Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 14:50
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

Verso il voto

Suppletive a Reggio, Toscano: «Vannacci? Non mi piacciono i generali in politica»

Il candidato di Democrazia Sovrana Popolare attacca l’ex alleato Marco Rizzo, punta al seggio di Cannizzaro e lancia l’allarme sulla legge elettorale

Pubblicato il: 14/09/2026 – 14:50
di Paola Suraci
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

REGGIO CALABRIA Un gazebo in un noto locale di via Marina, il lungomare più bello d’Italia trasformato per un’ora in tribuna politica. Francesco Toscano, avvocato di Gioia Tauro e presidente di Democrazia Sovrana Popolare, presenta così la sua sesta corsa elettorale in tre anni: non come un’ambizione personale, ma come la tappa di un cammino che, a sentir lui, è appena all’asilo. La sua candidatura è per il Collegio uninominale 05 – Reggio di Calabria, il seggio della Camera lasciato vacante da Francesco Cannizzaro dopo l’elezione a sindaco della città. Si vota domenica 27 e lunedì 28 settembre 2026.
“Alle suppletive adesso andremo alla scuola elementare, piano piano cresceremo” ha detto, rivendicando la lentezza del suo progetto politico contro chi gli rinfaccia risultati modesti. Poco più dell’1% alle regionali dello scorso anno, terzo posto lontanissimo da Occhiuto e Tridico. Ma per Toscano quel numero non è una sconfitta da nascondere, è quasi un vanto: se avesse preso il 30% al primo colpo, dice, si sarebbe insospettito. “I processi politici di cambiamento che poggiano su basi profonde sono lenti”, ha sostenuto, paragonando il suo movimento a un neonato che non si iscrive all’università a tre anni.

Il nemico è il “sistema feudale”

Il bersaglio polemico del discorso in via Marina non sono tanto gli avversari diretti — Fabio Roscioli per il centrodestra, Frank Benedetto per il centrosinistra, Domenico Giannetta per Vannacci — quanto un’intera architettura di potere che Toscano definisce, senza troppi giri di parole, “un sistema feudale”. Un meccanismo in cui chi controlla la leva pubblica condiziona anche le poche imprese private rimaste sul territorio, tenute buone dal bisogno di lavori e appalti. In questo schema, secondo il candidato di Dsp, il vero terrore del potere non sono gli oppositori organizzati ma i cittadini che sviluppano “un pensiero critico autonomo” e votano secondo coscienza. Da qui l’appello a non disertare le urne: per Toscano nessun elettore reggino sarebbe davvero entusiasta di votare i suoi rivali, e il consenso di questi ultimi si spiegherebbe più con calcoli di convenienza — “trovarsi una copertura dentro una milizia politica privata” — che con reale adesione.

La rottura con Rizzo, raccontata con ironia

Il passaggio più tagliente, però, riguarda la separazione da Marco Rizzo, fino a pochi mesi fa alla guida nazionale del partito insieme a Toscano, l’ex sodale viene liquidato con un’immagine impietosa: Rizzo si sarebbe “invaghito” del generale Vannacci, vittima di “una crisi di mezz’età” di fronte all’uomo in “vestaglietta”. “Non mi pare neanche sia corrisposto”, aggiunge Toscano, “però all’amore non si discute, si rispetta”. Dietro la battuta, un giudizio politico netto sull’operazione Vannacci-Giannetta, bollata come manovra gattopardesca: il generale avrebbe scelto per la Calabria “l’elemento più moderato di Forza Italia”, in un’operazione di puro trasformismo che, dice Toscano, “nasce e muore a Reggio Calabria”. A completare il ritratto arriva il giudizio sui generali in politica: Toscano dice di non apprezzare Vannacci e, più in generale, di diffidare dei militari prestati alla politica, “li reputo pericolosi”. Cita a sostegno i precedenti storici che considera più inquietanti — Videla in Argentina, Pinochet in Cile, i colonnelli in Grecia — per sostenere che le uniformi, in politica, “non vanno benissimo”.

L’allarme sulla legge elettorale

Il punto più impegnativo del ragionamento arriva quando Toscano sposta il discorso dal collegio reggino allo scenario nazionale. Secondo lui il governo Meloni starebbe preparando una riforma della legge elettorale che alzerebbe a 300-400mila le firme necessarie per le forze non già rappresentate in Parlamento, contro le 6-9mila richieste oggi per ogni collegio. L’effetto, sostiene, sarebbe blindare l’accesso alle Camere per chiunque non sia già seduto in Aula — una “torsione autoritaria” di cui, denuncia, “non parla nessuno”. Toscano lega questa stretta a un contesto internazionale sempre più teso, arrivando a evocare lo spettro di un conflitto “potenzialmente nucleare” da cui un Parlamento “compromesso con le strutture Ue e Nato” non sarebbe in grado di proteggere il Paese.

“Non ho fretta di prendere lo stipendio da parlamentare”

Toscano rivendica anche una distanza personale dalla logica della professione politica. Ricorda di avere già un lavoro e un’idea di vita propria, e per questo — dice — non ha alcuna urgenza di “farmi chiamare onorevole” o di “prendere lo stipendio da parlamentare”: una condizione che, sostiene, gli permette di affrontare la politica “con uno spirito strategico e lungo”, senza bisogno di scaricare frustrazioni personali occupando poltrone o tagliando nastri. È da questa posizione che rivolge il suo appello più diretto, non ai propri elettori ma a chi dalla politica si è ormai allontanato da tempo: ai delusi, agli sfiduciati, a chi ha smesso di credere che il voto serva a qualcosa. “Non fatelo”, dice rivolgendosi a chi pensa di disertare le urne, perché il voto “può cambiare il corso delle cose” ed è l’unico strumento reale di mobilitazione democratica per incidere sugli eventi. Chi propone strade diverse dal voto, conclude, “o è un mentitore o è al servizio di poteri che non può raccontare”.

Un voto simbolico, più che numerico

Al netto della retorica, resta il dato politico di fondo: queste suppletive arrivano appena due mesi dopo lo strappo interno a Dsp, e per Toscano rappresentano tanto una battaglia locale quanto una prova di tenuta per il suo intero progetto. Vincere il seggio è fuori discussione; dimostrare che il partito sopravvive senza Rizzo, forse, è la vera posta in palio.


Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x