Minacce a Lotito per fargli vendere la Lazio
La Procura cerca la «regia» delle pressioni
Articoli, campagne sui social, contatti tra esponenti del mondo finanziario e giornalistico e le continue indiscrezioni sulla possibile vendita della Lazio. È su questo intreccio che si concentra un’inchiesta della Procura di Roma, chiamata a verificare l’esistenza di un presunto piano finalizzato a esercitare pressioni su Claudio Lotito affinché cedesse il club biancoceleste. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è anche quella di possibili effetti sull’andamento del titolo della società, quotata in Borsa.
Nell’inchiesta compaiono, tra gli altri, nomi già protagonisti negli ultimi mesi del dibattito sul futuro della Lazio e della contestazione nei confronti della gestione Lotito. Tra questi Luigi Bisignani e Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino. Proprio Bisignani aveva pubblicamente sostenuto nei mesi scorsi la necessità per Lotito di aprire il club all’ingresso di capitali esterni, indicando anche esponenti del mondo bancario come possibili interlocutori.
Le iniziative contro l’attuale proprietà sono cresciute durante l’estate. Bisignani e Masi hanno partecipato anche agli appuntamenti organizzati dalla tifoseria laziale, mentre il tema dell’azionariato popolare e di un possibile nuovo assetto societario è entrato sempre più frequentemente nel confronto pubblico. Un quadro che Lotito aveva già portato all’attenzione degli inquirenti denunciando quella che riteneva una strategia di destabilizzazione della società. Parallelamente, per mesi si sono rincorse indiscrezioni sull’esistenza di trattative, fondi interessati e possibili compratori. La Lazio aveva risposto più volte in maniera netta. A febbraio il club aveva dichiarato di non avere ricevuto offerte né manifestazioni di interesse, sottolineando come la diffusione reiterata di informazioni false potesse determinare «profili di manipolazione informativa e aggiotaggio», proprio per la natura di società quotata. Nuova smentita era arrivata a giugno: nessuna trattativa, nessun mandato per la cessione e nessun accordo con investitori italiani o stranieri. Anche in quell’occasione la società aveva evidenziato il possibile effetto delle indiscrezioni sulla corretta percezione del mercato e sull’andamento del titolo. Adesso sarà l’indagine della Procura a stabilire se dietro quella lunga sequenza di pressioni, proteste e voci sulla vendita ci sia stata soltanto la durissima contrapposizione tra Lotito e una parte del mondo laziale oppure una strategia coordinata per spingerlo a lasciare la società. (redazione@corrierecal.it)
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