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Il decreto sul riordino degli ospedali privati va impugnato

Consiglierò agli operatori della sanità privata calabrese di impugnare il decreto regionale numero 26 del 21 marzo 2012 contenente il cosiddetto riordino della rete ospedaliera privata. In realtà i…

Pubblicato il: 24/03/2012 – 15:38
Il decreto sul riordino  degli ospedali privati  va impugnato

Consiglierò agli operatori della sanità privata calabrese di impugnare il decreto regionale numero 26 del 21 marzo 2012 contenente il cosiddetto riordino della rete ospedaliera privata. In realtà il decreto non contiene alcun “riordino” ma solo tagli di posti letto e mantenimento di nicchie di rendita finalizzati al solo scopo di strozzare le imprese private e farle chiudere o farle finire in svendita per qualche amico.
Tutto senza alcun criterio. Anzi con un criterio inaccettabile la cui arbitrarietà è stata – invano – spiegata ai subcommissari della Regione i quali con impudenza e tracotanza se ne sono infischiati con gravissimo danno per i cittadini, i pazienti e i lavoratori.
Con questo decreto la struttura subcommisariale dice di applicare alle aziende private gli stessi criteri applicati alle strutture pubbliche.
Cosa che va più che bene per quel che riguarda qualità e requisiti.
Ma che invece non va affatto bene quando si parla di riduzione di posti letto.
Il perché è di una evidenza talmente palmare che solo chi ha un secondo fine non vede: il posto letto è un costo – e quindi va controllato e ridotto – solo per l’ospedale pubblico che viene finanziato dall’erario per ciò che costa, indipendentemente dalle prestazioni che eroga, mentre l’ospedale privato che – come è noto – può erogare solo un determinato numero di prestazioni, contingentate ed imposte dalle Asp, è invece pagato solo per le prestazioni che eroga. Dunque può avere 1, 100, o 1.000 posti letto ma il costo per l’erario sarà sempre lo stesso. Semplicissimo.
Perché dunque tagliare? Per soffocare la produttività, imporre licenziamenti ed alla fine far chiudere. Non dico cose che stanno sulla luna ma, al contrario, che purtroppo si vedono si vivono in tutte le città calabresi, con disservizi e liste d’attesa insopportabili.
Questo metodo è inaccettabile in un paese civile. I subcommissari non hanno la legittimazione politica e sociale per far questo.
Noi siamo per la qualità del servizio, sottoposto a controlli rigorosi, e per il mantenimento dei livelli occupazionali. In questo modo invece si abbassa il livello del servizio, si scoraggiano gli investimenti e si mandano a casa le persone. Tutto con meno buona sanità per i calabresi. Il decreto va ritirato e i subcommissari vanno allontanati. Meglio se, prima di fare altri più gravi danni alla sanità calabrese da loro ridotta nello stato che tutti vedono, si dimettessero.

* Consigliere comunale Cosenza gruppo Pse-Sel

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