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Al via il processo sulla "strategia della tensione" a Reggio

Appena il tempo di costituire le parti e di formulare qualche eccezione preliminare. Nessun colpo di scena. Inizia con un rinvio il processo per i tre imputati accusati degli attentati del 2010 alla…

Pubblicato il: 08/06/2012 – 11:24
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Al via il processo sulla "strategia della tensione" a Reggio

Appena il tempo di costituire le parti e di formulare qualche eccezione preliminare. Nessun colpo di scena. Inizia con un rinvio il processo per i tre imputati accusati degli attentati del 2010 alla Procura generale di Reggio Calabria, al pg Salvatore Di Landro e all’ex procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone.
Alla sbarra Luciano Lo Giudice, Vincenzo Puntorieri e Antonio Cortese, quest’ultimo ritenuto il bombarolo della cosca Lo Giudice che avrebbe piazzato l’ordigno del 3 gennaio di due anni fa davanti agli uffici di via Cimino, quello del 26 agosto seguente all’ingresso dell’abitazione del procuratore generale Di Landro e il bazooka fatto ritrovare il 5 ottobre dello stesso anno a poche centinaia di metri dal Cedir, sede della Direzione distrettuale antimafia di Reggio.
L’impianto accusatorio nei confronti dei tre imputati poggia le basi sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice (che nei giorni scorsi ha optato per il rito abbreviato) che, oltre ad autoaccusarsi, ha puntato il dito sul fratello Luciano, detenuto nei mesi della cosiddetta strategia della tensione, e sui presunti complici Cortese e Puntorieri.
Il ministero della Giustizia, la Provincia e il Comune di Reggio, la Regione Calabria e la presidenza del Consiglio dei ministri si sono costituiti parte civile nel processo iniziato oggi.
Una scelta per la quale ancora non hanno optato il condominio di via Rosselli (praticamente sventrato dall’ordigno del 26 agosto), la Curia di Reggio Calabria (proprietaria dello stabile che ospita la Procura generale), l’ex procuratore capo Giuseppe Pignatone e il procuratore generale Salvatore Di Landro.
Quest’ultimo, già nelle scorse settimane, aveva manifestato la sua intenzione di non costituirsi parte civile in quanto ritiene – ha affermato – che nella vicenda ancora ci sono «troppe ombre».
Punti interrogativi ai quali, secondo il pg Di Landro, le indagini della Procura di Catanzaro non hanno fornito risposte esaurienti.
Dalle risultanze investigative, infatti, il collaboratore Nino Lo Giudice si definisce mandante. Tuttavia, nel corso degli interrogatori, non sarebbe riuscito a fornire un solido movente e, soprattutto, non ha chiarito perché, se l’intenzione della cosca era quella di una reazione all’arresto del fratello Luciano e alle indagini che la Dda di Reggio stava conducendo sul suo conto, gli ordigni sono stati piazzati alla Procura generale.
Infine, c’è il problema delle perizie eseguite dal servizio centrale di polizia scientifica di Roma.
Devastanti, infatti, si sono rivelate le conclusioni dei periti sulle impronte digitali trovate sul «lanciarazzi controcarro usa e getta RBR M80» di produzione serba, sulla Chevrolet Matiz di Antonio Cortese, l’esperto di armi della cosca Lo Giudice, e sulla cornetta telefonica dalla quale è partita la chiamata al 113 per segnalare il bazooka nascosto sotto un materasso.
Nessuna delle14 impronte digitali e delle 6 impronte palmari, «è stata lasciata dagli imputati Antonio Cortese, Antonino Lo Giudice e Vincenzo Puntorieri».
Stando, quindi, alla relazione del Servizio centrale della polizia scientifica ci sarebbero venti impronte digitali e palmari che appartengono a persone diverse da quelle che, fino ad oggi, sono in carcere perché ritenute dalla Dda di Catanzaro responsabili della strategia della tensione.
Ritornando all’udienza, gli avvocati Casalinuovo e Nardo hanno formulato alcune eccezioni preliminari alle quali si è opposto il sostituto procuratore Salvatore Curcio.
In particolare le difese hanno chiesto al presidente del Tribunale l’inutilizzabilità delle intercettazioni e la nullità del provvedimento che dispone il giudizio perché emesso dallo stesso giudice che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei quattro imputati.  
Il Tribunale si è riservato di decidere nella prossima udienza che è stata fissata per il 22 ottobre.

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