Il cosentino Francesco Aiello vince il prestigioso Premio Sonego: «La provincia è uno stato dell’animo»
Il soggetto “Forse sono solo felice”, ambientato nella Cosenza degli anni Novanta, conquista uno dei principali riconoscimenti italiani per la scrittura cinematografica di commedia. «Spero un giorno…
COSENZA C’è una Cosenza degli anni Novanta dentro Forse sono solo felice, ma anche qualcosa di più grande: la provincia come luogo dell’anima, delle fughe immaginate, delle amicizie, delle paure e di quella difficoltà tutta umana di diventare adulti. È da questa materia, personale e insieme universale, che Francesco Aiello ha costruito il soggetto con cui pochi giorni ha conquistato il Premio Sonego, uno dei più importanti riconoscimenti italiani dedicati alla scrittura cinematografica di commedia.
Un risultato che acquista un significato particolare perché arriva con una storia profondamente legata alla sua città e perché porta ancora una volta Cosenza sul palcoscenico nazionale della scrittura per il cinema: è infatti il secondo anno consecutivo che il Premio Sonego riconosce un autore della provincia cosentina, dopo Arianna Ventura nell’edizione 2025.
Attore, regista, drammaturgo e docente, Aiello da oltre vent’anni attraversa teatro e cinema senza aver mai reciso il legame con la Calabria. Il premio apre ora una nuova fase: un percorso di formazione e confronto con professionisti della sceneggiatura che potrebbe accompagnare Forse sono solo felice verso la sua forma definitiva. E, magari, un giorno, proprio verso una sala cinematografica di Cosenza.
Con lui abbiamo parlato del significato di questo riconoscimento, della provincia raccontata attraverso i Nirvana e i ricordi degli anni Novanta, della commedia come strumento per affrontare anche la morte e la paura e, soprattutto, della possibilità di continuare a fare cinema partendo dalla Calabria.

Francesco Aiello, dopo tanti anni di lavoro tra teatro, cinema e scrittura, che significato personale ha per lei questo riconoscimento?
«”Forse sono solo felice” è la storia più complessa che ho scritto, fino a questo momento. Vedere il mio nome tra i vincitori di un premio che porta il nome di Rodolfo Sonego mi emoziona tantissimo. È stato uno dei padri della commedia all’italiana, il suo cinema mi ha formato come spettatore ed essere umano. Posso studiare una sua sceneggiatura e apprezzarne le raffinatezze, la lucidità. Ma allo stesso tempo sono film che puoi vedere con la nonna sul divano la domenica. Un’idea di cinema che mi appartiene e mi rappresenta».
Il progetto premiato, “Forse sono solo felice”, è ambientato quasi interamente a Cosenza e parte dalla provincia degli anni ’90. Quanto della sua esperienza personale e del suo rapporto con questa terra è finito dentro la storia?
«Ci sono memorie e storie completamente inventate ma che restituiscono un’atmosfera che conservo vivida nella memoria. Lo considero allo stesso tempo un film sulla mia città e su un’idea di provincia che reputo universale: i protagonisti sono fan dei Nirvana di Kurt Cobain, un ragazzo poco più grande di loro che veniva da una cittadina di 10 mila abitanti nello stato di Washington. Eppure sentivano di avere qualcosa in comune. È come Camigliatello Seattle, per citare Brunori. La provincia è uno stato dell’animo che mi porto sempre dentro e che unisce moltitudini di persone. Per capire dove siamo adesso bisogna capire cos’è la provincia. Cosenza è parte di me, l’ho vissuta sempre cercando di partecipare a quante più attività potevo. Questa storia è frutto di questa scoperta continua che faccio della mia città e dell’osservazione delle sue trasformazioni».
Il film mette insieme commedia, crescita, paura della morte e difficoltà di diventare adulti. Perché ha scelto proprio la lente della commedia per raccontare temi così profondi e, in alcuni casi, dolorosi?
«Perché questa è l’eredità che ci ha lasciato Sonego. Non ci sono temi taboo per la commedia. Si tratta di una lente attraverso cui osservare il mondo. Io ho imparato in famiglia, soprattutto dalla parte materna: ricordo risate grasse a casa dei miei nonni e battute politicamente scorrette. Era una forma di intelligenza la loro che mi ha formato indelebilmente».
È la seconda edizione consecutiva del Premio Sonego in cui viene riconosciuto un autore della provincia di Cosenza. Pensa che oggi, per chi fa cinema e teatro in Calabria, ci siano più possibilità di raccontare questa terra senza dover necessariamente partire?
«Sì, lo scorso anno Arianna Ventura è stata vincitrice nella mia stessa categoria. Io ho viaggiato e continuo a viaggiare molto per lavoro ma alla fine ritorno sempre qua. Non so rispondere in maniera univoca a questa domanda. Il muoversi è parte fondamentale del mestiere dello spettacolo a qualsiasi livello. Oggi il sistema delle Film Commission ha creato esperienze inedite e la nostra sta investendo risorse importanti sulla produzione di contenuti audiovisivi. Io stesso sono cofondatore di una casa di produzione, la epos film, e di una compagnia teatrale, Kollettivo Kontrora, entrambe con sede a Cosenza. E’ una scommessa che stiamo facendo in tanti e vuol dire che crediamo sia possibile fare cinema continuando a vivere in Calabria. Speriamo di avere ragione».
Il Premio Sonego offre ora un percorso di tutoraggio e accompagnamento professionale. Qual è il prossimo passo per “Forse sono solo felice” e quanto è concreto il sogno di arrivare un giorno in sala con una storia nata e ambientata a Cosenza?
«A fine mese partirò per partecipare a un camp di scrittura in cui sarò accompagnato da tutor esperti nel perfezionamento del soggetto. Sarà un momento di scambio importante perché potrò conoscere sceneggiatori e sceneggiatrici che come me hanno vinto il premio e avere un confronto su approcci e sguardi. La sala…beh sì l’obiettivo è quello e spero con tutto il cuore che un giorno ci troveremo al Citrigno in fila per prendere il biglietto di “Forse sono solo felice”». (f.veltri@corrierecal.it)

Chi è Francesco Aiello
Francesco Aiello è attore, regista e drammaturgo attivo da oltre due decenni, con una carriera che abbraccia decine di ruoli tra teatro e cinema. È co-fondatore della casa di produzione EPOS FILM S.r.l. e della compagnia teatrale Kollettivo Kontrora, e docente alla Scuola Cinematografica della Calabria. Il suo primo cortometraggio di finzione, Comparse è attualmente in distribuzione. Come regista teatrale ha firmato, tra gli altri, L’acquasantissima – L’uiltimo giorno di Don Salvatore (scritto insieme a Fabrizio Pugliese vincitore Teatri del Sacro 2019, Miglior testo e miglior regia al Premio Ermo Colle), Quattro pezzi facili meno una (scritto insieme a Giovan Battista Picerno e vincitore del Premio InProgress 2025 e pubblicato da Le Pecore Nere), L’incidente – Io sono già stato morto (Miglior testo, Miglior spettacolo e Premio del pubblico al NopsOut di Roma).
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