Squillace, il ritorno dei roghi a Fiasco Baldaia. Sei anni dopo l’incendio, il nodo resta la messa in sicurezza
Nuovi focolai nell’area dell’ex impianto Eco Management. Avviati i controlli sulla qualità dell’aria, mentre torna al centro una vicenda iniziata con il grande incendio del 2020 e mai definitivamente…
SQUILLACE C’è un dato che racconta meglio di altri la vicenda di Fiasco Baldaia: sono passati quasi sei anni dal grande incendio dell’ottobre 2020 e nello stesso sito si continua a parlare di focolai, fumo e rifiuti combusti e incombusti. È l’area dell’impianto Eco Management, nel territorio di Squillace, a tornare al centro dell’attenzione. Una storia che intreccia autorizzazioni ambientali, incendi, controlli, richieste di messa in sicurezza e, più recentemente, la protesta dei residenti. Una vicenda nella quale il problema immediato – capire cosa c’è nell’aria – rischia di far perdere di vista quello strutturale: perché, dopo tanto tempo, nel sito sono ancora presenti materiali in grado di bruciare?
L’allarme dei residenti e i nuovi controlli
I cittadini della contrada raccontano una situazione diventata difficile da sopportare: incendi ripetuti, fumo denso, odori acri e il timore delle possibili conseguenze sulla salute. Per il 15 settembre è stato annunciato un sit-in pacifico con la richiesta di un intervento risolutivo delle istituzioni. Sul versante ambientale, appena ricevuta la comunicazione da parte dei Vigili, ARPACAL ha organizzato una verifica della qualità dell’aria nell’area interessata, finalizzata ad accertare gli eventuali effetti delle emissioni prodotte dalla combustione dei materiali presenti nel sito. In funzione dei risultati e dell’evoluzione della situazione potranno essere valutati ulteriori approfondimenti sulle altre matrici ambientali.
Ma sul posto i Vigili del Fuoco intervengono già dall’8 settembre, registrando un quadro tutt’altro che occasionale: notevole fumo proveniente da un cumulo di rifiuti già bruciato e squadre costrette a tornare quotidianamente per spegnere nuovi focolai e attenuare le emissioni. I Vigili del Fuoco segnalano inoltre l’assenza di interventi di rimozione e la presenza di ingenti quantità di rifiuti combusti, incombusti e residui di combustione.
È probabilmente questo il passaggio più significativo: spegnere il fuoco non basta se ciò che può alimentarlo rimane sul posto.
Il precedente del 2020
Fiasco Baldaia ha già vissuto una vicenda molto simile. Il 5 ottobre 2020 un vasto incendio interessò l’impianto Eco Management, all’epoca autorizzato per il trattamento e il recupero dei rifiuti. Una colonna di fumo nero e intenso si alzò dall’area mentre le operazioni di spegnimento andarono avanti per giorni.
Quella volta venne realizzata una campagna straordinaria di monitoraggio che oggi rappresenta anche un utile termine di confronto.
Il primo campionamento dell’aria, effettuato vicino all’incendio mentre i materiali stavano ancora bruciando, restituì una forte impronta dei prodotti della combustione, in particolare degli idrocarburi policiclici aromatici, gli IPA.
Il benzo(a)pirene raggiunse 118,125 nanogrammi per metro cubo. Non è corretto leggere quel numero come un diretto “superamento di legge”, perché il valore obiettivo previsto dalla normativa per il benzo(a)pirene è riferito alla media annuale nel PM10, mentre quello era un campionamento di breve durata effettuato vicino a un incendio in corso. Il dato descriveva comunque con chiarezza la presenza dei prodotti della combustione nell’aria nelle immediate vicinanze del rogo.
Nel successivo campionamento effettuato presso la scuola media di Squillace Lido il quadro risultò profondamente diverso.
Il benzo(a)pirene scese a 0,087 nanogrammi per metro cubo e anche gli altri IPA mostrarono concentrazioni decisamente inferiori rispetto alla postazione prossima all’incendio.
In altre parole, nel 2020 venne rilevata una marcata presenza dei prodotti della combustione vicino alla sorgente, mentre nella successiva misurazione effettuata nell’area abitata le concentrazioni risultarono molto più contenute.
Anche il terreno finì sotto esame
I controlli non si fermarono all’aria. Tre campioni di terreno vennero prelevati lungo la direzione del vento: il primo vicino al capannone Eco Management, il secondo nell’area adiacente e il terzo oltre la strada provinciale. L’obiettivo era verificare l’eventuale ricaduta al suolo delle sostanze trasportate dal fumo. Il quadro del 2020 documentò gli effetti della combustione sull’aria nelle immediate vicinanze del rogo, ma gli accertamenti effettuati non evidenziarono una corrispondente criticità dei terreni nei punti sottoposti a controllo.
Dal grande incendio a un problema ancora aperto
È ciò che è accaduto dopo quel rogo, però, a rendere più complessa la situazione attuale. L’impianto era stato autorizzato dalla Regione nel 2016 per operazioni di recupero e messa in riserva di rifiuti. Gli atti prevedevano anche specifici adempimenti per la fase di cessazione dell’attività, compresa la rimozione dei materiali e il ripristino del sito. Le cronache degli anni successivi hanno continuato a occuparsi dell’area. Nel 2025, a seguito di una denuncia e di un sopralluogo della Capitaneria di Porto, l’area del capannone sarebbe stata sottoposta a sequestro nel 2023, descrivendo ancora la presenza di rifiuti e percolato. Non risultano invece pubblicamente disponibili, allo stato delle verifiche, gli atti giudiziari che consentano di ricostruire con precisione il regime della custodia.
È un aspetto tutt’altro che secondario. Occorre infatti chiarire chi abbia oggi la disponibilità del sito, quale sia lo stato dell’autorizzazione, quali provvedimenti giudiziari siano intervenuti e su chi ricadano gli obblighi di messa in sicurezza e rimozione dei materiali.
La domanda che preoccupa chi vive a Fiasco Baldaia: cosa producono nell’ambiente questi nuovi episodi di combustione?
Ma c’è una seconda domanda alla quale le analisi di laboratorio, da sole, non possono rispondere: quanto ancora dovrà durare questa situazione?
Il monitoraggio ambientale può misurare gli effetti di un incendio, individuare contaminanti e fornire alle autorità elementi tecnici. Non può sostituire la rimozione della sorgente. Lo hanno scritto con nettezza i cittadini che chiedendo interventi urgenti per la messa in sicurezza, la rimozione dei rifiuti e il risanamento dell’area. È qui che, dopo sei anni, la vicenda di Fiasco Baldaia arriva al suo punto essenziale. Il problema non è prepararsi a misurare gli effetti del prossimo incendio. È creare le condizioni perché il prossimo incendio non ci sia. (redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
