Dalla coppola al decreto-legge: come la politica ha legalizzato la mancia elettorale
La versione istituzionale della classica strategia del Cettolaqualunque
C’era una volta il reato di voto di scambio. Una pratica meschina, fumosa, confinata ad angoli bui e sussurrata da intermediari con la coppola che promettevano un po’ di denaro o un pacco di pasta in cambio di una croce sulla scheda elettorale. Roba da Codice penale. Ma per fortuna il mondo si evolve e il progresso non si ferma. Oggi, se vuoi comprare il consenso di milioni di persone contemporaneamente, non serve più nascondersi: basta indire una conferenza stampa a reti unificate o salire sul palco di un comizio a Dallas. Quando a farlo è un leader politico, infatti, la compravendita perde quel retrogusto illegale e si trasforma magicamente in “manovra finanziaria di ampio respiro” o “politica dei dividendi democratici”. Prendiamo Donald Trump, ad esempio. Il tycoon ha recentemente sbalordito il mondo promettendo un assegno da 5.000 dollari a ogni cittadino adulto americano. La clausola? Semplice: i Repubblicani devono vincere le elezioni di metà mandato a novembre. Non si tratta di corruzione, sia chiaro. È una specie di “Gratta e Vinci” di Stato dove il biglietto è la scheda elettorale. Se i magistrati osano parlare di voto di scambio, la difesa è già pronta: “Non è una tangente, è un dividendo aziendale in cui l’America è l’azienda e gli elettori sono gli azionisti”. Resta da capire dove si trovino i 1.300 miliardi necessari per coprire la promessa, ma questi sono dettagli tecnici da “giornalisti nemici del popolo”. Sull’altra sponda dell’Atlantico, la nostra Giorgia Meloni non è voluta rimanere indietro. Consapevole che gli italiani non si fidano più degli assegni a vuoto, ha deciso di toccare le corde più intime e sensibili del cuore italico: l’abolizione del bollo auto per il 2027. Una mossa da maestri della finanza creativa, che trasforma i soldi precedentemente stanziati per contrastare il caro carburanti nell’azzeramento della tassa sulle vetture sotto gli 80 kW. Anche in questo caso, le opposizioni hanno subito gridato alla “mancia elettorale” in vista delle prossime scadenze politiche. Ma la genialità sta nella tempistica: l’esenzione scatta proprio a ridosso del voto. È la versione istituzionale della classica strategia del Cettolaqualunque di turno che lei, tra l’altro, tanto criticava sorridendo: se mi voti ti tolgo la tassa, se non mi voti… (cfr. Cetto nel famoso confronto elettorale con De Santis…) chissà, magari l’anno prossimo il bollo raddoppia e vi tocca pagare pure le accise sul tergicristallo. La morale di questa nuova era politica è lampante: tutto è una questione di scala. Se un privato cittadino offre cento euro a un disoccupato per votare un consigliere comunale, arrivano le manette. Se un Presidente promette migliaia di dollari o cancella le tasse automobilistiche a quattordici milioni di persone, diventa una “misura strutturale pensata per le famiglie”. Il vecchio boss di provincia che distribuiva scarpe spaiate – la destra prima del voto assieme a metà di diecimila lire, la sinistra dopo la vittoria con l’altra metà della banconota, metodo inventato dal famoso sindaco di Napoli Achille Lauro negli anni 50 – oggi guarderebbe i telegiornali con le lacrime agli occhi, mormorando con nostalgica ammirazione: “E io che mi nascondevo nei retrobottega, quando bastava fare un decreto legge”.
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