’Ndrangheta e narcotraffico in Brasile, il Ros: «Dove c’è denaro le alleanze sono varie e diverse». Paula Assisi “erede” della rete
Caputo: «Dove c’è denaro le alleanze diventano molto varie». Gli investigatori ricostruiscono la continuità della rete dopo il 2019 e flussi per centinaia di milioni
LAMEZIA TERME «Laddove c’è possibilità di guadagno, di fare denaro, le alleanze sono anche molto varie e diverse». È Andrea Caputo del Ros di Torino a sintetizzare così uno degli aspetti centrali del narcotraffico internazionale emersi nell’operazione “Eredità”, il nuovo blitz condotto in Brasile dalla Polizia federale con la collaborazione investigativa italiana. Caputo è intervenuto alla conferenza stampa organizzata dopo l’operazione – insieme alle autorità brasiliane – spiegando innanzitutto perché il lavoro portato avanti in queste ore in Brasile rappresenti uno sviluppo di “Samba”, l’indagine della Dda di Torino sul traffico di cocaina lungo l’asse sudamericano. «Per la parte italiana l’operazione Samba si è già conclusa anche con un processo di primo grado che ha portato alla condanna degli appartenenti alla cellula italiana», ha ricordato. «Rimaneva però assolutamente per noi da concludere questo ramo dell’operazione stanziale in Brasile e operato da soggetti brasiliani». È proprio su questo fronte che il Ros ha continuato a collaborare con la Polizia federale. «Siamo felici di essere qui a celebrare questo risultato, a cui abbiamo potuto collaborare fornendo il materiale investigativo sui brasiliani che era in nostro possesso», ha spiegato Caputo.

«Un fenomeno che non rimane in Italia»
Il punto, secondo l’investigatore del Ros, è la natura ormai necessariamente internazionale delle organizzazioni impegnate nel grande traffico di droga. Il Ros, ha spiegato, lavora su fenomeni mafiosi che «non si esauriscono nel territorio italiano ma hanno forti strutture e gangli anche in territorio estero». «Soprattutto nel caso di strutture connesse al narcotraffico, e in questo caso anche connesse alla ’ndrangheta, il fenomeno quasi mai rimane nel territorio italiano ed ha sempre una caratteristica transnazionale». Da qui il richiamo alla cooperazione internazionale, considerata da Caputo indispensabile nel solco delle intuizioni investigative del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e del giudice Giovanni Falcone. Il risultato dell’operazione, ha sottolineato, conta dunque non soltanto per i numeri: «L’operazione di oggi non è importante nei numeri quanto nella transnazionalità del risultato e nella piena collaborazione di tutti gli uffici coinvolti», tra Ros, Polizia federale brasiliana ed Europol.
«Pecunia non olet»
Durante le domande dei giornalisti, Caputo si è soffermato anche sulla capacità delle organizzazioni criminali di costruire alleanze molto diverse nel mercato della droga. «Pecunia non olet», ha esordito, ricordando la struttura orizzontale della ’ndrangheta. Anche quando gli uomini delle cosche entrano in rapporto con gruppi criminali brasiliani, albanesi o di altra provenienza, resta il vincolo originario di sangue o di appartenenza. Ma gli affari seguono logiche molto più elastiche. «Laddove c’è possibilità di guadagno, fare denaro, le alleanze sono anche molto varie e diverse». E proprio per questo, ha precisato Caputo, «non si può legare l’operazione di oggi necessariamente a una fazione, ma a dinamiche di narcotraffico che vanno ben oltre». Quando in gioco ci sono grandi introiti, ha spiegato, le relazioni criminali possono superare le appartenenze originarie.
Il blitz in Brasile
A entrare nei dettagli dell’operazione è stata la Polizia federale brasiliana. Alcuni dei destinatari delle misure erano già detenuti per precedenti operazioni, mentre tre mandati di arresto sono stati eseguiti oggi nei confronti di persone che si trovavano in libertà, tra San Paolo e Santa Catarina. Gli investigatori brasiliani non hanno indicato pubblicamente tutti i nomi, ma hanno descritto alcune delle figure finite nel mirino: chi avrebbe assunto la gestione della struttura criminale dopo gli arresti dei mafiosi italiani del 2019; un avvocato che inizialmente avrebbe trasmesso i messaggi dei detenuti per poi entrare direttamente nella gestione delle spedizioni di cocaina e dei movimenti finanziari; e un importante operatore logistico incaricato di trasferire la droga stoccata a San Paolo fino al Paraná, da dove sarebbe poi partita verso l’estero. Quest’ultimo, inizialmente conosciuto dagli investigatori soltanto attraverso un soprannome, sarebbe stato identificato proprio grazie alla cooperazione con le autorità italiane e al materiale condiviso dal Ros.

Il ruolo di Paula Simoes Assisi
Tra gli obiettivi dell’indagine figura anche Paula Simoes Assisi, moglie di Patrick Assisi, indicata dagli investigatori brasiliani come la persona che avrebbe «ereditato» la struttura criminale dopo gli arresti del 2019. Secondo la Polizia federale, sarebbe stata proprio lei ad assumere progressivamente la gestione degli affari, mantenendo i vecchi contatti in Brasile e in Italia, sia sul piano logistico sia su quello dell’approvvigionamento della droga, e dando continuità ai tentativi di esportazione della cocaina attraverso il porto di Paranaguá. Gli investigatori hanno ricostruito anche la disponibilità di oltre due tonnellate di cocaina stoccate nell’area di San Paolo e successivamente movimentate dalla rete riorganizzata. Un ruolo che, del resto, era già emerso nelle carte di Samba: il Ros aveva descritto Paula come una figura divenuta centrale dopo l’arresto del marito, arrivando a definirla «la proiezione del marito» nei rapporti con la rete criminale. Sul versante economico, la Polizia federale ha parlato di flussi per centinaia di milioni di dollari e reais, movimentati attraverso circuiti paralleli di compensazione, il cosiddetto dólar-cabo, utilizzati per finanziare gli acquisti di cocaina e sostenere trasporto e logistica.
Da Samba a “Eredità”
“Eredità” affonda dunque le radici nell’inchiesta Samba, che aveva ricostruito una vasta rete per l’approvvigionamento di cocaina dal Sud America e il trasferimento verso l’Europa. Tra le figure centrali emerse dalle carte c’è Vincenzo Pasquino, poi divenuto collaboratore di giustizia, che secondo le contestazioni aveva affiancato Nicola e Patrick Assisi in Brasile sino alla loro cattura dell’8 luglio 2019, continuando successivamente a muoversi tra fornitori sudamericani e destinatari europei della droga. Le carte di Samba gli attribuiscono anche rapporti con fornitori riconducibili al Primeiro Comando da Capital, il PCC brasiliano. È da quel patrimonio investigativo che è proseguito il lavoro con le autorità brasiliane. «Se fenomeni globali come il narcotraffico sono un fenomeno unitario – ha concluso Caputo – anche da parte nostra dobbiamo affrontarli in maniera unitaria». (g.curcio@corrierecal.it)
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