Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 7:45
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

PROCESSO HYDRA

’Ndrangheta in Lombardia, il locale di Legnano era «un distaccamento di Cirò». Le direttive dalla Calabria e l’“ambasciata da giù”

Il racconto del pentito sui rapporti tra Legnano-Lonate Pozzolo e Cirò. Il ruolo attribuito a Luca Frustillo e il nuovo passaggio sui soldi destinati a Vincenzo Rispoli

Pubblicato il: 20/10/2026 – 6:55
di Giorgio Curcio
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

MILANO I rapporti con la Calabria e un profondo legame con la terra d’origine. Ma non solo. Dal racconto di Francesco Bellusci, collaboratore di giustizia sentito nel processo “Hydra” davanti al Tribunale di Milano, emerge un aspetto ancora più significativo e cioè il rapporto tra il Locale di Legnano-Lonate Pozzolo e Cirò che, negli anni, avrebbe assunto i contorni di una vera e propria dipendenza organizzativa. «Il Locale di Legnano era un distaccamento di Cirò», ha raccontato Bellusci nell’udienza davanti ai giudici milanesi. Un concetto sul quale il collaboratore è tornato più volte, ricostruendo le discussioni nate attorno al progetto di riorganizzazione della struttura lombarda e indicando in Luca Frustillo – che Bellusci descrive come appartenente alla Locale di Cirò con la carica di contabile – uno dei riferimenti attraverso i quali sarebbero passate le comunicazioni tra Lombardia e Calabria. Un quadro arricchito nell’udienza del 14 ottobre da un ulteriore episodio: un’«ambasciata» che, secondo Bellusci, sarebbe arrivata direttamente da Cirò e avrebbe riguardato persino la gestione del sostegno economico destinato a Vincenzo Rispoli, storico riferimento della Locale di Legnano.

Il progetto per ricostruire la Locale

Il punto di partenza è il progetto attribuito da Bellusci a Massimo Rosi tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021. Secondo il collaboratore, Rosi avrebbe voluto riorganizzare la Locale dopo l’arresto di Vincenzo Rispoli, assumendo il ruolo di capo Locale. A Pasquale Rienzi, detto “Paki”, sarebbe stato riservato quello di capo società. Nel progetto sarebbero rientrate anche nuove affiliazioni, la crescita dello stesso Bellusci all’interno della “società maggiore” fino al ruolo di contabile e l’ingresso di Giacomo Cristello nel cosiddetto «gruppo di fuoco». È però proprio davanti alla prospettiva di modificare gli equilibri interni che, nel racconto di Bellusci, emerge il nodo calabrese. Rienzi avrebbe spiegato di essere in contatto con Luca Frustillo e che le novità riguardanti la Locale dovevano essere comunicate «giù». Bellusci indica Frustillo come uomo della Locale di Cirò e sostiene che Rienzi intrattenesse con lui rapporti proprio in ragione di quel ruolo. Le decisioni sulla riorganizzazione, dal nuovo capo Locale alle affiliazioni e ai cambiamenti nelle cariche, non avrebbero quindi potuto essere assunte senza informare Cirò.

«Il Locale di Legnano era un distaccamento di Cirò»

È su questo punto che sarebbe maturato il contrasto con Massimo Rosi. Secondo quanto ricostruito dal collaboratore, Rosi avrebbe rivendicato l’autonomia della struttura lombarda, sostenendo che la Locale fosse stata costituita dal suocero e successivamente affidata a Vincenzo Rispoli. Da qui la domanda: perché continuare a «dare conto» a Cirò? Bellusci interpreta quella posizione come il tentativo di «sganciarsi da Cirò». Ed è proprio durante la ricostruzione di questo confronto che pronuncia una delle frasi più significative dell’esame: «La Locale di Legnano era un distaccamento di Cirò». Una circostanza che, precisa lo stesso collaboratore, gli sarebbe stata riferita successivamente da Rienzi. La risposta attribuita a “Paki” alla richiesta di autonomia di Rosi sarebbe stata comunque netta. Secondo Bellusci, Rienzi avrebbe spiegato che, da quando Vincenzo Rispoli era detenuto, «era Cirò che dava le direttive sul locale di Legnano». Un passaggio che, sempre nel racconto del collaboratore, non poteva essere «bypassato»: Cirò doveva essere tenuta al corrente delle decisioni e non sarebbe stato possibile «girarle le spalle» dopo averne ricevuto fino a quel momento le direttive.

«Dobbiamo sempre dare conto a Cirò»

Il concetto ritorna anche in un altro incontro raccontato da Bellusci. Rienzi gli avrebbe concesso un certo margine di azione per controllare le attività di Massimo Rosi e verificare che gli eventuali guadagni finissero anche nella “bacinella” della Locale di Legnano. Ma prima di congedarlo gli avrebbe lasciato una raccomandazione che Bellusci definisce «molto fondamentale». «Ricordati che noi comunque dobbiamo sempre dare conto a Cirò e quindi a Luca Frustillo», riferisce il collaboratore. Nel suo racconto, dunque, Frustillo sarebbe stato il riferimento attraverso il quale mantenere aperto il collegamento con la struttura cirotana anche mentre in Lombardia si discuteva di nuovi assetti, affiliazioni e distribuzione delle cariche.

L’«ambasciata» arrivata da Cirò

L’udienza del 14 ottobre aggiunge un tassello ulteriore. Il pm torna sul denaro che gli uomini della Locale di Legnano, secondo Bellusci, avrebbero destinato a Vincenzo Rispoli durante la detenzione. Il collaboratore racconta di somme consegnate attraverso alcuni familiari e di contributi versati nel tempo per sostenere Rispoli. Bellusci riferisce quindi di avere parlato della questione con Rienzi. Quest’ultimo gli avrebbe detto che continuare a consegnare denaro per Vincenzo Rispoli andava bene, ma che non bisognava invece dare soldi agli altri componenti della famiglia. La ragione starebbe proprio in una disposizione arrivata dalla Calabria. «Questa ambasciata gli era arrivata da Cirò tramite Luca Frustillo», racconta Bellusci, collegando la decisione all’avvio della collaborazione con la giustizia di Francesco Farao. Ancora una volta, dunque, nel racconto del collaboratore una decisione riguardante la vita interna della Locale lombarda avrebbe avuto origine a centinaia di chilometri di distanza.

Il filo tra Calabria e Lombardia

Sono dichiarazioni che dovranno essere valutate nel contraddittorio processuale e che restituiscono la ricostruzione fornita da Bellusci. Ma, udienza dopo udienza, il collaboratore sta descrivendo un rapporto che va oltre i tradizionali legami familiari o criminali tra Lombardia e Calabria. Il quadro tracciato è quello di una Locale lombarda nella quale, dopo l’arresto di Vincenzo Rispoli, si discute di autonomia ma nella quale – secondo Bellusci – Cirò continuerebbe a rappresentare il punto al quale riferire le decisioni più delicate. Dalle cariche alle affiliazioni, fino al denaro destinato a un detenuto. Ed è proprio quest’ultimo episodio, emerso nell’ultima udienza, a dare concretezza a quella frase pronunciata pochi giorni prima: «Era Cirò che dava le direttive sul locale di Legnano». (g.curcio@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x