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L`«Happy hour» dello spaccio

REGGIO CALABRIA «L`inchiesta “Happy hours” ha colpito la fascia intermedia di trafficanti di droga. Quella che sta nel mezzo tra i grossi importatori di cocaina, hashish ed eroina e i piccoli spaccia…

Pubblicato il: 12/12/2012 – 10:36
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L`«Happy hour» dello spaccio

REGGIO CALABRIA «L`inchiesta “Happy hours” ha colpito la fascia intermedia di trafficanti di droga. Quella che sta nel mezzo tra i grossi importatori di cocaina, hashish ed eroina e i piccoli spacciatori».
Durante la conferenza stampa tenuta in questura, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ha sottolineato l`importanza dell`operazione eseguita nella notte tra martedì e mercoledì dalla squadra mobile di Reggio Calabria, diretta da Gennaro Semeraro, e dal commissariato di Siderno guidato da Carmine Soriente.
In tutto sono 23 le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip Antonio Scortecci che ha accolto le richieste del procuratore aggiunto Gratteri e del sostituto Antonio De Bernardo.
Ventuno di queste sono state eseguite. In manette sono finiti Luigi Albanese di 37 anni detto “u pacinu”, Francesco Agostino (27), Francesco Agostino (32) detto “Arceju”, Annibale Barilari (40) alias “Michael”, Marco Caliò (33), Angelo Cannavò (30), Pasquale Carbone (42), Giuseppe De Velli (47), Francesco Giorgi (26), Costantino Lionetti (39), Carlo Lombardo (53), Giuseppe Lombardo (62) detto “u trama”, Rocco Lombardo (27), Rocco Lombardo (32), Domenico Macrì (27) conosciuto con il nome di “u baruni”, Giovanni Scarfò (25), Antonio Scruci (25), Giuseppe Scruci (26), Domenico Sergi (28), Vincenzo Tedesco (26) e Rocco Trimboli (25).
Proprio quest`ultimo è ritenuto il fornitore all`ingrosso della sostanza stupefacente assieme a Francesco Nirta (di 25 anni) che è sfuggito alla cattura. Si è sottratto all`ordinanza di custodia cautelare e risulta ancora irreperibile pure Francesco Antonio Sgambelluri, di 32 anni.
L`operazione “Happy hours” ha riguardato una pericolosa ed agguerrita organizzazione criminale attiva nella fascia jonica della provincia reggina. Le indagini della mobile hanno svelato i meccanismi attraverso i quali l`associazione di trafficanti riusciva a immettere nel mercato della droga circa 5 chili di cocaina, hashish ed eroina a settimana.
Un mercato che ha toccato anche la zona di Catanzaro, Crotone e Messina.
Un ruolo importante, secondo gli inquirenti, era quello di Giuseppe De Velli, ritenuto uno dei finanziatori dell`associazione a delinquere operante a Marina di Gioiosa Jonica. Ingenti risorse economiche che venivano investite sistematicamente nel traffico di sostanze stupefacenti. In qualità di “esperto del settore”, infatti, De Velli attestava la qualità della droga comprata da Nirta e da Trimboli, e conduceva le trattative per cessione di ingente quantità di stupefacenti grazie alla copertura di un`attività commerciale, da lui gestita, legata alla lavorazione e creazione di materiali in alluminio. Era il suo negozio, in sostanza, la “base operativa” dell`associazione e il luogo di spaccio della droga.
I due Francesco D`Agostino, invece, erano altri fornitori dell`organizzazione e curavano gli approvvigionamenti della droga avvalendosi della propria indole criminale e delle proprie specifiche conoscenze negli ambienti pianificando le trattative finalizzate all`acquisto della “neve” con acquirenti provenienti dalle province di Crotone e Catanzaro. Acquirenti che sarebbero stati, infine, contattati da Giuseppe e Carlo Lombardo.
Grazie a Domenico Macrì detto “u baruni”, inoltre, veniva garantita la fornitura di ingenti quantitativi di droga anche fuori regione.
L`impianto accusatorio poggia le sue basi sulle numerose intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dalla Dda e sui riscontri ottenuti dalla squadra mobile nell`ambito delle indagini durate oltre 4 anni. L`inchiesta ha dimostrato per l`ennesima volta i contatti con trafficanti di Messina. Nel 2008, infatti, nella città siciliana era stato arrestato Giovanni Scarfò, “beccato” con oltre 4 chili di marijuana. In sostanza, gli uomini di Semeraro sono riusciti a dimostrare l`esistenza di due organizzazioni criminali: la prima, con base logistica a Marina di Gioiosa Jonica, era riconducibile alla famiglia Lombardo e a Domenico Macrì. Seguendo quest`ultimo si è scoperta l`esistenza di una seconda associazione che si muoveva sull`asse Giuseppe Scruci (fornitore di Siderno) e Angelo Cannavò (distributore messinese).
Al telefono gli indagati utilizzavano un linguaggio criptico. Per indicare la droga, infatti, adottavano termini come “pezzi di legno”, “maglietta”, “vini” e “bottiglie”, “acquisto della barca o della macchina”, “capretto”, “olio”, “frittole” e “condizionatori”.
E se per il questore Guido Longo, tra gli arrestati «c`è gente legata alla `ndrangheta», il procuratore aggiunto Nicola Gratteri non ha potuto fare a meno di complimentarsi con gli uomini di Gennaro Semeraro che «hanno dimostrato grande professionalità e deontologia. Prima del lavoro viene la correttezza e la deontologia. Questo lo dice un “tossico” di lavoro, chi come me lo ha messo al primo posto nella sua vita».
«Questa indagine – ha aggiunto Gratteri – riguarda un`organizzazione di famiglie di `ndrangheta che hanno base a Marina di Gioiosa Jonica, Siderno e Platì. I fornitori all`ingrosso erano Trimboli e Nirta, quest`ultimo appartenente a una famiglia indagata dalla seconda metà dell`800. La vendita di droga ai siciliani non è un fatto nuovo. I rapporti tra la `ndrangheta e la criminalità messinese sono emersi da oltre 20 anni. Il fatto che stiamo sequestrando molta cocaina non vuol dire che siamo stati più bravi, ma che ne sta arrivando di più. Negli Stati Uniti si è registrato, negli ultimi due anni, una diminuzione del consumo di cocaina e, quindi, le organizzazioni criminali guardano con maggiore interesse al mercato europeo».
Non poteva mancare la stoccata nei confronti di chi ha il compito, in Italia, di modificare la legislazione sul tema del contrasto alle cosche: «Se non cambiano le regole – ha concluso Gratteri – non faremo mai il giro di boa nella lotta alla `ndrangheta».

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