Intelligenza artificiale, Tajani: «La Calabria è una grande piattaforma di innovazione». Bernini: «Liberarsi di due paure opposte»
Il vicepremier indica la Calabria come «la sede più adatta per riflettere sulle sfide e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie»
CATANZARO “La Calabria è la sede più adatta per riflettere sulle sfide e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un videomessaggio per l’evento promosso a Simeri Crichi (Catanzaro) da Entopan dal titolo “Harmonic Innovation: worlds of hopes for a Magnifica Humanitas”. Per Tajani “la Calabria è una grande piattaforma di innovazione nel cuore del nostro Mezzogiorno, una priorità assoluta del governo. Grazie a strumenti operativi come la Zes Unica, il Mezzogiorno corre con dati di crescita che superano anche le regioni del Nord. Dalla Calabria il nostro Paese si proietta nel Mediterraneo, fino al Golfo e oltre all’India: una grande area che il governo vuole rendere sempre più un motore di pace, dialogo e crescita”.
L’intervento del ministro Bernini
“Credo che dobbiamo liberarci da due paure opposte: quella di chi pensa che l’intelligenza artificiale possa sostituire l’uomo e quella di chi pensa di poter fermare l’innovazione. L’intelligenza artificiale non è il domani dell’uomo, è oggi uno strumento nelle nostre mani”. Lo ha detto la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini partecipando, con un videomessaggio, all’iniziativa promossa da Entopan in collaborazione con Harmonic Innovation Group su “Harmonic Innovation: worlds of hopes for a Magnifica Humanitas”. Secondo la ministra “siamo noi a darle una direzione, siamo noi a decidere per che cosa usarla, quali limiti darle, quali opportunità costruire attraverso l’intelligenza artificiale. Ed è qui che trovo straordinariamente potente la Magnifica Humanitas del Santo Padre. L’idea che il progresso abbia senso soltanto se conserva al centro la persona, la sua dignità, la sua libertà, la sua responsabilità”. “Nel documento che accompagna i dialoghi – prosegue Bernini – ritorna con forza proprio questo principio. La persona umana è fine mai mezzo. Per governare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale allora, non abbiamo bisogno di meno tecnologie, abbiamo bisogno di più umanesimi, di nuovi umanesimi capaci finalmente di ricucire ciò che per troppo tempo abbiamo tenuto separato: science and humanities, filosofia e ingegneria, etica e algoritmo. Possiamo costruire macchine sempre più potenti ma la domanda su perché, per chi e verso dove utilizzarle resterà sempre profondamente umana. E questa – ha concluso Bernini – per me è l’innovazione armonica: non frenare il cambiamento ma dargli una direzione. Non avere paura della tecnologia, ma avere la capacità di accompagnarla e di governarla. Il futuro non lo deciderà l’intelligenza artificiale, lo decideremo noi attraverso l’uso che oggi sapremo farne”. (redazione@corrierecal.it)
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