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LA POLEMICA

Protesta dei tir, Cariglino (Azione): «Al Sud si chiedono risposte, non controlli sul casellario»

Il presidente del circolo di Lamezia contesta il racconto nazionale della mobilitazione: «Si è parlato molto degli effetti della protesta e poco delle sue cause»

Pubblicato il: 24/10/2026 – 10:02
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LAMEZIA TERME «Il Sud che protesta e il casellario degli altri». È una riflessione sul modo in cui è stata raccontata e affrontata la mobilitazione degli autotrasportatori quella proposta da Antonello Cariglino, presidente del Circolo Azione Lamezia Terme, che interviene nel dibattito seguito a dieci giorni di presidi e blocchi nel Mezzogiorno. Al centro della sua analisi il confronto tra le proteste dei lavoratori del Sud e gli scontri avvenuti a Milano, ma soprattutto le dichiarazioni di alcuni esponenti del governo sui precedenti penali e sulle possibili infiltrazioni criminali nelle manifestazioni. «Per dieci giorni, a metà ottobre, il Sud Italia si è fermato. Autotrasportatori, padroncini e agricoltori hanno presidiato porti, caselli e statali dalla Sicilia al Molise», ricorda Cariglino, sottolineando come alla base della mobilitazione ci fossero rivendicazioni precise: il caro gasolio, l’aumento dei costi di gestione, i crediti d’imposta non ancora corrisposti e le difficoltà delle piccole imprese escluse da alcuni contributi. «Il motivo non era un capriccio», osserva, richiamando anche il decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 22 ottobre con misure a sostegno di autotrasporto, agricoltura e pesca.

«Due piazze, due racconti»

Il presidente di Azione Lamezia mette quindi a confronto quanto accaduto nel Mezzogiorno con gli episodi di violenza registrati a Milano il 17 e 18 ottobre. «A Milano c’era una città devastata da gruppi di giovanissimi senza una piattaforma. Al Sud c’erano migliaia di lavoratori con richieste precise, scritte, trattabili». Secondo Cariglino, l’attenzione riservata dai mezzi d’informazione nazionali alle proteste meridionali si sarebbe concentrata soprattutto sulle conseguenze dei blocchi, dagli scaffali vuoti ai problemi di approvvigionamento, lasciando in secondo piano le ragioni economiche della mobilitazione. «Si è parlato molto degli effetti della protesta e poco delle sue cause. E quando la protesta del Sud è finalmente diventata notizia di primo piano, lo è diventata come questione di ordine pubblico e di infiltrazioni».

Le dichiarazioni dei ministri e la questione dei precedenti penali

È proprio su quest’ultimo aspetto che si concentra la critica politica di Cariglino. Il riferimento è alle dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che il 21 ottobre ha parlato di precedenti penali di alcuni protagonisti delle proteste, e a quelle del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulle possibili infiltrazioni mafiose. Il presidente del circolo non nega la necessità di perseguire eventuali comportamenti illegali. «Chi taglia le gomme a un collega, chi minaccia, chi sabota cinque cisterne a Canicattì commette reati. Va perseguito, uno per uno, come dice la legge». Ma, aggiunge, «una cosa è perseguire un reato, un’altra è usare la fedina penale come argomento per delegittimare una protesta». Per Cariglino, spostare il confronto dal prezzo del carburante al passato giudiziario dei manifestanti rischia di allontanare l’attenzione dalle richieste economiche degli autotrasportatori. A sostegno della propria posizione richiama anche quanto comunicato dalla Prefettura di Reggio Calabria, secondo cui le manifestazioni nel territorio reggino si sarebbero svolte senza particolari criticità, e il ringraziamento rivolto alle forze dell’ordine dal Comitato trasporto siciliano.

«Chi ha precedenti non perde il diritto di protestare»

Nella sua riflessione Cariglino richiama gli articoli 3, 17, 21 e 27 della Costituzione, soffermandosi sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, sul diritto di riunione e sulla presunzione di non colpevolezza. «I carichi pendenti sono procedimenti in corso, non condanne», sottolinea, ricordando che l’esistenza di precedenti penali non comporta automaticamente la perdita del diritto di manifestare pacificamente. «Se un camionista con un vecchio precedente blocca un’autostrada, risponde del blocco, come chiunque altro. Non risponde del suo passato. E il suo passato non rende meno vero il prezzo del gasolio che paga».

«Il casellario non interessa quando si chiedono voti»

La parte più marcatamente politica dell’intervento riguarda quello che Cariglino considera un doppio metro di giudizio nei confronti dei cittadini meridionali. «Nessuno, in campagna elettorale, chiede il certificato del casellario a chi sta in piazza ad applaudire. Nessun ministro invita i giornalisti a controllare i precedenti di chi riempie i comizi, di chi distribuisce i volantini, di chi porta i voti». E ancora: «Il casellario diventa interessante solo quando quegli stessi cittadini smettono di applaudire e cominciano a chiedere. Questo non è rigore: è un doppio standard».

«Il Sud merita risposte, non etichette»

Nelle conclusioni Cariglino ribadisce la necessità di tenere distinti il diritto di manifestare e le eventuali responsabilità individuali di chi commette reati. «Lo Stato ha il dovere di garantire che le merci arrivino e che nessuno venga intimidito. Ha anche il dovere di non trattare un’intera categoria di lavoratori meridionali come un problema di polizia». Il presidente di Azione Lamezia richiama infine le condizioni di chi ha trascorso giorni e notti nei presidi, chiedendo interventi sui costi del trasporto e sulla sopravvivenza delle piccole aziende. «Le migliaia di camionisti che hanno dormito per giorni nelle cabine, sui piazzali, ai caselli, chiedevano una cosa sola: poter continuare a lavorare. Meritano una risposta sul gasolio, non un controllo sul casellario». E conclude richiamando uno degli slogan comparsi durante le manifestazioni: «Anche il Sud è Italia».

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