’Ndrangheta a Roma, il delitto Diabolik come “avvertimento” negli ambienti criminali. «La gente con i soldi rimane sulle panchine»
La nuova ordinanza ricostruisce il peso dell’omicidio negli equilibri criminali della Capitale e i rapporti tra il clan Senese e le articolazioni calabresi
ROMA Meno di un mese dopo l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, il “Diabolik” degli Irriducibili della Lazio freddato il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, l’agguato mortale si sarebbe trasformato in un messaggio da evocare nelle conversazioni tra esponenti e soggetti vicini ai diversi ambienti criminali della Capitale. Un avvertimento racchiuso in una frase molto più che emblematica: «Ricordate che a Roma la gente con i soldi rimane sulle panchine». È uno dei passaggi emesi nella nuova ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma Livio Sabatini nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio Piscitelli che, questa mattina, ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 persone accusate, a vario titolo, di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico: Leandro Bennato, Arindi Boci, Alessandro Capriotti, Matteo Costacurta, Elvis Demce, Michele Senese, Emanuele Vargiu. Un provvedimento che torna sui rapporti tra il clan Senese, il gruppo di Giuseppe Molisso e Leandro Bennato e altre articolazioni criminali attive nella Capitale, comprese quelle riconducibili alla ’ndrangheta calabrese.
La conversazione con i «rappresentanti del locale Mancuso»
È il 4 settembre 2019. Non è trascorso neppure un mese dall’assassinio di Diabolik quando Roberto Macori, personaggio che secondo gli investigatori «conosce in profondità le dinamiche della famiglia Senese» annota il gip, conversa con due soggetti di Vibo Valentia e Soriano. Nella nuova ordinanza i due vengono indicati come «rappresentanti del locale ’ndranghetista Mancuso per le operazioni di riciclaggio su Roma». La conversazione era già stata acquisita nell’ambito dell’indagine “Assedio” e viene ora richiamata dal gip nella ricostruzione del contesto criminale e, soprattutto, della forza intimidatoria prodotta dall’uccisione di Piscitelli. Al centro del dialogo finiscono Piero e Massimiliano Monti, destinatari di critiche perché, secondo quanto emerge dalla conversazione, non avrebbero soddisfatto pienamente le aspettative economiche dei sodali. Brigandì commenta che uno di loro sarebbe diventato «venale in una maniera pazzesca». È a quel punto che Macori racconta di avere già spiegato quali rischi potessero derivare da determinati atteggiamenti. Per il gip il riferimento è preciso: la panchina è quella sulla quale venne ucciso Fabrizio Piscitelli. E la conversazione, sottolinea il giudice, dimostrerebbe come il significato intimidatorio dell’omicidio fosse stato perfettamente compreso negli ambienti criminali della Capitale già a poche settimane dal delitto.
I rapporti tra i Senese e le ’ndrine calabresi
Nell’ordinanza vengono, inoltre, richiamate le investigazioni che negli ultimi anni avrebbero documentato le relazioni della famiglia Senese con le articolazioni romane delle ’ndrine Mazzaferro-Morabito e Mancuso, oltre che con altri gruppi della criminalità organizzata. Un sistema di relazioni che, secondo il quadro ricostruito dagli investigatori, avrebbe riguardato anche attività economiche e operazioni di riciclaggio. Ed è proprio in questo contesto che viene collocato il dialogo del settembre 2019 con i due calabresi. Il messaggio attribuito da Macori all’omicidio Piscitelli sarebbe stato chiaro: chi operava utilizzando il nome, la protezione o l’influenza dei Senese doveva riconoscere una parte dei propri guadagni all’organizzazione. Il mancato rispetto di queste regole avrebbe potuto determinare conseguenze gravissime. Nelle conclusioni dell’ordinanza il gip torna ancora sulla frase delle «panchine», evidenziando come l’eliminazione di Diabolik avrebbe avuto, secondo l’impostazione accusatoria recepita nel provvedimento, anche l’effetto di ribadire l’obbligo di versare al clan una parte dei guadagni illeciti e contemporaneamente di eliminare un concorrente ormai divenuto scomodo nel narcotraffico romano.

L’omicidio di Diabolik
Fabrizio Piscitelli viene assassinato nel tardo pomeriggio del 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, nella zona sud-est di Roma. È seduto su una panchina quando un uomo, descritto come travestito da runner, gli arriva alle spalle e gli esplode un colpo alla testa. Sono le 18.44 circa. Accanto a Piscitelli c’è il suo autista, che rimane illeso. Diabolik era arrivato al parco per un appuntamento. Secondo la nuova ricostruzione giudiziaria, dietro il delitto non ci sarebbe stato soltanto il contrasto maturato con Alessandro Capriotti, detto “er Miliardero”, nell’ambito di una complessa vicenda legata a forniture di cocaina. Il gip individua una genesi più ampia: la rottura dei rapporti tra Piscitelli e la famiglia Senese, la crescente forza criminale acquisita da Diabolik e la contrapposizione tra il suo gruppo e quello riconducibile a Molisso e Bennato. Secondo la nuova ordinanza, l’eliminazione di Piscitelli sarebbe stata quindi funzionale anche agli interessi del clan Senese. Per il giudice, i mandanti del delitto devono essere individuati, allo stato degli atti, in Leandro Bennato, Alessandro Capriotti e Michele Senese. Diversa la valutazione nei confronti di Giuseppe Molisso, per il quale il gip ritiene che gli elementi raccolti non raggiungano la soglia della gravità indiziaria necessaria per applicare la misura cautelare per l’omicidio.
L’assoluzione del presunto killer e la nuova indagine sui mandanti
Sul delitto Piscitelli pesa però anche il clamoroso ribaltamento giudiziario avvenuto pochi mesi fa. L’8 maggio 2026 la Corte d’Assise d’Appello di Roma ha assolto Raul Esteban Calderon, alias Gustavo Alejandro Musumeci, accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio. In primo grado Calderon era stato condannato all’ergastolo. In appello, invece, è arrivata l’assoluzione con la formula «per non aver commesso il fatto». Nelle motivazioni della sentenza i giudici hanno sottolineato come, pur in presenza di elementi ritenuti fortemente suggestivi, la responsabilità di Calderon non fosse stata dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio, definendo «pochi e controversi» gli elementi specificamente riferibili all’imputato. Proprio questo passaggio viene affrontato nella nuova ordinanza. Il gip Sabatini osserva che l’assoluzione del soggetto precedentemente indicato come esecutore materiale non impedirebbe il riconoscimento della gravità indiziaria nei confronti dei presunti mandanti, perché il materiale raccolto nel nuovo procedimento sarebbe «molto più ampio» rispetto a quello confluito nel processo celebrato contro Calderon. (g.curcio@corrierecal.it)
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