Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 6:46
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

il documento

Autonomia e intese delle Regioni del Nord. I dubbi dell’Ufficio studi del Parlamento e l’effetto domino sulla Calabria

Dossier dei tecnici di Camera e Senato evidenzia il rischio di incostituzionalità dei decreti per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. «Tutelare l’unità giuridica ed economica della Repubblica»

Pubblicato il: 06/11/2026 – 6:06
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

CATANZARO Il cammino dell‘autonomia differenziata affronta uno snodo cruciale con l’analisi in corso al Parlamento dei quattro disegni di legge dedicati alle intese per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. L’Ufficio studi di Camera e Senato ha passato ai raggi X il testo relativo alle intese stesse, mettendo in luce in un dossier ad hoc sia alcune criticità giuridiche, anche alla luce di quelle sollevate dalla sentenza numero 192/2024 della Corte Costituzionale, sia alcuni interventi correttivi inseriti negli accordi definitivi per evitare profili di illegittimità. Si tratta ovviamente di un tema che ha importanti ricadute anche sulle Regioni del Mezzogiorno come la Calabria, che – secondo i detrattori dell’autonomia caldeggiata soprattutto dalla Lega – rischia di veder aumentare il gap con il resto d’Italia.

I dubbi dell’Ufficio studi di Camera e Senato

Diversi, i rilievi e correzioni evidenziati dall’Ufficio Studi di Camera e Senato in un dossier, pubblicato pochi giorni fa, sulle intese approvate dal governo. Anzitutto, lo stop al “trasferimento in blocco” delle materie: riprendendo i rilievi della Consulta, la documentazione dei tecnici di Camera e Senato evidenzia come l’autonomia non possa tradursi in un passaggio indistinto di intere materie. L’Ufficio studi rimarca la necessità di trasferire solo «specifiche funzioni» e di motivare ogni passaggio «alla stregua del principio di sussidiarietà». Altro punto riguarda l’inserimento della clausola di garanzia e del potere sostitutivo: nelle intese sulle materie “no-Lep” (come protezione civile, professioni e previdenza) è stato recepito l’impegno chiesto dal Parlamento a integrare il richiamo all’articolo 120 della Costituzione. Si sottolinea l’obbligo di tutelare «l’unità giuridica ed economica della Repubblica e dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali», garantendo al governo la facoltà di intervenire in via sostitutiva in caso di inadempienze regionali. E poi, dai dai tecnici arriva una precisazione che ha un suo peso: le Camere non hanno «un potere di mera approvazione o rifiuto dell’intesa (“prendere o lasciare”) «senza possibilità di introdurre emendamenti». Nel merito, si parla di trasferire funzioni nelle materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” e quattro riguardanti la “tutela della salute e il coordinamento della finanza pubblica”, e i possibili nodi evidenziati sono diversi. Sulla protezione civile il dossier suggerisce «l’opportunità di un approfondimento» in varie direzioni per evitare sovrapposizioni con le competenze statali. Sul riconoscimento delle qualifiche professionali si indica la strada di una delucidazione, perché «non appaiono chiari gli effetti del riconoscimento operato a livello regionale di una professione» in relazione alla «loro eventuale estensione al resto del territorio nazionale». Altra nota dolente la sanità: le quattro intese individuano le disposizioni di legge statali nella materia “tutela della salute-coordinamento della finanza pubblica” che cessano di avere efficacia nelle Regioni interessate. E i tecnici di Camera e Senato avvertono sull’opportunità di «individuare più specificatamente le disposizioni» che «cessano di avere efficacia in quanto non consentono l’autonoma di gestione delle risorse per edilizia sanitaria da parte delle regioni interessate».

Quali rischi per la Calabria?

Sebbene il dossier parlamentare sia un documento analitico focalizzato unicamente sui testi delle quattro Regioni del Nord e non citi la Calabria, alla luce dei rilievi avanzati dall’Ufficio studi di Camera e Senato dall’architettura delle intese emergono potenziali ricadute sul contesto socio-economico calabrese (l’opposizione di centrosinistra ha comunque chiesto, nell’ambito delle audizioni sull’autonomia differenziata, di ascoltare i presidenti delle Regioni Calabria, Basilicata, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania, Puglia e Sardegna). Il primo effetto potenziale è il rischio di un ulteriore divario nella sanità: secondo diversi analisti l’accordo sulla gestione della salute consente alle Regioni richiedenti di modulare autonomamente le tariffe di rimborso e remunerazione e di utilizzare con maggiore elasticità i fondi integrativi regionali. Per la Calabria – storicamente segnata da commissariamenti (oggi finiti), rigidi piani di rientro (questo però ancora vigente) e criticità nell’erogazione dei Lea – questo potrebbe tradursi in un potenziamento delle strutture sanitarie del Nord, con l’effetto indiretto di aumentare la fuga di pazienti calabresi verso altre regioni (mobilità passiva) ed impoverire ulteriormente il Servizio sanitario regionale. Altro rischio, quello relativo alle risorse umane e alla fuga dei cervelli nella Protezione Civile: con l’attribuzione di poteri di assunzione in deroga ai tetti di spesa ordinari per il personale della protezione civile nelle Regioni autonome, i territori del Nord disporranno di maggiore capacità d’attrazione contrattuale per tecnici ed esperti, riducendo la disponibilità di professionalità specializzate nei territori del Sud maggiormente esposti a rischi idrogeologici e sismici. Infine, il tema della concorrenza professionale e frammentazione delle regole: sempre secondo diversi analisti la creazione di elenchi e percorsi formativi regionali legati alle professioni locali corre il rischio di creare barriere d’ingresso all’accesso al mercato del lavoro per i professionisti formatisi in Calabria, limitando la mobilità lavorativa tra regioni ed accentuando le disparità nello sviluppo delle nuove competenze professionali. (a. c.)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate
Ultime dal Corriere della Calabria
Edizioni provinciali

x

x