La festa dell’Unità, focus sulla crisi del Pd calabrese
«L’esito delle elezioni suppletive di Reggio Calabria è inequivocabile: il campo largo ha registrato una sonora sconfitta»
COSENZA La festa dell’ Unità che si svolge a Cosenza il 16 e 17 ottobre oltre che un appuntamento rivolto ad affrontare i temi e le priorità imposte dalla fase preparatoria delle prossime elezioni amministrative in città, dovrà anche essere l’occasione per aprire un confronto senza veli sullo stato di crisi del PD e del centrosinistra in Calabria. L’esito delle elezioni suppletive di Reggio Calabria è inequivocabile: il campo largo ha registrato una sonora sconfitta. Rispetto alle ultime elezioni politiche, il centrodestra avanza di cinque punti, il centrosinistra invece arretra di cinque punti. Tra i due schieramenti rispetto alle elezioni del 2022 la distanza aumenta di ulteriori dieci punti percentuali. Una sconfitta per il centrosinistra, quella del 27/28 settembre, senza attenuanti. Difronte alla lunga catena di sconfitte che il centrosinistra calabrese ha inanellato dal 2020 ad oggi non è più eticamente accettabile che il PD continui a fare finta di niente. Il minoritarismo elettorale del centrosinistra in Calabria si va consolidando come dato strutturale e non più di fase o contingente. Emerge un pesante deficit di classe dirigente e di proposta politica, tanto è vero che la unità della coalizione elettorale pur essendo una precondizione necessaria non è affatto più sufficiente per competere e vincere. La mancanza di una espressione credibile e affidabile del centrosinistra è divenuta un fattore di limitazione della democrazia in Calabria. Le elezioni sono, ormai, prive di ogni fattore di competitività: il centrosinistra è da più tempo considerato sconfitto prima ancora che la corsa elettorale prenda l’avvio. Nei tempi precedenti a questa ormai lunga e disastrosa fase politica, la Calabria era forse la sola regione d’Italia dove il principio dell’ alternanza era divenuto una regola. Lo scarto di voti tra i due schieramenti che si contendevano la posta del governo era minimo. E ciò era vero per ogni competizione elettorale per il Parlamento, Regione, Province e città. Tranne qualche eccezione, abbiamo invece dovuto registrare persino che in qualche turno elettorale il centrodestra ha doppiato il centrosinistra. Questo trend sembra quasi divenuto ormai irreversibile e si è andato affermando anche nelle competizioni amministrative locali. Addirittura, in alcuni comuni non sono state neanche presentate le liste di centrosinistra o comunque è scomparsa la rappresentanza istituzionale di espressione, a partire da quella del PD. Le suppletive di Reggio Calabria confermano ampiamente questo trend. Il campo largo o centrosinistra dirsi voglia, si manifesta come un aggregato senza anima, privo di una identità politica e programmatica. Il limite del minoritarismo è andato accentuandosi, soprattutto negli ultimi anni, per la manifesta subalternità istituzionale, politica e culturale verso il centrodestra. L’agenda politica e istituzionale in Calabria è dettata dal presidente della Regione, on Roberto Occhiuto. Il centrosinistra si limita a commentare, a rincorrere, ma non presenta politiche alternative, in grado di imporsi come credibili nella ricerca di possibili soluzioni alle diverse emergenze calabresi. Nella stessa campagna elettorale delle suppletive il centrosinistra si è limitato ad un ruolo passivo. Non ha giocato come protagonista con una sua identità autonoma e una proposta politica convincente. Ha solamente sperato di potersi avvantaggiare dallo scontro tra il centrodestra e Vannacci. Nel momento storico in cui si esprime il livello più drammatico della crisi economica e sociale calabrese, il PD ed il centrosinistra non se la possono cavare con la semplicistica critica alla narrazione propagandistica con la quale Roberto Occhiuto promuove una Calabria virtuale altra e diversa da quella reale. È così che si è andato configurando un contesto nel quale il presidente Occhiuto gioca il ruolo di unico protagonista e il centrosinistra scompare come credibile antagonista. Il PD e il centrosinistra possono ritornare ad essere attrattivi e competitivi solo se per davvero la Calabria reale torna al centro della attenzione di un pensiero politico rivolto a ridare fiducia e speranza per il futuro delle comunità calabresi. La prorompente domanda di futuro che proviene dalle nuove generazioni non può essere interpretata e rappresentata da gruppi dirigenti che mentre fanno della rivendicazione del rinnovamento e del giovanilismo la leva della loro promozione politica via via si manifestano poi come giovani senza qualità, privi di pensiero e passione politica da poter mettere al servizio degli interessi della Calabria. Il PD e il centrosinistra hanno bisogno di un effettivo processo di rinnovamento politico capace di affermarsi come interprete autentico dei bisogni sociali emergenti. Dopo quest’ ultimo test elettorale niente può rimanere come prima. Il tempo è abbandamente scaduto. Occorre un netto cambiamento di rotta rispetto alla direzione impressa al PD negli ultimi anni. È richiesta una audace azione di discontinuità organizzativa e politica. Il PD è chiamato ad essere il motore trainante di un affidabile schieramento alternativo al centrodestra. Per come si rappresenta oggi a livello regionale e nei diversi livelli territoriali è divenuto invece un fattore ostruttivo. Un partito che è tenuto prigioniero da ambizioni carrieristiche ed elettoralistiche di alcuni suoi dirigenti e dalla sospensione della sua vita democratica. Il PD deve essere capace di farsi promotore di un progetto politico che abbia la credibilità di consentire ai calabresi tra il poter scegliere di adeguarsi al vivere in una Calabria dalla forte fragilità sociale e con una economia subalterna e dipendente o il confidare nella possibilità di programmare il futuro e la prospettiva della loro vita in una regione autopropulsiva , la cui modernità e produttività, sono fonte di opportunità e garanzia dei diritti primari. È richiesto, dunque, soprattutto al PD uno sforzo in grado di mettere in campo una visione strategica che possa segnare un nuovo inizio e capace di prefigurare una svolta storica nella condizione di vita dei calabresi. Non più semplici aggiustamenti ma una rivoluzione culturale e politica che non sia condizionata da una lotta politica, finalizzata esclusivamente alla definizione degli assetti di potere interni al partito o all’ accaparrarsi di postazioni elettorali ed istituzionali. L’appuntamento di Cosenza del 16 e 17 ottobre vuole essere una occasione perché si possa sollecitare l’avvio nel PD di un percorso costituente coraggioso, aperto e di vera discontinuità, capace di ridare voce alla società calabrese. Se così non dovesse essere non resterà che certificare la definitiva e irreversibile irrilevanza del PD e del centrosinistra in Calabria. E’ quanto dichiara, in una nota, il direttivo del circolo PD “Marica Zuccarelli”.
