La Calabria e il tema del “fine vita” che torna sotto i riflettori di una politica finora timida e distratta
La proposta di legge “Liberi Tutti” tra ritrosie e divisioni ideologiche. L’impacciato precedente della scorsa legislatura. Ma la strada è sempre in salita
LAMEZIA TERME Dire che è un tema tabù forse è esagerato e anche ingiusto, certo è che è un tema che non appassiona la politica calabrese, non tutta ma una buona parte, perché probabilmente rende poco in termini elettorali, non è al centro dell’attenzione mediatica, sembra più astratto rispetto alla concretezza dei gravi problemi che attanagliano la Calabria. E’ il tema del “fine vita”, la normativa che disciplina i diritti, le tutele e le modalità con cui una persona adulta, capace di intendere e di volere, può prendere decisioni sulla fase terminale della propria esistenza, in presenza di malattie inguaribili e fortemente invalidanti. Il tema, riproposto – con tenacia ed encomiabile impegno e anche con numeri interessanti – dall’Associazione Luca Coscioni a livello regionale, rappresenta sicuramente una sfida anche dalle nostre latitudini. La proposta di legge di iniziativa depositata in Consiglio regionale da Marco Cappato e dai componenti del Comitato promotore “Liberi tutti” mette oggi – o almeno prova a mettere oggi – sotto i riflettori anche in Calabria il tema del “fine vita” quasi obbligando le forze politiche calabresi a occuparsene, non si dice ad approvarlo ma almeno a occuparsene. E a occuparsene di più e meglio di quanto finora fatto. Perché finora, non solo in Calabria ma anche i Calabria, davanti a certi temi che interpellano così profondamente la coscienza dei cittadini una buona metà dei partiti si è tirata indietro, spaventati più dei cittadini stessi. Certo, la Calabria non è questa volta la “Cenerentola” d’Italia, solo pochissime altre regioni finora hanno approvato una legge sul fine vita: Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Sardegna sono state le “antesignane”. La Calabria arriva insomma all’appuntamento con una riflessione seria sul tema molto in ritardo, come tante altre ma comunque molto in ritardo. C’è peraltro un precedente, a livello regionale, un precedente non particolarmente entusiasmante, tutt’altro.
Il precedente
Nel 2022 il gruppo del Pd in Consiglio regionale – c’era anche il segretario Nicola Irto, ancora non senatore – presentò la proposta di legge dal titolo “Assistenza sanitaria per la morte serena e indolore di pazienti terminali”: in tutto sette articoli, il primo illustrava la finalità prevedendo testualmente che “le strutture sanitarie pubbliche della Regione Calabria assicurano l’assistenza per aiutare alla morte serena e indolore le persone malate in stato terminale o cronico, la cui condizione clinica è compatibile con il diritto al rifiuto del mantenimento artificiale in vita ai sensi dell’articolo 32, comma 2, della Costituzione”. Essendo una proposta dell’opposizione, chiaramente il testo ebbe una corsia secondaria, anzi molto secondaria, fermandosi in realtà quasi subito e finendo nei “cassetti” di Palazzo Campanella. La proposta dem avrebbe fatto capolino in prima Commissione a febbraio 2024, cioè 15 mesi dopo la presentazione, e fece capolino in una seduta cortissima, una ventina di minuti in tutto, giusto in tempo per trovare lo “sbarramento” della maggioranza di centrodestra. Poi più nulla. Di “fine vita” nessun altro cenno fino a venerdì, fino all’iniziativa dell’Associazione Coscioni, che riapre la questione anche se la strada è in salita ripidissima, persino già sul piano della discussione.
L’iter
Per le proposte di legge iniziativa popolare infatti c’è già una procedura più tortuosa: entro 30 giorni dal deposito l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale decide all’unanimità sull’ammissibilità della proposta di legge. Qualora non si raggiunga l’unanimità delibera il Consiglio regionale, a maggioranza assoluta, nella prima seduta successiva a quella dell’Ufficio di Presidenza. Il progetto di iniziativa popolare deve, in ogni caso, essere esaminato dal Consiglio entro 6 mesi dalla data di presentazione. Scaduto il termine lo stesso è iscritto all’ordine del giorno della prima seduta consiliare e discusso con precedenza su ogni altro argomento. Ovviamente, il “nodo” non è solo burocratico, che già è un bel “nodo”, quanto essenzialmente politico. E’ quasi superfluo evidenziare le distanze tra gli schieramenti, anche sotto il profilo ideologico. Se il centrosinistra, a partire dal Pd, storicamente manifesta una certa sensibilità al tema del “fine vita”, non altrettanto – come è noto – si può dire per il centrodestra. C’è un dato da tenere presente perché comunque importante: l’”apertura” del presidente della Regione Roberto Occhiuto, che tuttavia ha anche evidenziato la necessità che sia il Parlamento italiano ad approvare un quadro normativo chiaro e uniforme per tutto il Paese, evitando quella che il governatore ha ribattezzato “una legislazione Arlecchino”, cioè la frammentazione normativa tra le singole Regioni. Ma intanto il tema del “fine vita” in qualche modo è tornato nell’agenda della politica calabrese, che stavolta non può fare come ha fatto finora: mettere la testa sotto la sabbia. Anche perché a firmare la proposta di legge “Liberi Tutti” sono stati quasi 11mila calabresi. Che non sono pochi. (redazione@corrierecal.it)
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