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la polemica

Tajani: «Magistrati perdonisti». È scontro con l’Anm

Il vicepremier: «Troppe persone tornano libere»

Pubblicato il: 27/09/2026 – 7:16
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ROMA Magistrati “perdonisti», che non convalidano gli arresti.
Alcuni dei quali «dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza». E infine l’espressione riferita alle persone fermate dalle forze dell’ordine, che per l’opposizione sa di citazione: «Colpirne uno per educarne cento».
Le parole del vicepremier Antonio Tajani, pronunciate durante la sua visita al Villaggio della legalità a Roma, scatenano una polemica con i membri della giunta centrale dell’Associazione nazionale dei magistrati, che si dicono «esterrefatti» per le sue frasi «perché danno spazio a una logica contraria a ogni Stato di diritto» mentre una parte dell’opposizione accusa: «sono frasi da regime» e «evocano il lessico delle Br».
Le esternazioni del leader azzurro sono arrivate durante in un botta e risposta con una cittadina nella periferia a est della capitale: una donna gli dice: «Nelle borgate c’è bisogno di più sicurezza». E Tajani, nel risponderle, le fa un esempio: le forze dell’ordine arrestano un malvivente «a mezzanotte meno cinque», poi «la mattina dopo vanno in tribunale e il magistrato lo rimette in libertà». Da lì le riflessioni del vicepresidente del Consiglio e titolare della Farnesina: «Serve molta più rigidità da parte della magistratura» sulla convalida degli arresti.
«Chiedo a tutti i magistrati che decidono sugli arresti di dare segnali che garantiscano ai cittadini che i ceffi non possano agire impuniti. Colpirne uno per educarne cento’ credo che serva. E credo che alcuni magistrati debbano mettersi una mano sulla coscienza», aggiunge. Le frasi immortalate in una clip fanno il giro del web fino alla risposta indignata del sindacato delle toghe: «Sono parole che danno spazio a una logica contraria a ogni Stato di diritto. I magistrati devono semplicemente applicare la legge. La sicurezza non si garantisce scaricandone la responsabilità sulla magistratura. La giustizia non è e non può essere uno strumento di intimidazione nei confronti di nessuno», tuona l’Anm. Poco dopo arriva la controreplica dello stesso Tajani: «I cittadini hanno un sacrosanto diritto alla sicurezza. Come è successo a Torino, troppe persone arrestate in flagranza di reato vengono subito rimesse in libertà da magistrati perdonisti. Questo crea allarme sociale e demotiva polizia e carabinieri», sostiene il leader azzurro alludendo anche alla decisione con cui un giudice di Torino aveva scarcerato un cittadino bengalese accusato di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne, dopo che l’uomo si era dichiarato pentito.
Infine Tajani precisa: «Non ho mai chiesto di disapplicare la legge, ma al contrario di applicarla in pieno». Ma ad insorgere contro le dichiarazioni di Tajani è anche la presidente dei deputati di Italia Viva, Maria Elena Boschi: «”Colpirne uno per educarne cento” è una frase da regime, non da vicepresidente del Consiglio. Sentire quelle parole pronunciate dal leader di Forza Italia – sottolinea – ci dà la cifra di quanto poco sia rimasto del garantismo tanto sbandierato dal suo partito». E per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, «evocare il lessico delle Brigate Rosse dà il senso che hanno certi ministri di questo governo per lo Stato di diritto, e soprattutto suonano come un invito ai magistrati a calpestare il diritto e le leggi che invece devono far rispettare».

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