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I PERSONAGGI

’Ndrangheta, l’impero di Nicola e Patrick Assisi: padre e figlio sulle rotte della cocaina tra Calabria e Brasile

Dal rifugio di Praia Grande alle carceri federali brasiliane: la latitanza e la cattura dei due narcotrafficanti. L’«eredità» degli affari e il ruolo di Paula

Pubblicato il: 19/09/2026 – 11:08
di Giorgio Curcio
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LAMEZIA TERME Nell’attico di Praia Grande c’erano pareti aggiunte per nascondere stanze, porte rinforzate e una telecamera capace di sorvegliare a distanza ciò che accadeva fuori. Con i dipendenti del palazzo si comunicava attraverso una radio. Dentro, quando arrivò la polizia, furono trovati armi, cocaina, documenti falsi, denaro in diverse valute e ventotto telefoni cellulari. C’era anche una macchina per riprodurre i sigilli dei container. È in quel rifugio sulla costa dello Stato di San Paolo che l’8 luglio 2019 finisce la latitanza di Nicola e Patrick Assisi. Padre e figlio. Il primo nato a Grimaldi, nel Cosentino, nel 1958; il secondo a Chivasso, in Piemonte, nel 1983. Due generazioni della stessa famiglia, lungo una traiettoria che collega Calabria, Torinese e Sudamerica. I loro nomi sono tornati d’attualità con l’operazione «Eredità» e l’arresto di Paula Simoes, moglie di Patrick: un’inchiesta che riaccende i riflettori sulla rete del narcotraffico sopravvissuta alla cattura dei due Assisi. Per gli investigatori, familiari e persone di fiducia avrebbero continuato a utilizzare contatti e canali dei due detenuti per spedire cocaina in Europa. Per capire quale eredità sia al centro dell’inchiesta bisogna tornare alla storia di chi quei rapporti li aveva costruiti.

Nicola, da Grimaldi ai contatti di Marando

La parabola di Nicola Assisi passa da San Giusto Canavese, il comune piemontese nel quale si stabilisce e dove il suo nome si lega a una villa poi confiscata. Le origini sono cosentine, ma i rapporti criminali ricostruiti dalle inchieste conducono anche alle famiglie del Reggino. Un riferimento centrale è Pasquale Marando, il boss di Platì attivo nei traffici internazionali. Come ricostruito dal Corriere della Calabria già negli approfondimenti precedenti alla cattura, Assisi cresce nella sua orbita e, dopo la scomparsa di Marando, ne raccoglie contatti e interlocutori. Nel 1997 viene arrestato nell’ambito di un’indagine su un carico di duecento chili di cocaina. Nel 2007 arriva una condanna definitiva a quattordici anni. Prima della sentenza, però, Assisi si sottrae alla giustizia. Comincia una lunga sequenza di ricerche, spostamenti e identità di copertura. Il soprannome giornalistico di “fantasma della Calabria” nasce da questa capacità di sottrarsi alla cattura mentre le indagini continuano a seguirne gli affari.

Patrick, il figlio dentro la rete

Nella storia di Patrick il Piemonte è il luogo di nascita. Il Brasile diventa quello nel quale gli investigatori ne ricostruiscono una parte decisiva dell’attività. Già nel 2013, secondo le ricostruzioni dell’epoca, compare a Torino nei rapporti con interlocutori delle cosche reggine, mentre il padre è latitante. In Samba, la contestazione attribuisce a entrambi funzioni di promozione e organizzazione del sodalizio, con il compito di procurare in Brasile grandi quantità di cocaina destinate all’Europa. Patrick assume un ruolo operativo proprio, che emerge anche dalle dichiarazioni di Vincenzo Pasquino. Il collaboratore racconta di essere arrivato una prima volta in Brasile nel 2017 e di esservi tornato nel gennaio successivo. Ricostruisce accordi, presentazioni e attività svolte con gli Assisi, ai quali attribuisce una rete di conoscenze utilizzabile per organizzare le spedizioni. Quando parla della possibilità di proseguire gli affari attraverso i loro canali, Pasquino sintetizza così quel vantaggio: «Gli Assisi avevano molti contatti».

L’arresto a Lisbona e la nuova fuga

Prima del Brasile c’è il Portogallo. Il 27 agosto 2014 Nicola viene arrestato all’aeroporto di Lisbona, nonostante l’identità falsa utilizzata. La cattura non chiude la sua latitanza. Dopo la concessione dei domiciliari e la rimozione del braccialetto elettronico, torna a rendersi irreperibile. La cronaca del Corriere di quegli anni ricostruisce anche il successivo cambiamento dei sistemi di comunicazione curato da Patrick, di fatto una vicenda utile a leggere ciò che gli investigatori troveranno cinque anni dopo a Praia Grande: documenti di copertura, strumenti per comunicare e dispositivi di sorveglianza. La protezione della latitanza richiedeva alloggi e precauzioni, ma anche la possibilità di mantenere i rapporti con l’esterno.

Le stanze nascoste e i quaderni dei carichi

Le motivazioni dell’abbreviato Samba ricostruiscono la cattura attraverso gli atti trasmessi dalle autorità brasiliane. Nell’edificio di Praia Grande, gli accertamenti riguardano più appartamenti. Secondo le dichiarazioni del responsabile dell’impresa venditrice riportate nel provvedimento, Patrick e Paula si erano presentati con i nomi “Marcos” e “Livia”, acquistando alcuni alloggi in contanti. Altre intestazioni vengono ricondotte dagli investigatori a prestanome. Nel rifugio vengono sequestrati, oltre ai ventotto cellulari, un telefono satellitare, strumenti per schermare i segnali e documenti falsi con la fotografia di Nicola. I nomi di copertura comprendono “Lauro Bellini” e “Nicolay Miguel Gigorsky”. Ma sono soprattutto gli oggetti legati alle spedizioni a rendere quel luogo importante per l’inchiesta: sigilli, una macchina per l’incisione laser utilizzata, secondo la ricostruzione investigativa, per clonarli, e quaderni con date, quantità, importi, porti di destinazione e numeri di container. Alcune annotazioni vengono collegate a sequestri di cocaina effettuati a Santos su carichi destinati ad Anversa e Rotterdam. Le carte trovate nell’attico consentono così di seguire le tracce degli affari oltre l’abitazione dei latitanti.

Dopo la cattura, chi continua a lavorare

L’arresto apre anche un procedimento brasiliano, nel quale padre e figlio vengono condannati in primo grado nel 2020. Sul versante italiano, intanto, la cooperazione investigativa permette di acquisire documenti, confrontare dati e ricostruire i rapporti della rete. La cattura dei due Assisi non coincide, secondo le risultanze di Samba, con l’interruzione dei traffici. Pasquino viene descritto come uno degli uomini che ne proseguono le attività. Nelle motivazioni, il giudice individua proprio nella capacità di sostituire gli arrestati e riorganizzarsi dopo sequestri e perdite un elemento della stabilità del gruppo. In questo quadro compare Paula. Il provvedimento, nel valutare le posizioni degli imputati dell’abbreviato, richiama il ruolo che avrebbe assunto dopo l’arresto del marito, facendo leva sui suoi canali e sull’aiuto del cognato Nicola De Carne. Il cognome Assisi continua quindi a ricorrere nelle conversazioni anche quando Nicola e Patrick sono detenuti: nei conti da regolare, nei rapporti con i fornitori, nelle richieste di denaro e nei messaggi portati durante i colloqui.

La battaglia sul carcere federale

La detenzione diventa a sua volta terreno di contenzioso. Il 27 luglio 2023, il Superior Tribunal de Justiça brasiliano comunica il rigetto di un ricorso presentato dalla difesa di Patrick contro la proroga della permanenza nel sistema penitenziario federale. Il provvedimento richiama i presunti legami con l’organizzazione criminale e quanto sequestrato al momento dell’arresto. La difesa aveva contestato di non essere stata informata della richiesta di proroga. Per Nicola, un ulteriore capitolo viene raccontato da Veja l’8 gennaio 2026. Il giornale riferisce che il Tribunale regionale federale della terza regione ha respinto la richiesta di trasferimento dal sistema federale a un carcere dello Stato di San Paolo. Secondo la decisione riportata dalla testata, persisterebbero indizi di tentativi di esercitare dall’interno funzioni di direzione e coordinamento di attività illecite attraverso terze persone. La difesa contesta questa ricostruzione: sostiene che gli elementi richiamati siano datati o non dimostrati e sottolinea le difficoltà che la detenzione a Brasilia comporta per i familiari residenti nello Stato di San Paolo. È la posizione delle parti nella vicenda descritta dal giornale, che documenta come la discussione sul ruolo di Nicola prosegua anche a distanza di anni dalla cattura.

L’«eredità» arrivata fino a Paula

Il nuovo capitolo è il blitz del 17 settembre 2026. Nell’operazione Eredità, condotta attraverso la cooperazione tra autorità brasiliane e italiane, viene arrestata anche Paula Simoes. L’ipotesi investigativa è che la rete subentrata dopo il 2019 abbia conservato fornitori, collegamenti logistici e circuiti finanziari degli Assisi. Secondo quanto reso noto sull’indagine, almeno undici sequestri effettuati tra il 2019 e il 2020, per oltre 4,6 tonnellate di cocaina, sono stati collegati alla struttura. È qui che la storia di Nicola e Patrick incontra quella dei loro presunti successori. Nell’attico di Praia Grande erano rimasti i quaderni con i numeri dei container e le destinazioni dei carichi. Fuori dal carcere, secondo gli investigatori, erano rimasti gli uomini capaci di utilizzare quei contatti. (redazione@corrierecal.it)

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