Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 13:08
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

Non più riparabile incompatibilità

Procura di Paola, il trasferimento di Fiordalisi e «il clima di forte tensione». Ecco le motivazioni

L’ufficio giudiziario del Tirreno cosentino segnato da contrasti, contestazioni sulla gestione delle indagini e nei rapporti con altri uffici

Pubblicato il: 07/11/2026 – 13:08
di Fabio Benincasa
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

PAOLA Lo scorso 4 novembre, il Consiglio superiore della magistratura ha deciso il trasferimento per incompatibilità ambientale di Domenico Fiordalisi, procuratore della Repubblica di Paola. La decisione è arrivata al termine di una lunga seduta del Plenum, durata oltre tre ore, con 19 voti favorevoli al trasferimento, otto per l’archiviazione e un astenuto. La vicenda da mesi investe l’ufficio giudiziario del Tirreno cosentino, segnato da contrasti interni, contestazioni sulle modalità di gestione delle indagini e difficoltà nei rapporti con altri uffici giudiziari.

La genesi

Tutto parte da una segnalazione datata 30 ottobre 2025 con la quale il Procuratore generale della Repubblica di Catanzaro, Lucantonio ha evidenziato «numerose, gravi anomalie e violazioni» poste in essere dal procuratore della Repubblica di Paola nell’esercizio delle funzioni direttive. La vicenda intreccia presunte irregolarità organizzative, rapporti istituzionali deteriorati, denunce incrociate e un clima di forte tensione all’interno degli uffici giudiziari. Sulla possibilità di trasferire d’ufficio il magistrato, poi diventata concreta a seguito del voto espresso dal Plenum del Csm, si sono confrontate due posizioni profondamente diverse. Da una parte la proposta di archiviazione, che ritiene non più attuale una situazione tale da compromettere l’esercizio delle funzioni con indipendenza e imparzialità. Dall’altra la proposta di trasferimento, che considera irrimediabilmente compromesso il rapporto fiduciario tra il procuratore e una parte significativa dell’ufficio.
Tornando alle motivazioni alla base della segnalazione di Lucantonio, si segnalano alcuni episodi ritenuti particolarmente delicati, come quello relativo al progetto organizzativo dell’ufficio e, in particolare, al verbale datato 1° settembre 2025, nel quale sarebbe stata attestata una riunione con i sostituti procuratori per discutere e concordare il nuovo assetto. Una riunione che, secondo le dichiarazioni rese dai quattro sostituti ascoltati dalla commissione, non si sarebbe svolta. Il procuratore Fiordalisi ha sostenuto che vi fossero stati diversi momenti di interlocuzione con i colleghi, anche in maniera individuale e non contestuale, parlando di un errore materiale nella datazione del documento. La ricostruzione non è stata condivisa dai sostituti, che hanno riferito di non aver partecipato ad alcuna riunione e di aver ricevuto la bozza del progetto organizzativo soltanto il 9 settembre, senza avere il tempo necessario per esaminarla.
Il deterioramento dei rapporti interni è alla base della parte rilevante della ricostruzione della commissione. I sostituti hanno descritto un ambiente lavorativo caratterizzato da tensioni, sfiducia e difficoltà di interlocuzione con il procuratore. Alcuni hanno parlato di un clima da «separati in casa», altri di un contesto nel quale ogni decisione richiederebbe ormai comunicazioni formali e passaggi protocollati. Dall’altra parte, oltre al procuratore, anche la direttrice amministrativa della procura, Maria Paola Cassano, ha descritto un ambiente sereno e un rapporto positivo tra Fiordalisi e i sostituti. «Definirei il Procuratore davvero un bonus pater familias nei confronti dei Sostituti, che considera davvero a volte come dei figli. E infatti per qualsiasi cosa c’è questo continuo e costante confronto».

Le tensioni con la Dda e la polizia giudiziaria

Un altro capitolo riguarda i rapporti con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Secondo le segnalazioni acquisite dalla commissione, sarebbero emerse difficoltà nel coordinamento delle indagini relative a fatti di criminalità organizzata. In particolare, alla procura di Paola vengono contestate iniziative investigative avviate senza una preventiva intesa con la Dda e trasmissioni tardive di procedimenti che avrebbero potuto rientrare nella competenza distrettuale. Sul punto, nella memoria difensiva, il legale di Fiordalisi sottolinea come vi sia stato un fattivo rapporto collaborativo il rapporto tra la Procura di Paola e la Procura di Catanzaro e in merito ad una vicenda di un procedimento penale per usura ricorda come la stessa si sia chiusa con «la sentenza di condanna senza che sia stata riconosciuta l’aggravante mafiosa, con conseguente conferma della competenza della Procura di Paola».

La determinazione del Plenum

L’assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura ha ritenuto, alla luce degli episodi emersi, che «al di là del merito di alcune scelte investigative effettuate da Fiordalisi, non sindacabili in questa sede, numerose iniziative poste in essere dallo stesso nell’esercizio delle funzioni requirenti e direttive di Procuratore della Repubblica di Paola hanno avuto gravi ripercussioni sia nei rapporti interni all’ufficio sia nei rapporti esterni tra l’ufficio stesso e altri soggetti istituzionali». Sempre secondo il Plenum, nel procedimento è emerso «all’interno della Procura della Repubblica di Paola, un clima di forte tensione nei rapporti tra il dirigente e i sostituti». Quanto descritto ha determinato «una situazione di assoluta e non più riparabile incompatibilità dello stesso con l’esercizio delle predette funzioni presso la Procura della Repubblica di Paola». (f.benincasa@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x