Sud a due velocità, il colosso Ludoil investe in Sicilia mentre in Calabria si incarta la delocalizzazione di Vibo Marina
Il gruppo petrolifero rileva la più grande raffineria d’Italia. A Vibo le trattative per i depositi restano arenate tra protocolli e incontri. Il Comune apre anche il fronte Eni
VIBO MARINA C’è un’immagine, passata quasi sottotraccia, che racconta bene i due volti del Mezzogiorno. Da una parte il ministro Adolfo Urso in visita all’Isab di Priolo, la più grande raffineria d’Italia, appena entrata nell’orbita di Ludoil con un investimento da 1,3 miliardi di euro. Dall’altra, un Consiglio comunale di Vibo Valentia ancora alle prese con la delocalizzazione della Meridionale Petroli, società dei depositi costieri appartenente allo stesso gruppo. È la fotografia di una contraddizione: mentre Ludoil cresce, acquisisce asset strategici e punta sulla transizione industriale, in Calabria una delle sue infrastrutture più importanti resta ancora dentro un lungo percorso fatto di incontri, protocolli, aree da individuare e risorse da trovare.
Ludoil si espande e investe sulla Sicilia
Negli ultimi giorni le cronache finanziarie nazionali si sono concentrate sull’operazione Isab. L’acquisizione del 51% della raffineria di Priolo, che secondo le stime sviluppa un fatturato annuo nell’ordine dei 6-7 miliardi di euro, porta il gruppo della famiglia Ammaturo a compiere un ulteriore salto di scala e a consolidarsi tra i principali operatori privati italiani del settore petrolifero, alle spalle di Eni e Ip. Un’espansione costruita anche attraverso le acquisizioni di Italpetroli e Sodeco. Dentro questa galassia c’è anche Vibo Valentia. I depositi della Meridionale Petroli di Vibo Marina rappresentano un’infrastruttura strategica per la Calabria e, secondo quanto riferisce la stessa società, «sono tra i più efficienti e moderni del Paese», arrivando a coprire circa il 50% dei consumi petroliferi regionali.

L’azienda si espande, il Consiglio comunale “discute”
Insomma, un asset strategico e fondamentale tanto per la Ludoil quanto per la regione Calabria. Ma divenuto oggetto di dibattito e polemiche per la tanto attesa delocalizzazione: «Dov’è finita la vicenda della Meridionale Petroli?» ha incalzato l’opposizione nell’ultimo Consiglio comunale di Vibo Valentia. Dopo lo scontro tra Comune e società sul rinnovo della concessione e sull’intenzione di delocalizzare, con l’azienda che aveva ribadito di non aver preso «nessun impegno», la questione sembrava temporaneamente accantonata. Il sindaco Enzo Romeo assicura invece che l’iter è ancora in corso: «Resta un nostro obiettivo, non intendiamo metterlo in letargo». E riferisce di tre incontri ufficiali già svolti con l’Autorità di sistema portuale e con i vertici della Meridionale Petroli che, a suo dire, continuano ad essere disponibili per il trasferimento.

Una nuova bozza d’intesa, ma mancano risorse
Restano però da sciogliere due nodi: l’individuazione dell’area e la stesura del nuovo protocollo d’intesa. La nuova bozza dell’accordo prevede che il Comune garantisca le risorse per la messa in sicurezza del sito individuato, che Arsai (proprietaria del terreno) lo renda disponibile alla Meridionale Petroli e che l’Autorità portuale predisponga lo studio di fattibilità per la condotta di collegamento. Manca tuttavia l’elemento più pesante: le risorse economiche complessive per coprire il trasferimento, operazione che difficilmente potrà camminare senza un sostegno del governo centrale.

Vibo apre il “fronte” Eni: incontro fissato per il 15
Nel frattempo Vibo apre anche un secondo fronte, quello dei depositi costieri Eni di via delle Industrie, a pochi metri dalle abitazioni del quartiere Pennello. Anche in questo caso il tema è soprattutto quello della sicurezza e della possibile delocalizzazione. Dopo tre tentativi andati a vuoto, riferisce il sindaco, il prossimo 15 ottobre è previsto un incontro con i rappresentanti dell’azienda per discutere proprio dell’ipotesi di trasferimento. L’opposizione, però, resta scettica: «Non vediamo nulla di concreto, se non promesse e protocolli che non porteranno da nessuna parte». È qui che emerge il paradosso che lega Priolo a Vibo. Da una parte c’è un gruppo che cresce e investe miliardi per entrare nel cuore della più grande raffineria italiana, ridefinendo il proprio posizionamento industriale. Dall’altra c’è un’infrastruttura dello stesso gruppo che a Vibo attende ancora che un’area venga resa disponibile, che un protocollo venga definito, che uno studio di fattibilità venga completato e che si trovino le risorse necessarie. Il sindaco assicura che la partita è aperta. L’opposizione non vede ancora risultati concreti. Regione e Ministero, per ora, restano sullo sfondo. E Ludoil, intanto, investe miliardi altrove. (m.russo@corrierecal.it)
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