro, azzerare il passato. Cosenza, Coppitelli e quella scelta diventata un peso. Crotone, Brignola rompe il buio
Tre sconfitte e tanti interrogativi per le Aquile. Le parole del tecnico dei Lupi raccontano più del risultato. L’orgoglio ritrovato degli Squali, ma serve di più
Immaginare un avvio di stagione peggiore per Catanzaro, Cosenza e Crotone sarebbe stato difficile. Nove partite complessive, appena un punto conquistato dai pitagorici sabato contro il Barletta e tre sconfitte per Aquile e Lupi. E se il quadro è già poco rassicurante, è il Cosenza a sembrare, oggi, quello messo peggio di tutti.
Catanzaro, azzerare il passato
Probabilmente il tecnico del Catanzaro Giorgio Gorgone ha ragione quando dice che i suoi ragazzi a Bolzano contro il Sudtirol non meritavano di tornare a casa con zero punti, perché per lunghi tratti le Aquile hanno giocato una partita dignitosa, ordinata, persino coraggiosa. Ma il calcio, soprattutto quello che conta, non premia le intenzioni: premia chi arriva vivo agli ultimi minuti.
Ed è proprio lì che il Catanzaro continua a smarrirsi. Come contro il Vicenza, anche a Bolzano la partita è evaporata quando sembrava ormai incanalata verso un risultato diverso. Non è soltanto una questione di condizione atletica o di episodi. È una questione di testa, di personalità, di quella cattiveria che serve quando le gambe cominciano a pesare e una partita si decide sui dettagli.
Poi ci sono gli infortuni di Verrengia e Antonini, che hanno aggiunto un’altra crepa a una difesa già tutt’altro che impermeabile. E dietro quella fragilità c’è un problema più ampio: il Catanzaro non ha ancora trovato una nuova identità dopo aver perso, in una sola estate, pezzi importanti della squadra. Pontisso, Pompetti, Brighenti, Favasuli, Liberali, Pittarello e Cisse: non si sostituiscono facilmente giocatori così.
Ieri sera, al Parco della Biodiversità, Gorgone si è detto mortificato per questa partenza e ha chiesto ai tifosi di continuare a sostenere la squadra. Una richiesta quasi superflua, visto che il sostegno non è mai mancato. Il ds Ciro Polito ha invitato a dimenticare la scorsa stagione e a tenersi stretta questa proprietà, mentre il patron Floriano Noto ha ammesso quanto sia difficile mantenere un livello alto.
Parole diverse, ma un unico dato di fondo: il Catanzaro ha perso molto e deve ancora capire come ripartire.
Crema: le Aquile a Bolzano non sono state travolte e non sono nemmeno una squadra senz’anima. Ma proprio per questo lo zero in classifica fa ancora più male. La speranza è che questo avvio possa ricordare, almeno nella dinamica, quello complicato di Caserta di due anni fa o quello, altrettanto accidentato, di Aquilani. A patto che questa volta la risposta arrivi prima che la preoccupazione diventi sfiducia.
Amarezza: gli infortuni. Soprattutto quelli di Antonini e Verrengia. Perché una squadra che deve ancora trovare equilibrio non può permettersi di perdere i suoi uomini migliori. Lo zero in classifica pesa. Ma adesso, forse, pesa anche l’infermeria.
Cosenza, Coppitelli e quella scelta diventata un peso
Basterebbe partire dal nervosismo, dallo sconforto e dal solito detto-non detto – ormai marchio di fabbrica di tutti gli allenatori del Cosenza calcio dell’era Guarascio – di Federico Coppitelli, per spiegare il momento storico del calcio cosentino.
Un uomo triste, sull’orlo di una crisi di nervi, probabilmente pentito – almeno questa è la sensazione – della decisione di accettare la panchina del Cosenza, anche se non lo ammetterà mai apertamente. Diverso, almeno per atteggiamento, il direttore sportivo Fabio Lucioni, alla sua prima esperienza nel ruolo, che sembra invece muoversi sulla stessa lunghezza d’onda del club.
«Stiamo cercando di tenere una barca a galla – ha detto il tecnico rossoblù alla Rai al termine del disastro del “Massimino” – con uno sforzo enorme. Sconfitte come questa fanno parte della realtà, anche se nessun uomo di sport vorrebbe viverle. Sono dispiaciuto soprattutto per i tifosi perché, anche se siamo riusciti a vederli poche volte, so che c’è affetto per questa squadra. Non meritano questa situazione, come non la meritiamo noi. Ma questa è la fotografia del momento».
E la fotografia, a Catania, è stata impietosa.
Il 4-0 subito contro una corazzata del torneo, che però arrivava da un percorso identico a quello del Cosenza (tre sconfitte consecutive tra Coppa e campionato) certifica il buio nel quale è precipitato il calcio cosentino. Dopo la vittoria in Coppa Italia a Crotone, i rossoblù hanno rimediato quattro sconfitte consecutive tra Coppa e campionato, segnando appena due gol e incassandone dieci.
Lo scorso anno, nonostante la durissima contestazione e la rottura con il club, c’era almeno la percezione di avere una squadra forte. Quasi tutti i calciatori della stagione della Serie B, culminata con la retrocessione, erano rimasti. Non certo per volontà della società, ma per “colpa” di un direttore sportivo, Fabio Lupo, che non era riuscito – o non aveva voluto – cedere i migliori.
Quest’anno, invece, la sensazione è che si stia assistendo all’inizio di un declino per certi versi persino prevedibile. Senza qualità, senza entusiasmo intorno e con uno stadio sempre vuoto, il Cosenza rischia seriamente di tornare nella categoria dalla quale questa società era partita quindici anni fa.
Certo, siamo soltanto all’inizio della stagione. Ma se queste sono le premesse (e i pensieri degli addetti ai lavori), c’è davvero poco da stare allegri.
Crema: in fondo, il divieto alla tifoseria cosentina di seguire la squadra a Catania ha avuto almeno un merito: ha evitato ai sostenitori rossoblù di assistere dal vivo a una delle serate più deprimenti della storia recente dei Lupi. Una figuraccia risparmiata al pubblico. Non alla società.
Amarezza: a mente fresca, nella conferenza stampa post-gara, Coppitelli è sembrato ancora una volta rammaricato di essere venuto a Cosenza. Ha detto che questo non è il percorso che si aspettava al suo arrivo. E ha aggiunto molto altro. «Per me è stato devastante. Non solo per la quantità di giocatori in uscita, ma anche per quelli entrati successivamente». Poi la frase che più di tutte merita attenzione: «Quando sono venuto qui tanti nel mondo del calcio mi hanno chiesto il perché di questa scelta. Io penso ancora che si possa tirare fuori qualcosa di buono, però onestamente è una sfida più ardua di quanto pensassi». E ancora: «Alleno da vent’anni, ma questi due mesi valgono tre o quattro anni».
Infine, quasi una sentenza: «Sono sicuro che il Cosenza arriverà a salvarsi, ma oggi la salvezza è un obiettivo molto complesso. Anzi, in questo momento è un obiettivo super complesso».
La domanda che in tanti, anche in città, si sono posti nell’ultimo mese e mezzo, dunque, ritorna: possibile che, nell’epoca in cui per conoscere una società bastino pochi clic, Coppitelli non sapesse quale fosse il contesto cosentino? Difficile crederlo.
Crotone, Brignola rompe il buio
A Crotone, invece, il calcio ha deciso di ricordare perché è uno sport così difficile da smettere di amare. Ventiquattro ore prima di Crotone-Barletta, Enrico Brignola sembrava quasi un nome dimenticato. Poi la firma, la panchina, l’ingresso in campo e quella punizione che ha rimesso in piedi una partita che sembrava già consegnata all’ennesima delusione.
È una storia quasi troppo perfetta per essere vera: il talento che sembrava essersi smarrito e che ricompare proprio quando il Crotone ne aveva più bisogno. Brignola non conosceva ancora bene i compagni, ma ha dimostrato di conoscere ancora bene le sue qualità. E gli è bastato quello, almeno per una sera.
Il pareggio non risolve certo i problemi di una squadra che parte da un pesantissimo -6 (oggi -5). Però può essere un punto di partenza. Forse a questo Crotone serviva una sensazione: quella di essere ancora vivo. Contro un Barletta brillante, la squadra di Leandro Greco ha mostrato almeno di avere la forza per reagire.
Crema: la punizione di Brignola è stata una scintilla, ma il Crotone ha dimostrato di poter ancora accendere il motore. E se Brignola può diventare uno dei simboli di questa piccola rinascita, allora la penalizzazione in classifica può smettere di sembrare una condanna e diventare soltanto una salita. Ripidissima, ma ancora possibile.
Amarezza: i due gol incassati raccontano però una verità che non si può nascondere dietro l’entusiasmo: questa squadra concede ancora troppo. E con cinque punti da recuperare, ogni distrazione rischia di costare il doppio. (fra.vel.)
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