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Pignatone: «Il dialogo mafia-politica non è sempre facile»

«Per molto tempo, prima e dopo la cattura di Provenzano, si è sostenuta l`esistenza di questo patto (Stato-mafia ndr) in sedi processuali e non processuali. Noi non sappiamo se c`è stato, lo vedrem…

Pubblicato il: 19/04/2012 – 16:05
Pignatone: «Il dialogo mafia-politica non è sempre facile»

«Per molto tempo, prima e dopo la cattura di Provenzano, si è sostenuta l`esistenza di questo patto (Stato-mafia ndr) in sedi processuali e non processuali. Noi non sappiamo se c`è stato, lo vedremo dall`esito dei processi in corso. Ma è certo che la polizia e la procura di Palermo, in particolare i colleghi Michele Prestipino e Marzia Sabella, da me coordinati, hanno arrestato Provenzano l`11 aprile 2006. Per cui, se questo patto esisteva, è stato serenamente violato da chi ha condotto le indagini che hanno portato alla cattura del boss». Lo afferma il procuratore della repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, in un colloquio con L`Espresso e del quale è stato diffuso un`anticipazione. Parlando, in particolare, del lavoro svolto alla guida della procura di Reggio Calabria, Pignatone, il quale racconta la sua esperienza calabrese in un libro, attraverso il dialogo con un altro magistrato Michele Prestipino, parla tra l`altro del “peso della politica“ sul potere delle cosche: «Le mafie sono tali – afferma – perchè hanno relazioni con la società civile. Non ci sono categorie sociali totalmente colluse o corrotte e non ci sono categorie sociali assolutamente estranee. In ognuna ci possono essere persone perbene che lottano e contrastano il fenomeno mafioso ma anche quelle che scelgono di conviverci».
Rispondendo alla domanda se la politica è inquinata dalle cosche calabresi, Pignatone ricorda: «In Calabria Giuseppe Pelle, nel marzo 2010, progettava di portare suoi uomini nel consiglio provinciale prima, e in quello regionale poi, perchè si lamentava che i politici promettevano ma spesso non mantenevano. E per questo motivo aveva deciso di far eleggere tre suoi referenti fidati. Il progetto della `ndrangheta è saltato perchè appena un mese dopo, ad aprile, abbiamo fermato Pelle e molti degli uomini a lui piu` vicini». «Quella dei calabresi – aggiunge il procuratore di Roma – è una capacità strategica spesso sottovalutata. Nei pizzini di Provenzano e Messina Denaro e poi nelle intercettazioni di Giuseppe Pelle, emerge la stessa insoddisfazione nei confronti di politici che le cosche avevano appoggiato. Questo non significa che non ci siano i rapporti mafia e politica, che anzi abbiamo accertato nei processi, ma significa che si tratta di mondi diversi tra cui il dialogo non sempre è facile».
Illustrando il livello di forza della `ndrangheta, Pignatone sottolinea che questa vive un periodo di grandissima potenza. «Ci sono alcuni elementi – precisa – di evidente diversità rispetto a Cosa nostra che colleghiamo alla storia e alla geografia delle due terre. La `ndrangheta ha una componente familiare molto più forte e c`e` anche un apparato rituale piu` accentuato di quanto non sia in quella siciliana. E poi ha un numero di affiliati molto piu` alto». «Però ci sono elementi comuni: entrambe sono
un` organizzazione unitaria, con la disponibilità di un apparato militare, pronto a usare la violenza, e con la capacita` maturata nei decenni di avere relazioni con altri settori della società civile. Entrambe hanno poi una struttura di vertice. Mentre della Cupola di Cosa nostra sappiamo moltissimo, grazie anche a Buscetta, della `Ndrangheta molto deve ancora essere scoperto».

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