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La protesta

«Mi hanno minacciato»: Crucitti resta in piazza e sfida il degrado del rione Marconi

Lo striscione davanti a Palazzo San Giorgio e la protesta solitaria. Denuncia occupazioni abusive, intimidazioni e anni di abbandono

Pubblicato il: 17/09/2026 – 19:07
di Paola Suraci
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REGGIO CALABRIA C’è uno striscione bianco appeso da giorni a Piazza Italia, proprio davanti Palazzo San Giorgio, sede del Comune. Sopra, a caratteri neri e cubitali, l’annuncio più duro: “Da oggi farò lo sciopero della fame ad oltranza, poiché voglio che il mio quartiere, rione Marconi, e tutta la città sia ripulita da tutte le tonnellate di spazzatura. Chiedo aiuto alla prefettura, alla magistratura, alle forze dell’ordine e a tutti i cittadini”. Accanto, un foglio scritto a mano, aggiunto in un secondo momento, ridimensiona la protesta più estrema: “Lo sciopero della fame non lo faremo perché ci abbiamo provato, ma la nostra salute non ce lo permette”. Anche il corpo, insomma, ha dovuto arrendersi a un limite che la rabbia da sola non bastava a superare.

Una battaglia solitaria che dura da anni

Sotto quello striscione c’è Giuseppe Crucitti, che non è nuovo a questo tipo di iniziative: da anni cerca in tutti i modi di far arrivare il suo problema all’attenzione delle istituzioni, tanto da averlo denunciato già alla passata amministrazione. In un altro cartello esposto Crucitti ha paragonato il rione Marconi a Caivano, elencando in dettaglio il degrado del condominio al n. 7 — ascensore fermo da mesi, scale senza luce per la morosità di alcuni inquilini, perdite d’acqua mai riparate, muffa e condizioni igieniche che definisce “da Terzo Mondo”, spazi condominiali occupati abusivamente e persino episodi di stalking condominiale e aggressioni fisiche. Ed ancora cumuli di rifiuti bruciati in strada e fumo: “Abbiamo respirato diossina, mia moglie ha un’ostruzione polmonare”, ha ricordato Crucitti, sottolineando i gravi rischi per la salute dei residenti. “Sto qua e non mi muovo se non risolvo questo problema che combattiamo da anni, ma non vediamo la luce”, racconta oggi davanti a Palazzo San Giorgio. Al centro della vicenda c’è un alloggio popolare nel rione Marconi, alla periferia sud della città, che Crucitti ha riscattato negli anni senza immaginare in cosa si sarebbe trasformato quel quartiere, dove vive con la moglie Anna Maria dal lontano 1989. Racconta di persone che si sono presentate direttamente nelle case per chiedere le chiavi degli alloggi, e di chi si è opposto ed è stato minacciato. Secondo Crucitti, se nessun altro ha sporto denuncia formale è solo per paura: “Non si può però vivere ogni giorno sotto la minaccia di chi vuole occupare la tua casa”, dice, aggiungendo di aver informato più volte le forze dell’ordine e chiesto l’intervento del prefetto per allontanare gli occupanti abusivi.

Il condominio “murato”: dallo spaccio ai minorenni in strada

Non è un timore astratto. Proprio nello stesso quartiere, al numero  8, c’è il caso della famiglia Ventura, che più volte ha denunciato l’occupazione abusiva del proprio appartamento e le minacce ricevute. E proprio in quello stabile, lo scorso maggio, la Polizia e la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria hanno eseguito un’operazione che ha portato alla luce una situazione che il procuratore Giuseppe Borrelli – in conferenza stampa – ha definito senza precedenti: un gruppo criminale aveva letteralmente murato gli spazi condominiali del piano terra, sottraendoli ai residenti e alterando l’architettura originaria dell’edificio, per ricavarne un locale chiuso, sorvegliato da telecamere proprie, interamente dedicato allo spaccio. Uno degli accessi principali del condominio era stato monopolizzato e riservato esclusivamente agli acquirenti di droga. Nella gestione dell’attività, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, erano spesso impiegati ragazzini minorenni, in alcuni casi con meno di quattordici anni, che si muovevano nel rione senza alcun controllo. Un paradosso ha aiutato le indagini: lo stesso impianto di videosorveglianza installato dal gruppo per tenersi lontano dalla polizia si è rivelato decisivo per gli investigatori, che sono riusciti ad acquisirne le registrazioni.

“Un’enclave che condiziona chi vive onestamente”

Il procuratore Borrelli ha ricordato come il rione Marconi sia stato negli anni oggetto di numerose operazioni di polizia, senza che questo bastasse a scardinare un sistema che continua a resistere come una vera e propria enclave. “È inconcepibile che determinate aree del territorio urbano siano tuttora enclave di persone che finiscono per condizionare anche chi è perbene, dedito al normale svolgimento di attività lavorative e alla vita quotidiana”, ha detto il procuratore. Anche chi in passato aveva provato a ribellarsi, infastidito dalla ressa di acquirenti davanti alla centrale dello spaccio, era stato allontanato con minacce e intimidazioni, senza che nessuno trovasse il coraggio di sporgere una denuncia formale. È in questo contesto che si inserisce la protesta solitaria di Crucitti, che oggi cerca di resistere ma anche di richiamare l’attenzione su quanto accade ancora al rione Marconi, nonostante i recenti arresti. Rivendica “decoro e legalità negli alloggi” e si appella al sindaco Cannizzaro e alla sua amministrazione perché affrontino una situazione trascurata da anni. Per questo ha scelto di piantare il suo striscione proprio sotto le finestre del Comune: “Nessuno vuole toccare questo problema, ma noi non possiamo più tollerarlo”. Racconta di essere stato minacciato più volte, e di aver provato a vendere la casa attraverso un’agenzia immobiliare, senza riuscirci: anche i potenziali acquirenti, dice, sarebbero stati scoraggiati con intimidazioni e si sarebbero ritirati. “Siamo stanchi, io e mia moglie non dormiamo la notte per queste situazioni”, conclude, ribadendo l’intenzione di restare in piazza a oltranza: “Sarò qui e non mi muoverò per niente, sarò qui anche a Natale”.

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