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Musumeci a Gerace: «I borghi non sono residui da mummificare». E su FN: «Le forze estreme non hanno lunga vita»

Il ministro nel Reggino contro lo spopolamento: «Servono servizi, trasporti e sanità». Poi il giudizio sulle forze più radicali

Pubblicato il: 12/09/2026 – 16:41
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REGGIO CALABRIA «I borghi non sono residui del passato da mummificare, sono luoghi nei quali sperimentare nuovi modelli di convivenza e guardare al futuro». È il messaggio lanciato dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, intervenuto oggi a Gerace, nel Reggino, a margine di un’iniziativa dedicata al ruolo dei borghi collinari e montani e al calo demografico. Secondo Musumeci, ogni borgo conserva «una sua peculiarità, una sua vocazione» e rappresenta una testimonianza identitaria e comunitaria, capace di custodire agricoltura di qualità, artigianato e «il diritto a vivere nella semplicità». Ma per invertire la tendenza allo spopolamento, ha sottolineato il ministro, servono innanzitutto servizi essenziali, collegamenti, trasporti e una sanità efficiente. «Questo è l’impegno che abbiamo consacrato come Governo nazionale tanto con la Zes unica quanto con i fondi del Pnrr. Poi è chiaro che in periferia bisogna saper utilizzare le risorse fissando delle priorità».

«Rivitalizzare i centri interni»

Per Musumeci le aree interne devono essere considerate «risorse da utilizzare», non testimonianze del passato da conservare senza prospettiva. La sfida passa anche dalla digitalizzazione e da «progetti concreti di rinascita» capaci di contrastare gli effetti combinati di spopolamento, denatalità e rassegnazione. «I centri interni sono protagonisti di una reale slavina umana», ha osservato il ministro, indicando nella possibilità di restare o tornare nei piccoli centri una delle sfide decisive per il Mezzogiorno. Da qui anche un passaggio particolarmente netto sulla ricostruzione dei territori colpiti dalle calamità: «Inutile ricostruire una chiesa dove nessun sacerdote andrà mai a celebrare una messa. Inutile ricostruire una scuola in un luogo in cui nessun bambino mai andrà al suono della campanella». Secondo Musumeci, quindi, alla disponibilità delle istituzioni deve corrispondere anche una «consapevolezza dal basso» e un forte legame delle comunità con il proprio territorio.

La domanda su Futuro Nazionale

A margine dell’iniziativa, il ministro è stato poi sollecitato sullo scenario politico e sull’avanzata delle forze collocate più a destra, anche con un riferimento a Futuro Nazionale. «Intanto la destra è destra, non è né radicale né massimalista, né migliorista», ha risposto Musumeci. Secondo il ministro, la destra del post-fascismo ha attraversato «un processo evolutivo» arrivato fino a Fratelli d’Italia e al governo, «senza rinnegare e senza restaurare». «Noi guardiamo al futuro perché crediamo che libertà e democrazia siano valori essenziali ai quali non si può assolutamente rinunciare», ha aggiunto. Tornando nuovamente sulla crescita di formazioni più estreme e, in particolare, su Futuro Nazionale, Musumeci ha risposto: «Io non mi occupo di Futuro Nazionale. Il mio futuro nazionale lo costruisco con Fratelli d’Italia giorno dopo giorno e con i partiti del centrodestra». Poi la valutazione più politica: «Credo che le forze estreme non abbiano lunga vita quando non hanno un retroterra culturale al quale rivolgersi. Dopodiché, in Italia tutto è mutabile, in politica nulla è impossibile e nulla è definitivo». Musumeci ha infine rivendicato le proprie radici politiche: «Sono figlio di questa democrazia, nato con l’Italia di Scelba e di De Gasperi, ma cresciuto all’ombra di Giorgio Almirante», ribadendo che la destra italiana, a suo giudizio, «non possa che essere europeista, improntata a libertà, democrazia e al rispetto dei diritti dei cittadini». (Gi.Cu.)

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