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l’inchiesta

Salvatore Giglio ucciso e gettato nel Tacina, domani gli interrogatori di garanzia per l’ex moglie e il figlio

I due indagati, arrestati con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere, si presenteranno domani davanti al gip. Dalle indagini emergono retroscena sempre più agghiaccianti

Pubblicato il: 01/10/2026 – 16:44
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CROTONE Un delitto maturato tra le mura domestiche, una fitta rete di menzogne e un disperato tentativo di depistare le indagini ripulendo la scena del crimine con la candeggina e cancellando ogni traccia. Domani si terranno gli interrogatori di garanzia per Daniela Rossato, 60 anni, e il figlio Nicola Giglio, 28 anni, arrestati con le pesantissime accuse di concorso in omicidio e occultamento di cadavere per la morte di Salvatore Giglio.

Una trappola di bugie

Salvatore Giglio, muratore di 69 anni originario di Mesoraca ma da vent’anni residente nella frazione costiera di Steccato di Cutro, era conosciuto da tutti come un uomo tranquillo e appassionato di passeggiate in montagna. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’aggressione mortale si sarebbe consumata il 21 settembre 2024. Per ben sette giorni, i familiari hanno finto che si trattasse di una scomparsa improvvisa, guadagnando tempo prezioso per organizzare la sparizione del corpo e ripulire l’abitazione con diversi litri di varechina. Solamente il 28 settembre l’ex moglie, Daniela Rossato, si è presentata ai Carabinieri di Cutro per denunciare l’assenza dell’uomo. Nei giorni successivi sono comparsi persino appelli sui social in cui il figlio chiedeva pubblicamente al padre di tornare a casa, mentre le ricerche si concentravano inutilmente tra le zone boschive.

La svolta: l’esposto anonimo e il movente economico

La svolta nelle indagini guidate dal Procuratore Capo di Crotone, Domenico Guarascio, è arrivata attraverso una serie di elementi convergenti. Il primo tassello fondamentale è stato un esposto anonimo fatto recapitare il 3 dicembre 2024 ai militari della Stazione di Cutro, nel quale venivano indicati come diretti responsabili della scomparsa proprio l’ex consorte e il figlio minore della coppia. I successivi riscontri dell’Arma – protrattisi con intercettazioni ambientali e telefoniche fino al dicembre del 2025 – hanno portato a galla le vere ragioni del delitto. Alla base dell’omicidio ci sarebbero stati profondi contrasti familiari legati a motivi economici e patrimoniali. Proprio dalle intercettazioni è emerso che Salvatore Giglio aveva intenzione di vendere alcune proprietà, scatenando la dura opposizione dei due congiunti e alimentando tensioni mai risolte, poi sfociate nella violenza.

Le telecamere, il camino e l’ombra dell’orrore

A smontare definitivamente la tesi dell’allontanamento volontario sono stati anche i filmati delle telecamere di videosorveglianza vicine all’abitazione, che avrebbero immortalato un feroce litigio avvenuto poco prima della scomparsa dell’uomo.
Nel corso dell’inchiesta è emersa un’ulteriore e agghiacciante ipotesi al vaglio degli inquirenti: le fiamme del camino di casa potrebbero essere state utilizzate per cancellare prove legate al delitto, nel disperato tentativo di distruggere qualsiasi traccia biologica o materiale riconducibile alla vittima.
Successivamente, il corpo dell’uomo sarebbe stato trasportato fino al vicino fiume Tacina e gettato nelle sue acque per impedirne il ritrovamento. Nonostante i minuziosi sopralluoghi dei Carabinieri del Ris e le complesse operazioni del Nucleo Subacquei di Messina lungo il corso del torrente, il cadavere di Salvatore Giglio non è stato ancora recuperato. (m.r.)

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