‘Ndrangheta a Cosenza, sequestrati 400mila euro a una donna ai vertici del clan Lanzino-Ruà-Patitucci – VIDEO
Provvedimento della Guardia di finanza disposto dal Tribunale di Catanzaro. La donna è stata condannata in primo grado a 14 anni e 4 mesi
CATANZARO Disposto il sequestro di circa 400mila euro in contanti nei confronti di una donna originaria di Cosenza, ritenuta socialmente pericolosa sulla base degli elementi emersi dalle inchieste antimafia “Reset” e “Recovery”. Il provvedimento è stato eseguito dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) di Roma, in attuazione di un decreto emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catanzaro. La donna è stata condannata, con sentenza non definitiva pronunciata il 19 dicembre 2024 dal Gup di Catanzaro nell’ambito del procedimento “Reset”, a 14 anni e 4 mesi di reclusione. Secondo quanto ricostruito nella sentenza, avrebbe ricoperto un ruolo di rilievo nel gruppo criminale Lanzino-Ruà-Patitucci, attivo a Cosenza, occupandosi della raccolta di denaro, della gestione della contabilità e di attività legate anche all’usura. Nel 2024 era stata inoltre raggiunta da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Recovery”, nella quale le viene contestato il ruolo di organizzatrice di un’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti, operativa dal 2016 a Cosenza e in provincia. Secondo l’ipotesi accusatoria, la donna avrebbe gestito parte delle disponibilità finanziarie del sodalizio, curato l’acquisto di partite di droga e organizzato la riscossione dei relativi proventi illeciti, anche attraverso altri soggetti. Il denaro sequestrato era stato trovato nel dicembre 2023 durante una perquisizione domiciliare e sottoposto inizialmente a sequestro nell’ambito di un distinto procedimento penale. Le successive indagini patrimoniali, condotte dallo Scico e dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catanzaro, avrebbero fatto emergere una sproporzione tra la somma nella disponibilità della donna e le fonti di reddito lecite dichiarate. Gli accertamenti avrebbero inoltre consentito di ricondurre il denaro alle attività delittuose contestate nei procedimenti penali. Il sequestro rappresenta una misura preventiva finalizzata alla successiva verifica dei presupposti per l’eventuale confisca definitiva delle somme. (redazione@corrierecal.it)
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