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In manette il boss Domenico Leotta

ROSARNO Il boss Domenico Leotta, 53 anni, ricercato dal 2010 è stato arrestato dalla Mobile di Reggio Calabria in collaborazione alla Dda e al Servizio centrale operativo (Sco). L`uomo, considerato a…

Pubblicato il: 02/02/2013 – 8:06
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In manette il boss Domenico Leotta

ROSARNO Il boss Domenico Leotta, 53 anni, ricercato dal 2010 è stato arrestato dalla Mobile di Reggio Calabria in collaborazione alla Dda e al Servizio centrale operativo (Sco). L`uomo, considerato al vertice della cosca Pesce di Rosarno, era latitante dal 2010 quando è sfuggito alla cattura nell’ambito dell’operazione “All Inside” contro la cosca Pesce. Attivo tanto nel settore del traffico di sostanze stupefacenti come delle estorsioni, per i magistrati è lui uno dei pacieri che in passato ha lavorato alla ricomposizione della faida esplosa tra le famiglie mafiose Bellocco e Pesce in seguito all’omicidio Sabatino. A quel delitto seguì, l`anno successivo, l`omicidio di Domenico Ascone, per gli inquirenti ritenuto vicino all`omonima famiglia legata ai Bellocco. Dopo i due delitti, i capi delle due famiglie, i Pesce e i Bellocco, si ritrovarono in un summit per riportare la pace ed evitare l`inizio di una faida. E a quell`incontro, secondo la Dda di Reggio Calabria, partecipò anche Leotta. L`uomo, inoltre, è indicato dall`accusa come colui che per conto di “Ciccio Testuni” si occupava delle grandi partite di droga che arrivavano a Gioia Tauro e che provvedeva a portare a Rosarno per il successivo smistamento. Con quello di Leotta, salgono a due gli arresti di latitanti della cosca Pesce bloccati a Catanzaro. Le indagini della Dda di Reggio Calabria, coordinate dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, e da pm Alessandra Cerreti, nel luglio del 2012 portarono all`arresto, nel quartiere Lido del capoluogo calabrese, di Domenico Arena, di 59 anni, anche lui indicato come uno dei capi della cosca Pesce. Un altro latitante, Roberto Matalone, di 36 anni, è stato arrestato il 9 agosto 2012 sulla spiaggia a Joppolo, nel Vibonese. Secondo l`ipotesi degli investigatori, i tre latitanti avrebbero goduto dell`appoggio della cosca dei Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia) che li avrebbero ospitati in piazze ritenute “tranquille” per farli sfuggire alla cattura. Leotta è imputato nel processo “All Inside” contro presunti capi e affiliati al clan Pesce.
Martedì prossimo inizierà la requisitoria del pm Cerreti. Da criminale di rango, quando l’operazione “All Inside” è scattata Leotta si è dato alla latitanza. Un’eventualità considerata da tempo un possibile “incidente di percorso”, cui Leotta si preparava da tanto: grazie alle dichiarazioni della pentita Giuseppina Pesce, nel novembre 2010 venne scoperto un bunker occultato nell’abitazione del suocero dell’uomo, Nazareno La Rocca. La stessa pentita aveva indicato Leotta come il responsabile dell`omicidio di Maria Teresa Gallucci, vedova del boss Alviano, di 37 anni, di sua madre Nicolina Celano (72) e di sua cugina Marilena Bracalia (22), a Genova nel 1994. Le tre donne erano tutte originarie di Rosarno e vivevano a Genova Pegli dove morirono massacrate a colpi di pistola. Per la pentita, figlia di Salvatore Pesce, il triplice delitto fu deciso per ristabilire equilibri mafiosi. La Procura distrettuale genovese, dopo le dichiarazioni di Giusy Pesce rese nel 2010 durante la seconda tranche del processo “All Inside” ha riaperto il fascicolo che però ancora non risulta definitivamente assegnato. Giuseppina Pesce ha rivelato che a far parte del commando che assassinò le tre donne furono Domenico Leotta e il killer di riferimento della cosca Francesco Di Marte. Leotta, secondo la collaboratrice di giustizia, aveva deciso di operare in prima persona per non obbligare Francesco, il figlio di Maria Teresa Gallucci e del boss Alviano, a uccidere la madre colpevole, secondo le rigide regole delle cosche, di aver avuto come amante un altro `ndranghetista. Nei confronti di Leotta non sono stati emessi provvedimenti.

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