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LA MISURA

’Ndrangheta, comandava anche dal carcere. Arrestato il presunto boss di Gallico

Arrestato Carmelo Giuseppe Cartisano, ritenuto al vertice della locale. Ai domiciliari un 39enne. Secondo la Dda, i due avrebbero imposto il pagamento di 700 euro e la consegna di un blocchetto di bi…

Pubblicato il: 05/11/2026 – 10:30
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REGGIO CALABRIA Avrebbe assunto la guida della locale di ’ndrangheta di Gallico dopo l’arresto dei precedenti vertici, esercitando un controllo capillare sul territorio e continuando a impartire disposizioni agli affiliati persino durante la detenzione. È il ruolo che la Dda di Reggio Calabria attribuisce a Carmelo Giuseppe Cartisano, 54 anni, arrestato dalla Squadra mobile con le accuse di associazione mafiosa ed estorsione. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita mercoledì 4 novembre, è stata emessa dal gip Cristina Foti su richiesta della Procura diretta da Giuseppe Borrelli. Nell’ambito della stessa indagine è finito agli arresti domiciliari Antonino Bilardi, 39 anni, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Il controllo della cosca e gli ordini impartiti dal carcere

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Cartisano avrebbe esercitato un «opprimente controllo del territorio», mantenendo la direzione dell’organizzazione mafiosa anche nei periodi trascorsi in carcere. Il presunto capo della locale di Gallico avrebbe coordinato le attività estorsive, curato i rapporti con le altre cosche reggine e gestito la distribuzione delle somme destinate al sostentamento dei detenuti e delle rispettive famiglie. Un sistema di potere che, secondo la Dda, si sarebbe esteso anche alle attività economiche del quartiere, attraverso richieste di denaro rivolte a commercianti e operatori del territorio. Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori figurano anche le presunte imposizioni ai giostrai in occasione della festa patronale.

I 700 euro e i biglietti per il veglione di Capodanno

Tra gli episodi contestati emerge anche una presunta estorsione ai danni dell’organizzatore e finanziatore di un veglione di Capodanno nel 2024. Cartisano e Bilardi, secondo l’accusa, avrebbero costretto l’uomo a consegnare 700 euro e un blocchetto di biglietti d’ingresso alla festa. Una vicenda che, nella prospettazione investigativa, rappresenterebbe un’ulteriore manifestazione della capacità di condizionamento esercitata sul territorio.

Le imprese edili e i mezzi intestati a terzi

Gli accertamenti della Dda si sono concentrati anche sulla presunta gestione occulta di attività imprenditoriali e beni riconducibili a Cartisano. Nell’inchiesta risulta indagata Olimpia Mihaela Petre, 39 anni, di origine romena, accusata di trasferimento fraudolento di valori. Secondo gli investigatori, Cartisano le avrebbe intestato fittiziamente due mezzi di trasporto. La stessa ipotesi di reato viene contestata anche a Bilardi, al quale il presunto capo della locale di Gallico avrebbe attribuito formalmente la titolarità di due imprese edili.

I precedenti giudiziari

Cartisano era già stato coinvolto nelle inchieste sulla criminalità organizzata reggina ed era stato condannato nel processo «Gotha» per partecipazione alla ’ndrangheta. Il suo nome era inoltre emerso nell’indagine «Gattopardo», incentrata sul controllo di attività commerciali attraverso intestazioni a terzi. In quel procedimento, dopo una condanna a sei anni in primo grado nel 2021, la Corte d’Appello aveva rideterminato la pena a tre anni nel febbraio 2022, escludendo alcune contestazioni. Le nuove accuse formulate dalla Dda dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati. (redazione@corrierecal.it)

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