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IL PENTITO

’Ndrangheta, i racconti di Pasquino su Paula Simoes: uomini e contatti per «continuare il lavoro con gli Assisi»

L’invito a Sambati e i canali di Patrick nei verbali dell’ex re del narcotraffico. Sapone riferisce i timori di De Carne: «La persona di cui aveva paura era Paula»

Pubblicato il: 18/09/2026 – 14:49
di Giorgio Curcio
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LAMEZIA TERME Un invito a San Paolo, nel periodo di Natale. A riceverlo, secondo il racconto di Vincenzo Pasquino, sono sua moglie e Cristian Sambati, l’uomo di fiducia che lo aveva aiutato nei traffici e che, dopo il suo arresto, aveva raggiunto la famiglia in Brasile. A invitarli sarebbe stata Paula Simoes Assisi, moglie di Patrick. Per Sambati, nelle dichiarazioni del collaboratore, quella proposta avrebbe avuto uno scopo preciso: conoscere persone che gli permettano di proseguire gli affari lungo i canali degli Assisi. «Ha invitato anche Cristian, al fine di presentargli delle persone e consentirgli di continuare il lavoro con gli Assisi, proseguendo nella strada aperta da Patrick». È questo uno dei passaggi degli interrogatori di Pasquino resi ai magistrati nelle audizioni svolte in Brasile il 28, 29 e 30 novembre 2023 dopo la scelta di collaborare con la giustizia, riportati poi nelle motivazioni della sentenza del processo abbreviato Samba. Nel ricostruire ciò che sarebbe accaduto dopo il proprio arresto, l’ormai ex “re” dei narcotrafficanti legato alla ‘ndrangheta piemontese, indica Paula come il collegamento tra il suo uomo di fiducia e una rete che disponeva ancora di relazioni e possibilità operative.

L’arresto nell’operazione “Eredità”

Un nome, quello di Paula Simoes Assisi, tornato ora al centro della cronaca dopo il suo arresto avvenuto in Brasile in seguito all’operazione “Eredità”, nata dalla cooperazione tra la Polizia federale brasiliana e il Ros dei carabinieri. L’indagine (NE ABBIAMO SCRITTO QUI) riguarda la prosecuzione degli affari della rete dopo la cattura di Nicola e Patrick Assisi, avvenuta nel luglio 2019. Secondo la ricostruzione investigativa, familiari e persone di fiducia avrebbero mantenuto operativi i rapporti con i fornitori, i canali logistici e i circuiti finanziari del traffico di cocaina verso l’Europa. Un contesto sul quale offrono elementi anche le dichiarazioni di Pasquino raccolte nel procedimento Samba: nei suoi verbali, Paula compare nei contatti che avrebbero consentito di proseguire le attività lungo «la strada aperta da Patrick».

«Era il mio uomo di fiducia»

Ma, per comprendere il significato dell’invito, sarebbe opportuno partire proprio dal rapporto fra Pasquino e Sambati. Ed è lo stesso collaboratore a descriverlo negli interrogatori. «Chiedevo a Cristian Sambati di venire ad aiutarmi perché lui era il mio ragazzo, era il mio uomo di fiducia». E aggiunge: «Lui non è affiliato, ma di lui mi fidavo ciecamente». Una fiducia che, nel suo racconto, si traduceva anche nella partecipazione alle attività legate alla cocaina. Pasquino sostiene che Sambati avesse preso parte alla vicenda del carico da 440 chili destinato a Malaga e che lo avesse aiutato più volte a imballare lo stupefacente. Quando poi viene arrestato in Brasile insieme a Rocco Morabito, Sambati raggiunge sua moglie. «Sambati è venuto in Brasile quando mi hanno arrestato, inizialmente per dare una mano a mia moglie», riferisce Pasquino. Ricostruisce gli spostamenti della famiglia, da João Pessoa a Natal, e spiega che l’arrivo dell’uomo di fiducia avviene pochi giorni dopo il trasferimento della donna.

Nicola e Patrick Assisi

L’invito e i contatti degli Assisi

Ed è in questo scenario che si inserisce la moglie di Patrik Assisi. Almeno secondo il pentito. «Nel periodo di Natale Paula Assisi ha invitato mia moglie ad andare San Paolo da loro», racconta Pasquino. L’invito viene esteso a Sambati, con la finalità che il collaboratore attribuisce alla donna: presentargli persone e consentirgli di continuare a lavorare con gli Assisi. Il punto, nelle sue dichiarazioni, è la disponibilità di contatti già costruiti. Patrick aveva aperto una strada che altri avrebbero potuto continuare a percorrere anche dopo il suo arresto. «Con loro si partiva già in maniera diretta e molto forte perché gli Assisi avevano molti contatti», spiega Pasquino. Nel racconto, dunque, Sambati avrebbe potuto trovare nuovi interlocutori attraverso Paula. Il collaboratore collega esplicitamente quella possibilità alla prosecuzione delle attività di Patrick, descrivendo una rete che avrebbe conservato la capacità di mettere in relazione uomini e affari.

Il nome “Chanel” e i limiti del racconto

È ancora Vincenzo Pasquino, negli stessi interrogatori del novembre 2023, a delineare la figura di Paula e il presunto coinvolgimento nel business del narcotraffico. «Per quanto concerne il coinvolgimento di Paula nei traffici di droga, non so se ha trafficato, ma so che aveva uno SkyEcc con nickname CHANEL». Pasquino, ammettendo i limiti, riferisce dell’account, dell’invito a San Paolo e della finalità che gli attribuisce, ma le sue parole non possono essere trasformate in una descrizione senza riserve di tutte le attività della donna. Già perché il nome “Chanel” torna a galla proprio quando i magistrati approfondiscono il ruolo di Sambati. Nell’interrogatorio del 22 maggio 2024, Pasquino ripercorre nuovamente i rapporti con il proprio uomo di fiducia e ciò che sarebbe accaduto dopo la cattura. «In ogni caso Sambati era al corrente dei miei traffici, conosceva tutti i miei trafficanti», dichiara. Quindi aggiunge che era stato in Brasile e che, dopo il suo arresto, «è rimasto lì a lavorare, anche con Chanel e sui canali di Patrick».

I timori del cognato

A delineare il profilo di Paula, leggendo ancora gli atti di Samba della Dda di Torino, contribuiscono anche le dichiarazioni di Enrico Sapone, già Castagnotto, sulle quali il Corriere della Calabria si era soffermato nel dicembre 2025. Nell’interrogatorio del 14 luglio 2025, infatti, il collaboratore racconta i timori che Nicola De Carne gli avrebbe confidato dopo l’uccisione, in Brasile, di un uomo descritto come un vigile che aveva lavorato con Patrick Assisi. Secondo quanto riferito da Sapone, quell’uomo avrebbe voluto incontrare Patrick in carcere per parlargli di alcune circostanze relative al suo arresto. De Carne ne avrebbe discusso con Paula ma, prima che il colloquio avvenisse, quel vigile sarebbe stato ucciso.
«De Carne mi disse che Paula, parlando di questo omicidio, gli aveva detto che quel vigile aveva fatto quella fine perché era un infame», dichiara il collaboratore. Da qui sarebbero nati i sospetti del cognato su un possibile coinvolgimento della donna: timori riferiti da Sapone, non un’accertata responsabilità di Paula nell’omicidio. De Carne avrebbe interpretato quelle parole come un avvertimento. «La persona di cui aveva paura era Paula», sostiene il pentito, aggiungendo che, in occasione dell’ultimo viaggio in Brasile per incontrare Patrick in carcere, il cognato sarebbe «andato e tornato in una sola giornata». Sullo sfondo, sempre secondo Sapone, le tensioni per la gestione degli affari: quando sparivano soldi o si perdevano carichi, Paula avrebbe attribuito la colpa a De Carne. (g.curcio@corrierecal.it)

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