Ingiusta detenzione, i distretti della Calabria tra i più costosi per lo Stato
I dati del Ministero della Giustizia relativi al 2025 fotografano il peso delle riparazioni
ROMA Oltre 13,7 milioni di euro. È il conto complessivo che nel 2025 lo Stato ha pagato nei distretti giudiziari di Reggio Calabria e Catanzaro per riparare i casi di ingiusta detenzione. Nel dettaglio, secondo i dati del ministero della Giustizia riportati dal “Sole 24 Ore”, la Corte d’appello di Reggio Calabria ha fatto registrare liquidazioni per 8.749.125 euro, mentre quella di Catanzaro ha raggiunto quota 4.983.260 euro. Sommando i due importi si arriva a 13.732.385 euro: una parte consistente dei 28,6 milioni complessivamente riconosciuti dallo Stato a livello nazionale nel corso dell’anno. Numeri che raccontano una realtà delicata: quella delle persone che, dopo aver subito una privazione della libertà personale, ottengono successivamente il riconoscimento del diritto a un indennizzo per l’ingiusta detenzione. I dati fanno riferimento a una risposta del ministero della Giustizia a un’interrogazione parlamentare di Enrico Costa (Fi).
Aumentano le richieste di risarcimento
Il quadro fornito dal ministero della Giustizia conferma una tendenza in crescita, seppure contenuta. Nel 2025 le Corti d’appello italiane hanno registrato 1.196 nuove richieste di riparazione per ingiusta detenzione, contro le 1.154 del 2024. L’incremento è del 3,6%. Dei procedimenti definiti, 647 si sono conclusi con l’accoglimento della domanda, pari al 42,9%. In 771 casi, corrispondenti al 51,1%, la richiesta è stata invece respinta. Il restante 6% ha avuto una definizione di altro tipo, ad esempio per inammissibilità o incompetenza territoriale. Un dato merita particolare attenzione: le ordinanze di accoglimento diventate irrevocabili nel corso del 2025 sono state 576, rispetto alle 507 dell’anno precedente e alle 465 del 2023. Un aumento che segnala una crescita dei provvedimenti definitivi di riconoscimento del diritto alla riparazione.
Quasi 29 milioni di euro pagati dallo Stato
Sul fronte economico, nel 2025 gli indennizzi per ingiusta detenzione hanno raggiunto complessivamente 28.677.633 euro, con una media di 44.255 euro per ordinanza di accoglimento. La somma è in aumento rispetto ai quasi 27 milioni liquidati nel 2024. Il ministero della Giustizia, tuttavia, ridimensiona la portata del dato, ritenendo la spesa sostanzialmente in linea con quella del triennio precedente e sottolineando il calo già registrato rispetto alle annualità più lontane. All’interno di questo scenario, i distretti calabresi occupano purtroppo una posizione di particolare rilievo secondo i dati del ministero della Giustizia citati dal 2Siole 24 Ore”. Reggio Calabria, con quasi 8,75 milioni di euro, è la Corte d’appello con gli esborsi più elevati d’Italia, preceduta soltanto da una valutazione complessiva che vede anche Palermo tra i distretti maggiormente interessati, con 3,5 milioni di euro. Catanzaro, con quasi 5 milioni, contribuisce ulteriormente a delineare il peso del fenomeno in Calabria.
Il nodo della responsabilità dei magistrati
La questione dell’ingiusta detenzione si intreccia inevitabilmente con il tema della responsabilità disciplinare dei magistrati, particolarmente al centro del confronto politico e della campagna referendaria sulla giustizia. Ma il riconoscimento di un’indennità per ingiusta detenzione non comporta automaticamente l’accertamento di una responsabilità disciplinare del magistrato che ha disposto o sostenuto il provvedimento. Lo stesso ministero della Giustizia ha evidenziato che dal monitoraggio sulle ordinanze di accoglimento delle domande di riparazione non è emersa una correlazione tra questi provvedimenti e la commissione di illeciti disciplinari da parte dei magistrati. Nel periodo compreso tra il 2017 e il 2025 sono stati avviati 88 procedimenti disciplinari. L’88,6% si è concluso con un esito favorevole al magistrato, attraverso assoluzione o dichiarazione di non doversi procedere. Il restante 11,4% ha invece prodotto conseguenze disciplinari, tra cui censura, ammonimento e trasferimento. (redazione@corrierecal.it)
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