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L’intervista

Suppletive, Scopelliti si fa argine: fermare l’avanzata di Vannacci nella destra reggina

L’ex sindaco conferma i contatti avviati con gli ex missini tentati da FN: «Il centrodestra deve dare continuità al governo, la vera partita sarà il 2029»

Pubblicato il: 12/09/2026 – 19:00
di Paola Suraci
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REGGIO CALABRIA Alle suppletive del 27 e 28 settembre, nel collegio uninominale 05-Reggio di Calabria, la sfida alla Camera si intreccia con una partita più ampia dentro il centrodestra: quella sul futuro di un pezzo della destra reggina e sul possibile spostamento di consenso verso Roberto Vannacci e Futuro Nazionale. In questo scenario torna ad avere un peso anche la figura di Giuseppe Scopelliti. L’ex sindaco di Reggio Calabria ed ex presidente della Regione non è oggi impegnato in politica attiva, ma la sua storia politica, iniziata giovanissimo nel Fronte della Gioventù prima (l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano (Msi) e in Allenza Nazionale e proseguita ai vertici delle istituzioni calabresi, gli ha lasciato rapporti e interlocuzioni con una parte della destra reggina dalle radici lontane. Un mondo che oggi, davanti alla nuova proposta di Vannacci, potrebbe essere tentato di guardare a Futuro Nazionale con interesse. È anche per capire quanto si muove in quest’area e quali siano gli umori dentro il centrodestra che il Corriere della Calabria ha voluto sentire la voce di Scopelliti. Una conversazione che parte dalle suppletive e dalla sfida nel collegio, ma guarda anche oltre il voto di settembre: agli equilibri della destra reggina, al rapporto con Vannacci e alle prospettive del centrodestra in vista delle prossime scadenze politiche.

Durante la presentazione di Roscioli lei ha ricevuto il saluto pubblico di Francesco Cannizzaro. Che significato ha avuto per lei quel gesto e cosa pensa che rappresenti oggi il rapporto tra la sua esperienza politica e la nuova classe dirigente reggina?
«Ho partecipato all’evento per coerenza, avendo dichiarato che sosterrò e promuoverò la candidatura del centrodestra. Il primo ad avermi citato è stato Roberto Occhiuto, di cui apprezzo l’ottimo lavoro sin qui svolto. Credo che il sindaco Cannizzaro abbia apprezzato il mio leale “posizionamento” e il suo gradito saluto lo ha testimoniato. In politica la continuità è un valore importante, poiché, attraverso di essa, l’esperienza di chi ci ha preceduto può rappresentare una “guida” per quanti sono in cammino».

Le suppletive saranno un passaggio importante per il centrodestra reggino. Al di là del risultato, quale segnale politico si aspetta che arrivi dalle urne?
«La città è molto matura. Sono certo che abbia già “misurato” la differenza, nonostante siano passati solo pochi mesi, tra l’attuale Amministrazione e quel centrosinistra che ha governato per oltre un decennio. Reggio, pertanto, non ha alcuna intenzione di avallare “formule” che provengano da quella parte politica, nonostante l’indiscutibile spessore professionale e umano di Frank Benedetto».

Roberto Vannacci ha lanciato Futuro Nazionale e a Reggio Calabria può diventare un interlocutore importante per una parte dell’elettorato di centrodestra. Come guarda a questa nuova formazione e pensa che possa incidere sugli equilibri delle Politiche del 2027?
«Ancora una volta farò riferimento al livello di maturità e di responsabilità della nostra gente. Reggio e il suo hinterland hanno partecipato, nel corso degli ultimi decenni, all’evoluzione di una destra che si apprestava a divenire forza di Governo, oggi brillantemente e intelligentemente espressa da Giorgia Meloni. Non dimentichiamo che alcuni significativi passaggi di quella evoluzione sono avvenuti proprio qui. Non c’è spazio, quindi, per nostalgici populismi, soprattutto se divisivi e conflittuali, contrari a quel percorso che la destra di Giorgia Meloni sta tracciando».

Lei ha parlato di «nostalgici populismi» e di una destra che ha ormai scelto la strada del governo. Ma in questa fase sembra emergere anche un’altra partita: quella di evitare che una parte della destra tradizionale, soprattutto quella con radici missine, possa guardare a Vannacci e a Futuro Nazionale. Lei si sente, in qualche modo, un possibile punto di riferimento o un argine rispetto a questo spostamento? «Sì, non c’è ombra di dubbio che c’è in città soprattutto un gruppo di ex missini, storici militanti della destra italiana, che guardano con attenzione al mondo di Futuro Nazionale. Io, sotto questo punto di vista, ho già da diversi giorni intrapreso una serie di contatti e di rapporti perché credo che sia, in questa fase, molto importante far comprendere bene a tutti il valore di un impegno e soprattutto il risultato che deve andare al centrodestra per rafforzare quel cammino, quell’idea nobile e alta di far vincere ancora questo governo, per dare una continuità a questa esperienza a livello nazionale e soprattutto perché l’obiettivo che un uomo di destra si deve porre in questa fase storica del Paese è che il 2027 è un momento intermedio di passaggio, ma la vera grande partita che ci giocheremo come italiani di destra sarà quella del 2029, con l’elezione del Presidente della Repubblica. Per la prima volta potrebbe essere un uomo di centrodestra o comunque una figura scelta dal centrodestra e questo credo che sia un motivo valido per dire che oggi bisogna dare continuità a quella che è l’esperienza di governo».

Francesco Cannizzaro oggi è il principale punto di riferimento del centrodestra a Reggio Calabria. Pensa che riuscirà a mantenere questo ruolo anche quando si aprirà la partita delle candidature per le Politiche del 2027?
«Ciccio Cannizzaro ha tutte le carte in regola per “suggerire” la migliore strategia e per proporre candidature credibili, anche se la nuova Legge Elettorale, voluta fortemente da Giorgia Meloni cambierà obbligatoriamente le regole del gioco».

Guardando al 2027, come vede gli equilibri nel centrodestra calabrese: sarà Fratelli d’Italia a rafforzare la propria leadership oppure la Lega può tornare a contendere terreno?
«È importante che tutte le forze della coalizione crescano insieme, ciascuna con le proprie specificità, ognuna coltivando le proprie istanze. L’equilibrio, dunque, è il risultato di un rafforzamento delle singole forze alleate, purché si privilegi sempre l’obiettivo dell’aggregazione. Le leadership non si “costruiscono” a tavolino, ma nascono e si formano sul campo. Fratelli d’Italia ha un gruppo dirigente con una solida e lunga esperienza politica; questo è sicuramente una dote importante, soprattutto nel contesto storico in cui ci troviamo».

E sulle candidature per il Parlamento: il centrodestra dovrebbe puntare esclusivamente su figure radicate nel territorio o è inevitabile che una parte delle scelte venga fatta dalle segreterie nazionali?
«Non c’è una “ricetta” universale. Il centrodestra, però, ha uomini e donne credibili e radicati nel territorio che valorizzeranno ulteriormente l’effetto “trascinamento” di una leadership nazionale forte e autorevole».

Dopo tanti anni di politica, che cosa pensa manchi oggi a Reggio Calabria: una nuova classe dirigente o una visione politica capace di mettere insieme le diverse anime del centrodestra?
«La politica è cambiata drasticamente e velocemente. Di fatto, la scomparsa delle “scuole” di partito e di una rete territoriale localmente diffusa e strutturata ha “spezzato” il legame con la gente e con le singole realtà. È mutato il contatto e il rapporto, prima diretto, ora affidato prevalentemente ai social. Le visioni politiche partono dall’ascolto, quindi ritengo che ci sia l’esigenza di recuperare il senso di una politica più attenta e radicata».

Dunque, dopo aver rifiutato una candidatura e aver scelto comunque di schierarsi alle suppletive, qual è oggi il suo rapporto con la politica? Il suo è soltanto un contributo a questa fase oppure esiste la possibilità di un nuovo impegno nel centrodestra calabrese? «Ho ribadito più volte, in ogni sede, che il mio ritorno (non diretto) alla politica era mosso da un sentimento di Amore e di riconoscenza verso la mia città e nei confronti della Calabria, come sindaco prima, e come presidente della Regione, dopo. Nonostante molto mi sia stato sottratto, essendo stato privato del bene più importante, io sento di dover restituire a Reggio e alla Calabria qualcosa di me. Non resta che la mia esperienza, da offrire. Ed è quello che ho inteso fare, dando il mio contributo personale, anche se indirettamente, alla crescita della città e di questa splendida regione, per le quali sogno l’avvenire che meritano, e in cui, nonostante tutto, ho deciso di rimanere».


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