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dalle piazze alle cabine elettorali

«Le decisioni di oggi le subiremo noi in futuro». Dalla Calabria il grido dei giovani e la battaglia per il voto a 16 anni

«Le piazze sono piene di giovani, non siamo disinteressati. Ma abbiamo bisogno di essere ascoltati». Parla Emanuele Bria, ambasciatore calabrese della Campagna Voto 16

Pubblicato il: 31/10/2026 – 19:00
di Marco Russo
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Sono scesi in piazza, nei giorni scorsi, in Calabria e nel resto d’Italia: pacificamente, con cartelli ironici e travestimenti bizzarri, perché «la fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà», come gridavano i giovani nel 1968 rilanciando una frase attribuita al filosofo Bakunin. Così le nuove generazioni vogliono farsi ascoltare da una politica che percepiscono sempre più distante e lanciare un grido d’allarme sul futuro, anche chiedendo di estendere il diritto di voto a partire dai 16 anni per farsi sentire dove più conta: nella cabina elettorale. «Le decisioni di oggi le pagheremo noi in futuro» spiega al Corriere della Calabria Emanuele Bria, 22 anni, calabrese e studente dell’Unical, da poco ambasciatore regionale della Campagna Voto 16.

Una battaglia nata in Calabria

La campagna nazionale è partita dalla Calabria qualche tempo fa, lanciata da +Europa e dal sindaco calabrese Fabio Signoretta, ma – assicurano – vuole andare oltre le ideologie e gli schieramenti. «È una battaglia non semplice, ma degna di essere combattuta» spiega Emanuele, uno degli ambasciatori regionali scelti per portarla avanti in tutto il Paese. «All’inizio – ricorda – potevano votare solo gli italiani di 21 anni e con un determinato reddito. Poi nel 1975 si è esteso il diritto di voto ai diciottenni, non senza difficoltà». Anche in quel caso, come oggi, c’era scetticismo: «Ci sono stati movimenti, proteste, qualcuno ha fatto pressioni sulla politica per evitarlo. Anche all’epoca si diceva che i diciottenni fossero troppo immaturi per votare, quello che adesso si dice sui sedicenni».

«Oggi le piazze sono pieni di giovani»

Tra i detrattori della proposta sono due le contestazioni: a quell’età – obiettano – si è ancora immaturi o non si è interessati alla politica. Una visione che Emanuele non condivide: «Io, come tanti miei coetanei, ho iniziato a interessarmi alla politica a 16 anni. Oggi le piazze in Italia sono piene di giovani, che sono coloro che sentono di più i temi sociali, come la Palestina, l’istruzione, ma anche il carovita. Questo fa capire quanto i giovani siano interessati alla politica, al contrario di quanto si dica». L’età, insomma, non può essere l’unico criterio per misurare la passione civile. «Il voto è l’espressione massima della democrazia, ma ci sono tanti altri modi di fare politica e i giovani oggi lo stanno dimostrando, con mobilitazioni sia social che nelle piazze. Usano ogni strumento possibile per partecipare alla politica».

«Saremo noi a subire gli effetti delle decisioni prese oggi»

Sono proprio le proteste in questi giorni a raccontare il disagio vissuto dai giovani nei confronti di istituzioni che sentono distanti da loro: «Siamo presi poco in considerazione, basta notare come in Parlamento siano pochi i giovani eletti. Anzi puoi candidarti solo se hai 25 anni, neanche a 18». Anche i temi che i ragazzi sentono di più, spiegano, trovano poco spazio: «I diritti delle donne o l’istruzione, che è meno sentita dai “grandi” e se ne parla poco, ma resta un problema enorme. Ma anche i temi economici: c’è un debito pubblico che pagheremo soprattutto noi, quindi è giusto che si prenda in considerazione il parere dei giovani. Saremo noi a subire gli effetti delle decisioni che si prendono oggi. E pagheremo anche quelle che si sono prese in passato».

Il voto in altri Paesi

Garantire il voto ai sedicenni, per quanto l’iter sia complicato, sarebbe una risposta anche alle mobilitazioni di questi giorni. «Le proteste degli ultimi giorni derivano dal fatto che le persone non si sentono ascoltate dal Governo. E nelle manifestazioni c’erano soprattutto i giovani. Estendere il diritto di voto ai sedicenni significherebbe dire: “sì, vi ascoltiamo e vi prendiamo in considerazione”». Il confronto con l’Europa, poi, racconta un’Italia in controtendenza. «L’Italia vive un enorme problema con i giovani, è anche il paese più anziano d’Europa. La media dell’elettore italiano è 52 anni, c’è un’enorme discrepanza». In diversi paesi, europei e non, il voto ai sedicenni è già previsto, in alcuni casi solo per certe elezioni: «In Belgio, Germania, Gran Bretagna, Malta, Austria, anche in Brasile e Argentina si vota a 16 anni, in Grecia a 17. Sono paesi che, tra l’altro, non hanno il problema dell’invecchiamento della popolazione come ce l’abbiamo noi».

«In Calabria molti giovani vogliono restare, vanno ascoltati»

In Calabria questo disagio pesa di più. Emanuele lo vede ogni giorno: «Qui all’Unical vengono tanti giovani da ogni parte della regione, tutti riscontrano gli stessi problemi: la difficoltà di restare qui per costruirsi una vita, un futuro. In tutti noto la voglia di rimanere, ma molte volte è impossibile. Per questo dovrebbero essere ascoltati di più, perché sono loro che dovranno vivere qua, costruire una famiglia qua. Ascoltandoli di più si potranno prendere decisioni mirate su di loro, in modo da convincerli a rimanere e costruire una Calabria migliore». Per questo Emanuele lancia un appello alla politica: «Noi partecipiamo alla vita politica, alle manifestazioni, alle campagne elettorali. Sono anni che lo facciamo. Adesso è arrivato il momento di far parte anche dell’espressione massima della democrazia: il voto». (m.russo@corrierecal.it)



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