«Non devi assumere niente». Il presunto sistema per favorire l’ingresso dei migranti in Calabria
Decreto flussi e presunti pagamenti in nero: così alcuni indagati nell’inchiesta della Dda di Catanzaro avrebbero sfruttato i click day
CORIGLIANO ROSSANO L’ipotesi è la presenza di un sistema illecito per favorire l’ingresso di cittadini stranieri. E’ un altro dei capitoli dell’inchiesta denominata “Ginestra“, coordinata dalla Dda di Catanzaro. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la cosca riconducibile a Damiano Pepe avrebbe affiancato alle tradizionali attività criminali un ulteriore business in grado di generare profitto: il favoreggiamento dell’ingresso di cittadini stranieri in Italia attraverso un «utilizzo strumentale delle procedure previste dal decreto flussi».
Il click day
Il presunto sistema messo in piedi si reggerebbe sui cosiddetti click day, sfruttando formalmente le procedure amministrative previste dalla normativa italiana, ma le richieste sarebbero state inoltrate non per rispondere a effettive esigenze occupazionali delle aziende coinvolte, bensì per consentire a cittadini stranieri di ottenere i titoli necessari all’ingresso in Italia dietro il pagamento di somme di denaro. Tra gli indagati coinvolti figurano, oltre a Pepe considerato «al vertice della cosca», anche Rocco Azzaro, Vincenzo Sibarella, Marcello Pepe, Antonio Azzaro, Antonio Angiò e un uomo che avrebbe individuato all’estero persone interessate ad entrare in Italia per lavoro.
Le intercettazioni e il denaro atteso
Un elemento significativo del quadro indiziario è rappresentato dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, concentrate in particolare nei periodi immediatamente precedenti e successivi ai click day. In una conversazione datata 2023, si parla di cifre: 120.000 euro. Le verifiche effettuate tra settembre e novembre 2024 dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei carabinieri di Cosenza avrebbero consentito di ricostruire l’esito delle pratiche presentate. Secondo quanto riportato negli atti, nessuna delle domande esaminate si sarebbe conclusa con la sottoscrizione del contratto di soggiorno tra il datore di lavoro richiedente e il lavoratore straniero. Per 203 pratiche risulta tuttavia raggiunta la fase di emissione del nulla osta per lavoro stagionale, passaggio che avrebbe consentito ai beneficiari di richiedere il visto d’ingresso presso le rappresentanze diplomatiche italiane.
Il profitto
«La criminalità organizzata pretendeva il pagamento a nero di un determinato importo a carico dei singoli stranieri», questo uno dei passaggi più importanti relativo al presunto meccanismo, secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, che avrebbe consentito di monetizzare le domande di ingresso attraverso il coinvolgimento di imprenditori disposti a partecipare all’operazione. Qualcuno però pare titubante rispetto all’operazione, dall’altra parte uno dei soggetti coinvolti prova a rassicurarlo: «non devi assumere niente». La conversazione viene richiamata per sostenere l’ipotesi di un sistema finalizzato a generare profitti attraverso le procedure di ingresso, indipendentemente dall’effettiva instaurazione dei rapporti di lavoro.
Nell’ipotesi accusaria, non sarebbero emersi elementi sufficienti a certificare il reale passaggio dei proventi nelle casse della cosca, ma si ritiene ugualmente configurabile l’ipotesi dell’agevolazione, sulla base del rafforzamento del peso criminale degli indagati e, in particolare, di Damiano Pepe. (f.benincasa@corrierecal.it)
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