Voto fuori sede 2027: scadenza 31 dicembre, ecco come iscriversi
Un universitario calabrese su tre studia fuori regione. La legge 180/2026 permette di votare dove si vive, ma serve una domanda
REGGIO CALABRIA Alle Regionali del 2025 più di un calabrese su due è rimasto a casa: ha votato il 43,14%. Alle Suppletive a Reggio, a settembre, ha votato poco più di uno su cinque (22,34%). In una regione che i giovani lasciano per studiare e lavorare, c’è un modo per riportare alle urne chi vive altrove: farlo votare dove vive. Da ottobre una legge lo permette. Ma c’è una scadenza, il 31 dicembre, e quasi nessuno la conosce. Per la Calabria, dove un universitario su tre studia fuori regione, la nuova norma è anche una leva possibile contro l’astensionismo: a patto che chi vive fuori sappia di doverla attivare.
La nuova legge: serve il domicilio
La legge del 9 ottobre 2026, n. 180, in vigore dal 24 ottobre, istituisce all’articolo 8 un elenco degli elettori fuori sede presso l’ufficio elettorale di ogni Comune, per politiche, europee e referendum. Il punto di partenza è il domicilio: può chiedere l’iscrizione chi è iscritto alle liste elettorali di un Comune e vive temporaneamente in una Regione diversa. I requisiti cambiano secondo il motivo. Per studio o lavoro serve una permanenza prevista di almeno nove mesi. Per documentati motivi di cura, per i caregiver familiari e per i genitori o familiari conviventi di un minore in cura bastano tre mesi che comprendano la data del voto. Il voto fuoriesce vale per le Politiche, Europee e Referendum, non per Regionali e Amministrative.
Le scadenze
La domanda va presentata al Comune di domicilio, non a quello di residenza, con il modello del Ministero dell’Interno. L’iscrizione dura un anno e va rinnovata. I termini sono tre: chi è già fuori sede per studio o lavoro deve presentare domanda entro il 31 dicembre di ogni anno, per votare l’anno dopo. Per il 2027, quando si voterà per le Politiche, il termine è entro il 31 dicembre 2026; chi lo diventa dopo: entro 30 giorni e comunque non oltre il 45° giorno prima del voto; chi è fuori per cure o assistenza deve presentare domanda non oltre il 45° giorno prima del voto. Alla domanda si allega un documento di identità e una certificazione (iscrizione all’Ateneo, contratto di lavoro, attestazione sanitaria) o un’autodichiarazione soggetta a controlli e sanzioni. Il Comune di domicilio chiede conferma dell’elettorato attivi a quello di residenza e, se la domanda è accolta, consegna entro il decimo giorno prima del voto l’attestazione di ammissione.
Come era prima
Fino a prima dell’entrata in vigore di questa legge il fuori sede doveva, di regola, tornare al Comune di residenza, con le sole agevolazioni di viaggio previste per le consultazioni. La prima deroga è stata la sperimentazione per le europee del 2024, riservata ai soli studenti. Il Viminale registrò 23.734 domande, circa il 4% della platea stimata. Più ampia la sperimentazione dei referendum dell’8-9 giugno 2025, con quasi 70 mila domande secondo i dati ministeriali richiamati in una mozione del Consiglio nazionale degli studenti universitari. La legge 1809 rende, quindi, stabile il meccanismo e lo estende a lavoratori e persone in cura.
Il nodo calabrese
In Calabria la questione pesa più che altrove. Secondo l’Osservatorio Skuola.net sui dati del Ministero dell’Università (anno accademico 2024/25), quasi 20 mila universitari residenti in regione, il 34% frequentano un ateneo fuori regione: un tasso superiore alla media nazionale. In Sicilia è il 22%, in Puglia il 32% e nelle Marche il 33%.
L’allarme del sindaco di Roccella Jonica
Su questo terreno è intervenuto il sindaco di Roccella Jonica Vittorio Zito, che definisce la legge “un passo in avanti” ma affidata ad un “meccanismo ferraginoso”, con il rischio di rendere il voto fuori sede “non esercitabile per centinaia di migliaia di studenti e lavoratori”. Il problema dice sono i tempi: tra l’entrata in vigore e la scadenza passano poco più di due mesi, festività comprese e la catena coinvolge il cittadino, due Comuni, commissioni elettorali e Ministero. Così ecco che il sindaco calabrese propone una “finestra straordinaria solo per il primo anno dell’entrata in vigore della legge” per presentare domanda oltre il 31 dicembre e fino al 45 giorno prima del voto. Per il futuro una domanda telematica nazionale unica, lo scambio automatico di dati tra anagrafi e un’iscrizione pluriennale con rinnovo semplificato. Ma il sindaco non si limita solo ad una proposta, ha preso carta e penna e ha scritto alla Conferenza dei Rettori, presidente Laura Ramaciotti, al Cnsu e all’Anci chiedendo di far conoscere la scadenza e di rilasciare in fretta i certificati d’iscrizione e di sostenere i piccoli Comuni. Al Viminale ha chiesto una campagna informativa nazionale e le circolari mancanti. Il Comune di Roccella ha, intanto, istituito l’elenco con referente e Pac dedicata, pubblicato l’avviso e predisposto tre guide, per studenti, lavoratori e persone in cura. “Non è una polemica ma un allarme operativo”, dice Zito “Semplificare non significa abbassare le garanzie: significa evitare che il diritto si perda per strada”. (p.suraci@corrierecal.it)
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