D’Alema ricorda Berlinguer e l’aneddoto della telefonata prima della manifestazione di Cosenza
«Ho preso botte dalla polizia e una coltellata da un fascista»
COSENZA «Un uomo di una fermezza assoluta. Molto garbato e molto deciso. Non era la fragilità corazzata di arroganza; era la testardaggine avvolta dalla gentilezza». Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, l’ex premier Massimo D’Alema (foto in copertina di Ansa), ricordando Enrico Berlinguer in occasione dell’uscita del suo libro, “Eravamo comunisti” (Feltrinelli). «Arriva una telefonata di prima mattina – racconta D’Alema – è un compagno che vuole sapere tutto sulla manifestazione a Cosenza. Non sono di buon umore e rispondo: “Senti, compagno, tra un po’ arriva Guerzoni e ti spiega. Io sarei D’Alema e ho anche da fare”. E lui: “Io sarei Berlinguer. E anche io, dopo, avrei da fare”. Commisi un secondo errore, e lo raccontai. «“Sarei Berlinguer se non disturbo” diventò un mantra tra i giovani comunisti». «Istrione, simpatico – aggiunge D’Alema parlando di Fidel Castro. Ci diede appuntamento in un locale notturno, arrivò armato, posò il cinturone con la pistola e ci parlò a lungo» Com’era Togliatti? «Curioso – afferma ancora l’ex premier -. Gentile. Ci ascoltò, ci fece molte domande: cosa fate? quanti iscritti avete? Poi ci disse: “Occupate la sede. Forzate la saracinesca con un piede di porco». «Le prime botte dalla polizia le presi nel 1967 – aggiunge -, in un corteo in difesa della democrazia greca». Ha preso altre botte? «La prima grande manifestazione a Pisa fu all’inizio del ’68 – afferma ancora -. La polizia ci caricò brutalmente, presi un sacco di manganellate. Più tardi un vecchio compagno della Fiat mi spiegò come fare: ‘Non scappare, non chinare la testa, guardali. È più difficile picchiare uno che ti guarda in faccia. Se devi ritirarti, muoviti senza voltare le spalle’. Funzionava». Lei scrive che prese una coltellata da un fascista. «Vede questa cicatrice? Nella rissa uno tirò fuori un coltello – racconta ancora D’Alema -, io mi protessi con la mano, il colpo mi aprì un dito. Da allora ci rispettammo, ci salutavamo da lontano». E Sofri com’era? «Affascinante. Soreliano, con una forte carica di vitalismo». Pensa che sia il mandante dell’omicidio Calabresi? «Non lo so. So che è stato uno dei pochi protagonisti di quella stagione a pagare», conclude l’ex premier.
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