Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 14:27
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

LA DECISIONE

Stangata per Meta, il Tar dà ragione ai giornali

Sì ai compensi per le notizie online

Pubblicato il: 10/10/2026 – 14:27
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

Una nuova battuta d’arresto per Meta nella lunga battaglia giudiziaria sul diritto d’autore e sull’utilizzo delle notizie da parte delle grandi piattaforme digitali. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del colosso tecnologico fondato da Mark Zuckerberg, confermando la legittimità del regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) che stabilisce i criteri per riconoscere agli editori un equo compenso per l’utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche. Una decisione destinata ad avere importanti ripercussioni nei rapporti tra le Big Tech e il mondo dell’informazione, da anni impegnato a rivendicare una parte del valore economico generato dalla circolazione dei propri contenuti su motori di ricerca, aggregatori e social network. La sentenza, pronunciata venerdì 9 ottobre, arriva dopo il pronunciamento della Corte di giustizia dell’Unione europea dello scorso maggio, che aveva già riconosciuto la compatibilità della disciplina italiana con il diritto comunitario.

La sconfitta di Meta e il ruolo dell’Agcom

La controversia risale al 2023, quando Meta Platforms Ireland aveva impugnato la delibera con cui l’Agcom aveva fissato i criteri per determinare l’equo compenso spettante agli editori. Secondo il gruppo americano, la normativa italiana avrebbe introdotto obblighi non previsti dalla direttiva europea sul diritto d’autore, attribuendo inoltre all’Autorità poteri eccessivi nella regolazione dei rapporti economici tra piattaforme ed editori. Nel dicembre dello stesso anno il Tar aveva sospeso il procedimento, sottoponendo alcune questioni interpretative alla Corte di giustizia europea. Il 12 maggio 2026 i giudici di Lussemburgo hanno chiarito che gli Stati membri possono riconoscere agli editori il diritto a una remunerazione equa, purché questa rappresenti il corrispettivo economico dell’autorizzazione a utilizzare le pubblicazioni giornalistiche. Sulla base di quella pronuncia, il Tar del Lazio ha ora respinto l’impugnazione, ritenendo legittimo l’impianto del regolamento Agcom e il meccanismo previsto per la determinazione dei compensi.

Come funziona il pagamento delle notizie

Il principio alla base della normativa è che i contenuti giornalistici hanno un valore economico e che le piattaforme che li utilizzano commercialmente devono riconoscere i diritti degli editori. Il sistema non prevede però un pagamento automatico per qualsiasi link condiviso su Facebook o Instagram. La legge esclude infatti i semplici collegamenti ipertestuali, gli estratti molto brevi e gli utilizzi privati o non commerciali da parte dei singoli utenti. Il compenso riguarda invece le forme di utilizzo delle pubblicazioni giornalistiche tutelate dalla normativa sul diritto d’autore. La disciplina punta innanzitutto a favorire un accordo tra le parti. Se entro trenta giorni dall’avvio della trattativa non viene raggiunta un’intesa economica, editori e piattaforme possono rivolgersi all’Agcom, che interviene per determinare il compenso sulla base dei criteri stabiliti dal regolamento. Tra gli elementi considerati figurano il numero di consultazioni dei contenuti, la rilevanza dell’editore sul mercato, i ricavi pubblicitari e gli investimenti sostenuti dalle parti. Un sistema che potrebbe assumere particolare importanza anche per l’editoria locale, spesso caratterizzata da una minore capacità contrattuale nei confronti dei grandi operatori digitali.

Non soltanto gli editori: una quota spetta ai giornalisti

La vicenda riguarda direttamente anche chi produce le notizie. La normativa italiana prevede infatti che gli editori riconoscano agli autori degli articoli giornalistici una quota compresa tra il 2 e il 5% dell’equo compenso ricevuto dalle piattaforme, secondo modalità differenziate per lavoratori dipendenti e autonomi. È proprio su questo aspetto che si è concentrata la Federazione nazionale della stampa italiana. La segretaria generale Alessandra Costante ha definito la sentenza «un passo decisivo per l’informazione», sollecitando gli editori a riconoscere alle redazioni la percentuale prevista dalla legge, anche attraverso accordi sindacali. Costante ha inoltre richiamato la necessità di affrontare il problema delle retribuzioni dei collaboratori e dei giornalisti autonomi, sottolineando che il riconoscimento del valore economico dell’informazione non può esaurirsi nei rapporti tra le imprese editoriali e le piattaforme.

La soddisfazione degli editori e la risposta di Meta

La decisione del Tar è stata accolta favorevolmente dalla Federazione italiana editori giornali. Il presidente Andrea Riffeser Monti ha espresso soddisfazione per una pronuncia che rafforza il diritto degli editori a ottenere una remunerazione per lo sfruttamento dei contenuti giornalistici, auspicando una piena applicazione della normativa. Sulla stessa linea il commissario Agcom Massimiliano Capitanio, che ha richiamato il valore economico del lavoro giornalistico e la necessità di garantirne una remunerazione nel rispetto della libertà negoziale. Meta, tuttavia, non considera conclusa la partita. Un portavoce della società ha fatto sapere che il gruppo sta valutando i prossimi passi, richiamando anche un procedimento europeo relativo alla normativa belga sul diritto d’autore. La controversia potrebbe dunque conoscere ulteriori sviluppi giudiziari.

Una partita decisiva per il futuro dell’informazione

Il rapporto tra editoria e grandi piattaforme digitali rappresenta uno dei nodi più delicati per la sostenibilità economica del giornalismo. Negli ultimi anni una parte crescente della distribuzione delle notizie si è spostata verso motori di ricerca e social network, che intercettano pubblico e investimenti pubblicitari attraverso sistemi tecnologici propri, mentre le redazioni continuano a sostenere i costi della produzione delle informazioni. Il pronunciamento del Tar non stabilisce quanto Meta debba versare a ciascun giornale e non equivale a un ordine generalizzato di pagamento. Conferma, però, la legittimità delle regole attraverso le quali editori e piattaforme devono confrontarsi sul valore economico dei contenuti utilizzati. (redazione@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x