Francesco e il Cantico: la storia negata
«La memoria delle origini riemerse dopo secoli»
Non è stato reticente, Roberto Benigni, ieri sera su RAI 1, nel suo monologo su San Francesco d’Assisi (1181-1226), di cui ricorrevano gli ottocento anni dalla morte, avvenuta nella notte fra il 3 e il 4 ottobre del 1226: la Chiesa, con San Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274) tentò di cancellare ogni traccia degli scritti di San Francesco e di tutto quanto era stato raccontato su di lui, comprese le biografie (ne scrisse diverse) di Tommaso da Celano (1190-1260), che conobbe personalmente il santo. E Bonaventura, pur non avendo mai conosciuto Francesco, fu capo dell’ordine, divenne “dottore della Chiesa” e pretese di riscrivere egli stesso una storia addomesticata, che avrebbe dovuto nascondere il messaggio più scomodo degli insegnamenti del santo: l’amore per gli ultimi, il rifiuto di qualunque proprietà.
Ma le opere di Francesco e le storie scritte da chi lo conobbe, i suoi primi compagni (perseguitati dalla Chiesa) vennero nascoste e conservate da Santa Chiara e dalle sue sorelle, costrette alla clausura dalla curia romana mentre esse avrebbero voluto solo appartenere all’ordine mendicante dei francescani. Fu così che pian piano la verità venne fuori e che oggi può essere raccontata. Come ha fatto con un suo libro imperdibile del 2016 la storica Chiara Mercuri (la prima fra gli studiosi citati espressamente da Benigni ieri sera), ma come aveva già fatto anche, molto tempo prima, un altro storico osteggiato dalla Chiesa, questa volta francese, Paul Sabtier (1858-1928) in un libro pubblicato postumo nel 1893.

Dunque, il progetto originario della Chiesa di quel tempo era innanzitutto di non fare di Francesco l’ennesima vittima della presunta ortodossia cattolica e di non renderlo un martire del Vangelo, ma anche, subito dopo la sua morte, di stravolgere il suo insegnamento riconducendolo ai desiderata del potere ed eliminando l’amore per la povertà e il rifiuto della proprietà per i monaci. Questa ennesima storia, prima negata e però salvata dalle francescane di Santa Clara, ci conferma ancora una volta che la storia è sempre stata scritta dai potenti e dai ricchi e che, ancora oggi tutte le forme di potere anche laico vorrebbero averne il controllo assoluto. Anche per questo motivo ci sono voluti quasi ottocento anni perché un papa (mi riferisco a Bergoglio) avesse il coraggio di assumere il nome dell’uomo più amato dalla cristianità dopo Gesù.
A Benigni sono sfuggite però almeno tre cose del testo del Cantico di Frate Sole (o Cantico delle Creature) che doveva essere il centro del suo monologo. La prima è che nel cantico tutte le creature per le quali Francesco loda il creatore (Sole, Luna, Stelle, Vento, Aere, Nubilo, Sereno, Aqua, Foco, Terra, Morte) hanno l’iniziale maiuscola mentre quando si riferisce all’uomo l’autore usa l’iniziale minuscola (homo). Il che implica che Francesco, contrariamente alla Chiesa dell’epoca, riteneva l’uomo “inferiore” alle altre creature (come, per altro era già evidente nel pensiero di alcuni monaci italo-greci) ed al servizio del creato (come dirà poi Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato si’”).
La seconda è che quando parla della Terra, egli usa, come per le altre creature, il vocabolo “sora” ma completa anche con “nostra matre” ed aggiunge “la quale ne sustenta et governa”, ossia ci consente di vivere e ordina le nostre azioni. Ora, quel vocabolo, “matre”, è certamente una reminiscenza dell’antico culto della “Grande madre”, della “Tellus mater” della tradizione precristiana, che all’epoca doveva essere ancora diffuso, quantomeno come reminiscenza ancestrale, in buona parte della popolazione del Mediterraneo.
La terza, più sorprendente di tutte, è la lode per “sora nostra Morte corporale”, notata da Benigni ma senza trarne la debita conseguenza: in Francesco, al contrario della dottrina della Chiesa – per la quale la morte è nemica e da vincere (si veda San Paolo), tant’è che Gesù ha vinto la morte ed è risorto e a tutti noi è promessa la resurrezione alla fine dei tempi – la morte è sorella, compagna di viaggio, anzi fine del viaggio di ciascuno uomo sulla Terra.
*Avvocato e scrittore
