Caso Gallico, la Napoli interroga il ministro
REGGIO CALABRIA Diventa anche un caso politico l`aggressione compiuta in carcere dal boss di `ndrangheta Domenico Gallico. La parlamentare di Fli Angela Napoli ha presentato un`interrogazione al mini…

REGGIO CALABRIA Diventa anche un caso politico l`aggressione compiuta in carcere dal boss di `ndrangheta Domenico Gallico. La parlamentare di Fli Angela Napoli ha presentato un`interrogazione al ministro della Giustizia, all`indomani del ferimento, nella sala colloqui, del carcere di Viterbo del magistrato Giovanni Musarò e di due guardie carcerarie ad opera dell`ergastolano di Palmi.
«La cosca di ‘ndranghetista dei Gallico di Palmi – afferma la Napoli – negli ultimi mesi ha subito una serie di colpi durissimi che vanno dagli arresti, legati all’inchiesta “Cosa Mia”, al sequestro di un ingente patrimonio illecito. Domenico Gallico, considerato uno dei boss dell’omonima cosca, si trova rinchiuso nel carcere di Viterbo, dove deve scontare diversi ergastoli poiché si è reso responsabile di diversi omicidi». La parlamentare prosegue con il racconto delle fasi che avevano portato il detenuto a chiedere, nei giorni precedenti all`aggressione, di essere interrogato.
«Appena entrato nella cella riservata agli incontri – prosegue la deputata che è anche componente della commissione parlamentare Antimafia – il boss Domenico Gallico si è avventato contro il pm Musarò aggredendolo brutalmente e causandogli la rottura del setto nasale; il boss si è avventato anche sulle guardie carcerarie, provocando la frattura di un braccio anche ad uno di loro». Da qui la richiesta al ministro Paola Severino perchè «l’accaduto è di notevole gravità, alla luce anche del fatto che il boss Domenico Gallico notoriamente un violento, essendo un pluripregiudicato non aveva nulla da perdere nel commettere la grave aggressione». Secondo la Napoli è «necessario ed urgente avviare adeguate indagini presso tutte le strutture carcerarie italiane, al fine di verificare le condizioni di sicurezza necessarie nelle celle riservate agli incontri tra detenuti con magistrati e legali».