Colosimo su Denise: «Uccisa dalla ‘ndrangheta, sconfitta dello Stato»
Così la presidente della Commissione parlamentare antimafia
MILANO «Io credo che questa sia comunque una sconfitta dello Stato perché una ragazzina come fa a portare un peso così? Pensate che questa ragazzina ha, nel viaggio di ritorno da Milano, sentito che dovevano ammazzare anche lei». Lo ha detto la presidente Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, nel suo intervento al convegno “Liberi dalla mafia, liberi di scegliere”, nell’ambito della festa di Gioventù Nazionale Fenix in corso a Roma, riferendosi al suicidio di Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia e vittima di ‘ndrangheta Lea Garofalo. «Lo Stato ha messo a disposizione quello che poteva mettere a disposizione. Perché tra le cose, oltre a un’assistenza psicologica, oltre appunto al cambio d’identità, oltre un congruo, giustissimo e sacrosanto riconoscimento, le ha dato anche la possibilità di un reinserimento sociale, un lavoro e lei di fatto aveva trovato l’amore, fatto un figlio. Penso che il figlio guarisce quasi tutto. Invece no e questo apre a una riflessione che esula dai testimoni di giustizia, è una riflessione sul suicidio, sulle fragilità umane, che ci interroga tutti profondamente, ma interroga ancora di più chi queste storie le incontra tutti i giorni». L’eredità di Denise, ha concluso, è «il coraggio» e «per me Denise è morta per mano della ‘ndrangheta. La stessa ‘ndrangheta che ha ammazzato sua madre perché la Procura sta facendo un’indagine per istigazione a suicidio, perché di questo stiamo parlando. Stiamo parlando di un uomo, un ‘ndranghetista, che prima ha ucciso la madre e poi ha ucciso la figlia. Perché i sensi di colpa che aveva Denise vengono da quello che ha fatto il padre».
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