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Adamo bussa alle porte del Pd

«Ho condiviso con D`Attorre di pervenire alla regolarizzazione formale della mia appartenenza al Pd subito dopo lo svolgimento del congresso regionale del partito. Non è la consegna anticipata di u…

Pubblicato il: 19/05/2012 – 19:04
Adamo bussa alle porte del Pd

«Ho condiviso con D`Attorre di pervenire alla regolarizzazione formale della mia appartenenza al Pd subito dopo lo svolgimento del congresso regionale del partito. Non è la consegna anticipata di un mese della tessera del Partito al sottoscritto a frenare l`ansia di chi vuole esibirsi in una prova muscolare per esercitare improbabili leadership nel partito. Del resto, il mio pensiero politico avrà comunque cittadinanza in sede congressuale per il semplice fatto che non sono pochi gli iscritti e i dirigenti del Partito che manifestano quotidianamente solidarietà e condivisione nei confronti della mia azione politica». Nicola Adamo e il Partito democratico, un rapporto che, nelle parole del consigliere regionale del gruppo misto, sembra destinato a riallacciarsi in tempi brevi. Anche se va detto che abbiamo appena letto il pensiero di Adamo. Il commissario D’Attorre aveva dato una versione differente: «Ad occuparsi di Adamo sarà il prossimo segretario regionale del Pd». E non è proprio la stessa cosa.
Dell’incontro tra i due qualcosa era trapelato nei giorni scorsi, per esempio il consiglio dato dal commissario al consigliere di mantenere un profilo basso fin quando la sua posizione non sarebbe stata valutata ufficialmente. Adamo, invece, non rinuncia ad attaccare Mario Oliverio anche oggi. E conferma anche le accuse di quanti sostenevano che tentasse di manipolare il congresso del Pd pur non facendone parte.
E mentre gli “Adamo boys” lavorano da settimane sotto traccia nella caotica campagna di tesseramento del partito, il consigliere regionale rompe un silenzio durato due anni e mette in fila tutti i pezzi di un ragionamento che – in questi due anni di ostracismo – gli stessi “Adamo boys” somministravano in “pillole”: io non ho lasciato il partito e chi mi ha messo fuori lo ha fatto per non rispondere al mio desiderio di rinnovamento.
«Sono anni che sopporto veleni e attacchi di una lotta di potere che non ha disdegnato persino la via giudiziaria per minare la mia dignità e credibilità personale e politica», ha scritto nella nota diffusa ieri.
«A proposito del mio rapporto con il Pd – aggiunge – si veicolano ora indiscrezioni in linea con questa campagna denigratoria sulla stampa quotidiana e settimanale. Sono stato cancellato dall`anagrafe degli iscritti del Pd con una burocratica lettera di un commissario che è stato prima strumentalizzato e poi costretto alle dimissioni proprio da chi ha il sonno turbato dalla mia presenza e azione politica. Ho avuto solo il torto di chiedere il rispetto della decisione assunta all`unanimità dalla Direzione Regionale del partito per la costituzione in consiglio regionale di un gruppo unico del Pd. Una decisione smentita il giorno dopo per consentire ad Agazio Loiero di promuovere il gruppo di “Autonomia e Diritti” al fine di agire nella felice ambiguità di stare nel Pd e di organizzare nel contempo un`altra formazione politica alternativa e competitiva allo stesso Pd».
«Invocavo, insomma, la credibilità di un Pd calabrese – prosegue Adamo – inteso non come un partito taxi o peggio ancora un partito dalle porti girevoli. In nessuna sede politica si è mai potuto affrontare il tema posto. E` stato lo svolgimento della vicenda politica di questi due anni a diradare dubbi e a confermare le mie tesi come verità oggettive. Il mio rifiuto di aderire ad un gruppo consiliare che la Direzione Regionale del mio Partito non ha mai deliberato, ha determinato l`assegnazione d`ufficio al Gruppo Misto. Da allora ad oggi sono trascorsi già due anni e nonostante le angherie e le provocazioni subite non ho mai messo in discussione la mia appartenenza al Pd e l`adesione al suo progetto politico nazionale. I calabresi hanno potuto constatare il mio impegno leale e coerente a difesa delle ragioni del Pd anche nei momenti elettorali al contrario di coloro i quali pur pretendendo di esercitare il comando del partito hanno agito contro il Pd. Ho incontrato il commissario D`Attorre, con lui ho avuto modo di confrontarmi e di condividere lo sforzo che si sta compiendo per riportare il Pd calabrese alla normalità».
Altro che basso profilo. Le mazzate a Loiero vanno a braccetto con quelle a Musi e Mario Oliverio. Il tutto in un ragionamento politico che mira a fare di se stesso una vittima di un complotto dai contorni non meglio precisati. Sullo sfondo resta la città di Cosenza oggi governata, per la prima volta, da un sindaco di centrodestra che ha vinto per mille voti. Mentre Nicola Adamo invitava i suoi a non votare il candidato del centrosinistra Enzo Paolini. Oppure la proposta sottoscritta insieme al capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Luigi Fedele, contro “Presa diretta” di Rai 3. Oppure l’altra firma messa sotto la legge calabrese che consentiva di mantenere contemporaneamente l’incarico di sindaco e quello di consigliere regionale. Tanto per citare qualche scelta politica non proprio in linea con le indicazioni del Pd nazionale al quale lui sembra rispondere in via esclusiva bypassando i livelli locali. Ma il consigliere del gruppo misto non è l’unico a soffrire di memoria selettiva, quella che ci spinge a ricordare solo gli episodi a nostro favore rimuovendo quelli spiacevoli.

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