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La richiesta

’Ndrangheta, “Imponimento”: il PG impugna le assoluzioni. Nel ricorso anche Anello e Bonavota – NOMI

La Procura generale contesta le motivazioni della sentenza d’appello. Chiesto l’annullamento anche delle decisioni su aggravanti, prescrizioni e confische

Pubblicato il: 12/09/2026 – 17:39
di Giorgio Curcio
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CATANZARO La Procura generale di Catanzaro chiede alla Cassazione di annullare una serie di assoluzioni e altre decisioni pronunciate in appello nel processo “Imponimento”, relativo alla cosca Anello-Fruci. Il ricorso è firmato dalla sostituta procuratrice generale Raffaela Sforza e riguarda la sentenza emessa dalla prima sezione penale della Corte d’appello di Catanzaro il 23 settembre 2024, con motivazioni depositate il 28 luglio 2026, che aveva riformato il verdetto del gup del 19 gennaio 2022. L’impugnazione riguarda specifici capi d’accusa e singole decisioni: le richieste di annullamento non coincidono necessariamente con l’intera posizione processuale degli imputati. Sarà la Cassazione a pronunciarsi sul ricorso.

Le valutazioni della Procura generale

Tra le critiche che ricorrono nell’atto c’è il mancato rispetto dell’obbligo di «motivazione rafforzata» nel passaggio dalle condanne di primo grado alle assoluzioni in appello. Secondo la PG, in più punti la Corte non avrebbe esaminato complessivamente gli elementi valorizzati dal gup né spiegato adeguatamente perché dovessero essere superate le precedenti conclusioni. Richiamando i principi giurisprudenziali, il ricorso sottolinea la necessità di un’«analisi stringente, approfondita, piena» della decisione riformata. Una censura che, nel passaggio dedicato a Rocco Anello e ai fratelli Cracolici, diventa esplicita: la Corte, scrive la PG, «si è limitata a esprimere il dissenso rispetto alla motivazione della sentenza di primo grado, senza tuttavia confrontarsi con la pluralità di elementi» valorizzati dal primo giudice. Un altro punto riguarda il presunto sistema di spartizione degli appalti e di esclusione delle imprese concorrenti. Per la Procura generale, il condizionamento del mercato sarebbe derivato anche dalla minaccia implicita legata alla vicinanza o all’appartenenza degli imprenditori alle cosche. La mancata individuazione di minacce direttamente rivolte agli altri concorrenti, secondo la tesi sostenuta nel ricorso, non sarebbe dunque sufficiente a escludere il reato di illecita concorrenza.

Le assoluzioni contestate

Per Rocco Anello, nato nel 1961, la Procura generale chiede di annullare le assoluzioni dal reato di illecita concorrenza con minaccia o violenza (capi 2 e 3) e quelle relative ad altre contestazioni (capi 6, 8, 9, 10, 37, 157 e 158). Per Francescantonio Anello, l’impugnazione riguarda lo stesso reato (capi 2 e 3) e un’ulteriore assoluzione (capo 8). La PG contesta inoltre le assoluzioni di Vincenzino Fruci (capi 1 e 117) e di Angela Bartucca (capi 1 e 54). Per Domenico Bonavota, la richiesta riguarda l’assoluzione dai reati di illecita concorrenza con minaccia o violenza ed estorsione (capo 2). Sul versante dell’illecita concorrenza, la Procura generale impugna anche le assoluzioni di Antonio Talarico (capo 2), Giuseppe Ruccella e Francesco Serratore (capo 3), Giuseppe Fortuna (capi 2 e 3). Per Giuseppe Barbieri, il ricorso investe sia le assoluzioni per illecita concorrenza (capi 2 e 3) sia quella dall’estorsione (capo 2). Per Daniele Prestanicola, viene chiesto l’annullamento delle assoluzioni per illecita concorrenza (capi 2 e 3) e di quelle relative ad altre contestazioni (capi 8 e 9). Per Nicola Antonio Monteleone, il ricorso riguarda l’assoluzione per illecita concorrenza (capo 3) e quelle relative agli ulteriori reati indicati nell’atto (capi 6, 8, 9, 17, 19, 23 e 25).

Gli altri imputati interessati

La richiesta di annullamento riguarda inoltre Tommaso Galati, Giuseppe Galati e Vito Chiefari (capo 6), Antonio Luciano Galati, Angelo Galati e Vito Bretti (capo 1), Gino Stranges (capo 108). Sono impugnate anche le assoluzioni di Domenico Cracolici (capo 157, nel quale è stato assorbito il capo 158) e di Alfredo Cracolici (capo 157). Per quest’ultimo viene contestata anche la revoca della confisca. Il ricorso comprende Filippo Catania, Vincenzo Barba e Paolino Lo Bianco (capo 116), Fiore Francesco Masdea (capo 37), Domenico Prestanicola (capo 49), Vincenzo Renda (capi 97 e 98), Serafino Nero (capi 21 e 22), Salvatore Giorgio (capi 11 e 12), Gianni Melina (capi 15, 20, 21 e 26). La Procura generale chiede inoltre di annullare le assoluzioni di Massimo Gugliotta (capi 1 e 10), Domenico Gallello (capi 32 e 134), contestando anche la revoca della confisca, e Giovanni Giardino (capi 1 e 39). Per quest’ultimo, l’impugnazione riguarda anche la revoca della confisca delle quote societarie e del compendio aziendale della Magg Service srl, intestate a Patricia Ciliberto.

Prescrizioni, aggravanti e degradazione

Una richiesta articolata riguarda Francesco Antonello Trovato: la PG impugna l’assoluzione dall’associazione finalizzata al narcotraffico (capo 136), l’esclusione dell’aggravante mafiosa e la conseguente dichiarazione di prescrizione (capo 137), oltre alla revoca della confisca. Per Stefano Montauro, la Procura generale contesta la dichiarazione di prescrizione pronunciata dopo l’esclusione dell’aggravante mafiosa (capo 141) e l’esclusione della stessa aggravante per un’altra contestazione (capo 136). Diversa la richiesta relativa a Domenico Bretti: il ricorso censura la mancata applicazione della pena accessoria della degradazione, prevista dal codice penale militare di pace. Nelle conclusioni, la Procura generale chiede alla Cassazione di annullare la sentenza nelle parti indicate, «con ogni conseguenziale statuizione». (g.curcio@corrierecal.it)

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