Porto di Catanzaro, l’ATI «ad hoc» per tornare nella gestione. «Là c’è la Procura, è una mbulicatina»
Dalle carte dell’inchiesta della Dda il progetto per partecipare nuovamente all’affidamento delle aree demaniali dopo il sequestro dei pontili
CATANZARO «Là c’è la Procura… non so fino a che punto questo qua si mette dentro una mbulicatina». È una delle frasi che meglio raccontano il capitolo del porto turistico di Catanzaro Lido contenuto nella richiesta cautelare della Dda di Catanzaro. Una vicenda fatta di concessioni demaniali, società che cambiano nome e assetto, ricerca di partner e tentativi di tornare nella gestione dei pontili dopo una precedente inchiesta giudiziaria. Il termine utilizzato nella conversazione intercettata è dialettale: “mbulicatina”, che gli stessi investigatori traducono come “imbroglio” o “situazione”. A pronunciarlo è Giovanni Lippelli mentre discute della possibilità di coinvolgere un’impresa con esperienza nella gestione portuale per costituire una Associazione temporanea di imprese “ad hoc” e partecipare alla manifestazione di interesse del Comune di Catanzaro. Sullo sfondo, secondo la ricostruzione della Dda, c’è l’interesse di Gennaro Pierino Mellea e del fratello Raoul a rientrare nel settore.
Il sequestro dei pontili
Per comprendere il progetto bisogna tornare indietro. La società Navylos, amministrata da Raoul Mellea, aveva ottenuto nel 2016 una concessione per l’utilizzo di un’area demaniale del porto. Una successiva indagine della Procura di Catanzaro aveva portato al sequestro dei pontili e, nel settembre 2021, nei confronti di Raoul Mellea era stato disposto per un anno il divieto di contrarre con la Pubblica amministrazione. La Dda ricostruisce proprio da quel momento la ricerca di una strada alternativa per tornare nella gestione delle aree portuali. Il gip Andrea Odierno, nell’ordinanza che ha portato al blitz della Guardia di finanza, ripercorre questa fase e sottolinea come Gennaro Pierino Mellea avesse mostrato nel tempo un diretto interesse per la concessione del porto. Dopo il sequestro giudiziario, la Navylos cambia denominazione diventando Nettuno Srl e viene modificata anche la compagine societaria.
«Dobbiamo risolvere con un’ATI»
Già nell’estate del 2021, però, le intercettazioni mostrano la ricerca di un soggetto che potesse affiancare il gruppo. Il termine per la manifestazione di interesse era vicino e, in una conversazione del 26 luglio, Mellea insiste sulla necessità di trovare una soluzione attraverso la costituzione di una ATI. Gli interlocutori ragionano su aziende con esperienza nella gestione dei porti e sulla possibilità di farsi presentare ai titolari. La ricerca si sposta anche verso il Crotonese. Nelle conversazioni viene individuata un’impresa con una lunga esperienza nel porto di Crotone. Secondo la Dda, l’obiettivo sarebbe stato quello di «avvicinare» il titolare e proporgli una ATI costruita appositamente per partecipare al bando di Catanzaro. Lippelli spiega che entrare direttamente nella partita sarebbe stato difficile anche per i «riflettori» accesi dalla Procura sulla precedente gestione. Ed è proprio qui che compare il passaggio più significativo. Parlando del possibile partner, Lippelli osserva: «Là c’è Procura… non so fino a che punto questo qua si mette […] dentro una mbulicatina». Ma subito dopo descrive lo schema ipotizzato: creare una ATI, riconoscere al partner una quota del 10% e mantenere sostanzialmente il lavoro e la gestione dell’operazione nelle mani del gruppo: «Il lavoro lo faccio io», si legge nella trascrizione riportata dalla Dda. La richiesta cautelare ricostruisce anche altre ipotesi. Si ragiona sui gestori di Le Castella e su ulteriori operatori nautici, mentre Abramo e Mercurio vengono coinvolti nella ricerca di imprenditori disponibili a partecipare. In una telefonata del luglio 2021, Abramo mostra però scetticismo su uno dei possibili interlocutori: «Quelli sono troppo seri».
Da Navylos a Nettuno
Il quadro cambia all’inizio del 2022. Il 5 gennaio la Navylos diventa Nettuno Srl, cambia sede, oggetto sociale e amministratore. Pochi giorni più tardi Raoul Mellea cede formalmente l’intero capitale sociale, pari a 10mila euro, a Nicola Tavano. Secondo gli accertamenti richiamati dalla Dda, fino al febbraio 2023 non risultavano però movimenti bancari relativi al pagamento di quelle quote. Per gli inquirenti quello sarebbe stato un passaggio soltanto formale. La Dda sostiene che la Nettuno fosse rimasta nella disponibilità sostanziale dei Mellea e interpreta l’intestazione a Tavano come funzionale, tra l’altro, a superare gli ostacoli derivanti dal divieto di contrarre con la Pubblica amministrazione che aveva colpito Raoul Mellea. Su questo punto il gip accoglie una parte importante della ricostruzione accusatoria: ritiene sussistente la gravità indiziaria per l’intestazione fittizia della Nettuno nei confronti di Gennaro Pierino Mellea, Raoul Mellea e Tavano, indicando quest’ultimo come soggetto che, al momento dell’acquisizione delle quote, avrebbe con ogni probabilità svolto il ruolo di prestanome.
L’unica offerta
Il 19 gennaio 2022, secondo la documentazione richiamata dalla Dda, alla procedura per l’assegnazione delle aree demaniali del porto di Catanzaro arriva una sola offerta: quella di una ATI formata proprio da Nettuno e South Bay. Per gli investigatori entrambe le società erano riconducibili agli interessi di Mellea nella gestione del porto. Anche la South Bay finisce sotto la lente del gip. Il giudice ricostruisce i diversi passaggi societari e ritiene gravemente indiziata la fittizia intestazione nei confronti di Gennaro Pierino Mellea e Giovanni Lippelli; esclude invece la gravità indiziaria per Radmila Samardzic sotto il profilo soggettivo, ritenendo che non vi siano elementi sufficienti per dimostrare la sua consapevolezza dello scopo dell’intestazione. Il gip esclude inoltre, per questo episodio, l’aggravante mafiosa. Il progetto portuale, alla fine, non sarebbe andato a buon fine. È lo stesso Mellea, in una conversazione successiva ricostruita nell’ordinanza, a riferire che la «questione porto» non aveva avuto esito positivo. South Bay, però, sarebbe rimasta disponibile per altre operazioni. (g.curcio@corrierecal.it)
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