’Ndrangheta, scambia un investigatore per un rapinatore e lo affronta. «Qua è una zona brutta, le buscate»
La singolare vicenda negli atti dell’inchiesta sulla «banca occulta» della Dda di Milano. Giuseppe Piscioneri nota due uomini sospetti vicino agli uffici di Pero e interviene. Ma uno di loro è un age…
MILANO «Che è, che vai guardando, che ti serve?». E poi l’avvertimento: «Stai attento che qua è una zona brutta, le buscate, io te lo dico». Il problema è che l’uomo al quale sarebbe stata rivolta quella frase non era un rapinatore, come qualcuno aveva sospettato, ma un appartenente alla polizia giudiziaria, impegnato in quel momento in un’attività delegata da un’altra Procura. È questo uno degli episodi più singolari che emergono dall’ordinanza del gip di Milano nell’inchiesta sulla presunta «banca occulta» della criminalità organizzata, il sistema di riciclaggio, false fatturazioni e trasferimenti di denaro attraverso criptovalute ricostruito dalla Dda. Protagonista della vicenda è Giuseppe Piscioneri (cl. ’75) di Locri, destinatario della custodia cautelare in carcere e già condannato definitivamente per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione «Infinito».
I due uomini sospetti e l’avvertimento
Per inquadrare bene l’episodio è necessario tornare al 25 settembre 2025. Siamo a Pero, nell’hinterland milanese, dove gli uffici della GE.MA. Multiservizi, in piazza Roma, rappresentano secondo gli investigatori il centro operativo di un’organizzazione capace di movimentare ingenti somme di denaro. Nelle vicinanze vengono notati due uomini che sembrano appostati e la loro presenza desta sospetti. A quel punto Piscioneri decide di intervenire, avvicinando uno dei due. Secondo la ricostruzione riportata nell’ordinanza, l’uomo viene considerato un potenziale rapinatore e per questo Piscioneri gli avrebbe chiesto che cosa stesse cercando, accompagnando la domanda con un avvertimento tutt’altro che rassicurante: «Stai attento che qua è una zona brutta, le buscate». Soltanto che, come emerge dalle carte, la persona avvicinata apparteneva alla polizia giudiziaria e stava operando su delega di un’altra autorità giudiziaria. Un particolare che restituisce una scena quasi paradossale: mentre gli investigatori svolgono le proprie attività, uno dei personaggi al centro della presunta organizzazione li considera una possibile minaccia per la sicurezza della zona.
«Mo li stavamo menando noi qua»
A rendere ancora più curioso l’episodio sono le conversazioni intercettate e riportate dai magistrati. Paolo Pelaggi (cl ’74) di Crotone, anche lui destinatario della custodia cautelare in carcere, torna sulla vicenda e invita a mettere in guardia un uomo soprannominato «Bisarca». «Di’ a Bisarca di guardarsi, eh… di stare attento, che ha compagnia», afferma. Poi racconta quanto sarebbe successo nei pressi degli uffici: «Che mo due li abbiamo fermati noi qua (…) mo li stavamo menando noi qua». E ancora: «Uno lo ha fermato Peppe, perché gli ha fatto che stai cercando? Ne ha visti due che erano appostati (…) Peppe li ha fermati, li ha visti subito». Parole che, nella ricostruzione investigativa, mostrano la rapidità con cui la presenza di persone sconosciute nei dintorni degli uffici avrebbe provocato una reazione. Non emerge, invece, che gli uomini siano stati effettivamente picchiati. Quella di Pelaggi è una dichiarazione intercettata, mentre l’avvertimento attribuito a Piscioneri viene ricostruito attraverso il racconto successivo.
Il controllo del territorio attorno alla «banca occulta»
Per i magistrati, l’episodio non rappresenta soltanto una curiosità investigativa. È uno degli elementi utilizzati per descrivere il controllo esercitato dal gruppo sull’area circostante gli uffici di Pero. La struttura, secondo l’accusa, non sarebbe stata soltanto un centro per movimentare denaro di provenienza illecita. Avrebbe rappresentato anche un punto di riferimento per esponenti della criminalità organizzata, dove gestire operazioni finanziarie, incontri e affari. In questo contesto, gli investigatori attribuiscono a Piscioneri un ruolo significativo nella gestione delle relazioni criminali e nella sicurezza dell’area. Proprio quell’attenzione verso chiunque si avvicinasse agli uffici avrebbe prodotto, il 25 settembre 2025, una situazione decisamente singolare: un uomo della polizia giudiziaria scambiato per un possibile rapinatore e invitato a fare attenzione, perché da quelle parti si rischiava di prenderle. (g.curcio@corrierecal.it)
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