Lo Stato biscazziere
«Aumentano le occasioni di gioco mentre si riducono le risorse per contrastare la ludopatia»
Babbo Natale quest’anno lavora per l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Gira con la slitta piena di gratta e vinci da 5, 10 e 20 euro, premio massimo 5 milioni, e li lascia di preferenza nelle case dove a fine mese si tira la cinghia, perché è lì che rendono di più. Nel presepe, accanto al bue e all’asinello, c’è pure il tabaccaio.
Nel 2015 una deputata allora all’opposizione tuonava in Aula contro la ministra Lorenzin. Lo Stato che fa cassa con l’azzardo, diceva, guadagna oggi soldi facili e domani paga costi sociali altissimi. Applausi. Poi la deputata ha fatto strada, è arrivata a Palazzo Chigi, ha dato un’occhiata ai conti e deve aver pensato che il domani, tutto sommato, può aspettare.
Fatto sta che il Lotto è passato da tre a cinque estrazioni a settimana. Andando avanti così arriveremo a quella oraria, con i numeri letti al Tg tra il meteo e l’oroscopo. Le slot raddoppiano tutto: si punta fino a due euro invece di uno e si vince fino a 200 invece di 100. Ai pensionati la rivalutazione la tagliano, alle macchinette la raddoppiano, e ognuno ha l’inflazione che si merita. La concessione dei gratta e vinci, già che c’erano, slitta al 2029 senza uno straccio di gara.
Poi c’è l’articolo 32, e lì conviene sedersi. I concessionari delle slot devono allo Stato 89 milioni, residuo di un contributo del 2015 mai saldato del tutto. Il governo, commosso, abbuona loro fino al 20 per cento e si scorda gli interessi di undici anni. La chiamano “definizione agevolata”, che suona meglio di condono. Chi paga le tasse con qualche giorno di ritardo può provare a chiederla anche lui, e vedrà arrivare interessi, sanzione e un cordiale avviso bonario.
Intanto i soldi per curare chi si è giocato lo stipendio sono scesi da 50 a 32 milioni. Comprensibile: uno che guarisce poi non gioca più, e il gettito chi lo porta? La raccolta del 2025 è arrivata a 165 miliardi, trenta in più rispetto al 2022. Quando promettevano di far ripartire l’Italia, forse intendevano la ruota della fortuna. (redazione@corrierecal.it)
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