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l’inchiesta

Dalla Germania in Calabria con 120mila euro in contanti, il “business” di Abramo: «I soldi li mette lui, l’operazione sono io»

Tra gli episodi contestati anche due “trasferte” per recuperare soldi in contanti. I controlli subiti dai tedeschi, mentre tra Svizzera e Italia «non c’era nessuno in dogana»

Pubblicato il: 10/09/2026 – 19:01
di Marco Russo
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CATANZARO Due viaggi in Germania con l’obiettivo di “raccogliere” soldi in contanti e portarli in Italia, per un totale di 120 mila euro che avrebbero oltrepassato la frontiera. Anche approfittando di “buchi” alla dogana, attraversata in un caso senza alcun controllo. È uno degli episodi di presunto riciclaggio contestato a Danilo Abramo, Roberto Mercurio e Gennaro Pierino Mellea, gli imprenditori e l’avvocato di Catanzaro ritenuti al vertice della presunta associazione finita al centro dell’inchiesta della Dda di Catanzaro riguardo aste, riciclaggio e truffe nel settore delle PAC. Nei loro confronti il gip ha ordinato gli arresti domiciliari, mentre per la maggior parte degli indagati (31 complessivi) il giudice non ha rinvenuto esigenze cautelari, anche in virtù del lasso di tempo passato dagli episodi contestati.

«Lui vuole investire per guadagnare!»

Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero condotto diverse operazioni finanziari, anche sfruttando l’acquisizione di denaro proveniente dall’Italia e dell’estero. Non solo dal Canada, ma anche dalla Germania, dove risiedevano altri due indagati che, secondo l’accusa, avrebbero garantito risorse per circa 120 mila in contanti. Gli inquirenti fissano nel 2021 il primo contatto tra Abramo e i due indagati, intenzionati a investire una somma di denaro per farla fruttare. «Lui vuole investire per guadagnare!» avrebbe detto uno dei due fratelli ad Abramo. Una volta intuite le intenzioni, l’imprenditore catanzarese avrebbe proposto l’affare di un capannone da circa 166 mila euro, spiegando poi il “modus operandi” con cui avrebbe garantito la riuscita dell’investimento. «Quando mi esce qualche operazione, tipo costa trentamila, costa cinquantamila, lui mette i soldi, io la compro, la rivendiamo, il guadagno diviso in due! Però i soldi li mette lui, l’operazione sono io».

I due viaggi in Germania

Secondo l’accusa, il piano si sarebbe però scontrato questa volta con una difficoltà: il trasferimento effettivo del denaro, che dalla Germania sarebbe dovuto arrivare in Italia. Scartata l’ipotesi del bonifico, la soluzione sarebbe stata quella di effettuare due viaggi in terra tedesca, nonostante – scrive il gip – «le titubanze delle controparti che temevano sequestri alla frontiera». Nella prima trasferta a recarsi in Germania sarebbero stati Mercurio e Abramo, subendo due controlli da parte della polizia tedesca nel viaggio di andata, motivo per cui sarebbero stati «particolarmente agitati» nel temere che accadesse anche durante il ritorno. Dopo aver ricevuto la tranche da 70 mila euro avrebbero però oltrepassato il confine senza alcun problema, in quanto «al confine tra Svizzera e Italia, non c’era nessuno in dogana». Pochi giorni dopo, rilevano gli investigatori, sarebbe stata effettuata una serie di versamenti per oltre 42 mila euro. In un secondo viaggio sarebbe stata invece recuperata una somma di circa 50 mila euro, occultata per lo più in auto e su una donna finita tra gli indagati. In questo caso, però, la somma è stata “intercettata” dai controlli e provata a giustificare tramite la volontà di acquistare un immobile in Germania. Le autorità hanno comminato una sanzione per aver superato i limiti di contante trasportabile e, di conseguenza, facendo arrivare in Italia solo una parte del denaro. Per il gip, che ha escluso l’aggravante mafiosa, un ruolo importante nello stabilire il sospetto di provenienza illecita del denaro lo gioca il “passato” criminale dei fratelli indagati, coinvolti in operazioni relative a reati contro il patrimonio, usura e ricettazione. (m.russo@corrierecal.it)

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