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la strada fantasma

Frane, burocrazia e una faglia attiva. La Tangenziale Est di Vibo, storia di un’eterna incompiuta

Progettata per rivoluzionare la viabilità vibonese, l’arteria si è arenata per inerzia burocratica e problemi strutturali. Ora potrebbe aprirsi una nuova fase

Pubblicato il: 18/10/2026 – 18:33
di Marco Russo
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VIBO VALENTIA Quando in Calabria si parla di grandi opere pensate e mai finite, il primo pensiero va al Ponte sullo Stretto: un’idea vecchia di decenni, che ancora oggi attende di diventare realtà. Ma non è l’unica. Sul resto del territorio regionale le incompiute sono molte, per alcune resta ancora viva la speranza (o il miraggio) di vederle completate. È il caso della Tangenziale Est di Vibo Valentia, un’arteria che avrebbe potuto rivoluzionare la viabilità vibonese ma che invece è rimasta ferma al palo tra burocrazia, errori, indagini, inchieste e inerzia politica.

Un’idea nata nel 1985

Quella della Tangenziale Est di Vibo è una storia che inizia, addirittura, nel 1985: fu la Provincia di Catanzaro, all’epoca ancora competente sul territorio vibonese, a ideare un’arteria pensata per decongestionare il traffico urbano. L’obiettivo era ambizioso: evitare l’attraversamento del centro abitato e garantire un collegamento rapido tra lo svincolo autostradale di Sant’Onofrio e la zona Sud di Vibo, partendo dall’area del carcere fino all’imbocco della provinciale tra Stefanaconi e il capoluogo.

La faglia e i pericoli idrogeologici

La realizzazione dell’opera iniziò circa 13 anni dopo, nel 1998, sotto la gestione della neonata Provincia di Vibo Valentia: un investimento complessivo da quasi 10 milioni di euro per una strada che, però, non entrerà mai veramente in funzione del tutto, bloccata da frane, smottamenti e pericoli costanti legati alla rupe che l’arteria avrebbe dovuto aggirare. Il progetto prevedeva infatti il passaggio del secondo lotto della Tangenziale lungo una faglia attiva, una zona instabile e ad alto rischio idrogeologico, come dimostrarono le numerose frane che a lavori già iniziati cominciarono a venire giù dal costone. Sul progetto fallimentare provò a vederci chiaro anche la Procura di Vibo Valentia che nel 2012 ne dispose il sequestro e avviò le indagini, ma il processo non decretò nessun colpevole. La strada rimase chiusa, abbandonata, in preda all’incuria, al degrado e alla spazzatura.

Il nuovo tentativo nel 2019

Risale al 2019, invece, il nuovo tentativo di mettere in sicurezza la zona e completare l’opera. Arrivano altri fondi, con un progetto di consolidamento che prevedeva pali di fondazione da 12 metri a sostegno di un muro di contenimento, reti e rivestimenti per stabilizzare le scarpate. Ma l’iter non decolla: i fondi restano fermi per anni e la Regione li avoca a sé per evitare che vengano revocati e doverli restituire. Pochi giorni fa l’ennesimo tentativo di “accelerare” l’iter: in un incontro tra il presidente della Provincia Franco Barbalace e il vicepresidente della Regione Filippo Mancuso si è fatto il punto della situazione con la volontà condivisa di «superare le criticità tecniche e amministrative che ne hanno rallentato la realizzazione». Di recente, infatti, si sono concluse le indagini geologiche richieste dall’Autorità del Bacino Distrettuale e resta un’ultima verifica tecnica che si svolgerà a novembre. Poi – spiegano – potrà essere redatto il progetto esecutivo. I fondi ci sono, pari a quasi 7 milioni di euro rientranti nel Piano Stralcio del 2019, la volontà sembra anche: la speranza è che, in attesa del Ponte, in Calabria si completino opere più piccole ma altrettanto strategiche. (m.russo@corrierecal.it)

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