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Alaco, sulle tracce del benzene

VIBO VALENTIA Primo: capire come ha fatto il benzene ad arrivare fino allo sbocco di uno dei potabilizzatori dell`Alaco. Il punto di partenza, nel “day after” della scoperta degli idrocarburi nell`ac…

Pubblicato il: 02/02/2013 – 15:36
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Alaco, sulle tracce del benzene

VIBO VALENTIA Primo: capire come ha fatto il benzene ad arrivare fino allo sbocco di uno dei potabilizzatori dell`Alaco. Il punto di partenza, nel “day after” della scoperta degli idrocarburi nell`acqua dell`invaso è stato definito nell`incontro (tra forze dell`ordine, sindaci e rappresentanti della Sorical) nella Prefettura di Vibo Valentia. Le ipotesi vanno dalla più banale, come potrebbe essere la perdita in un gruppo elettrogeno, alla più inquietante. Giusto per dire che non si esclude nessuna possibilità, anche perché di ombre attorno alla gestione del bacino dell`Alaco se ne sovrappongo diverse e da molto tempo, specialmente dopo il sequestro degli impianti, avvenuto nel maggio del 2012.

LE ANALISI
A margine dell`incontro, sono stati resi noti alcuni particolari sulle analisi effettuate. Secondo quanto è emerso, il campione risultato contaminato dal benzene sarebbe stato prelevato il 6 dicembre. Lo stop alla potabilità è arrivato circa due mesi più tardi. E la tempistica (di solito i risultati arrivano più velocemente) ha sollevato qualche perplessità anche nelle stanze della prefettura.

IL RINVIO
Il faccia a faccia istituzionale non ha ancora prodotto decisioni definitive, ma un sostanziale rinvio. Dipende tutto dalle prossime analisi in programma da parte dell`Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Altri campioni di acqua provenienti dall`Alaco saranno passati al setaccio per verificare la presenza del benzene, poi si deciderà sul da farsi.

IL COMITATO: «BASTA
CON L`AVVELENAMENTO»
Intanto gli attivisti del Comitato civico Pro-Serre invitano a tenere desta l`attenzione: «Ancora una volta, purtroppo, i nostri allarmi sull’Alaco si sono rivelati fondati. La notizia del benzene rilevato in uscita dal potabilizzatore So.ri.cal. di località Lacina non ci coglie certo di sorpresa. Stessa cosa non può dirsi dei sindaci che in tutta fretta hanno emesso ordinanze di non potabilità dopo aver spudoratamente ribadito per mesi e mesi che l’acqua dell’Alaco era potabile».
Le polemiche sono storia di questi mesi: «È il caso del sindaco di Serra San Bruno, Bruno Rosi, che ha cercato in ogni modo di mettere a tacere i nostri fondati timori sul grave inquinamento del bacino dell’Alaco. Da anni andiamo dicendo che quell’acqua è avvelenata: lo abbiamo ribadito in ogni modo, abbiamo spiegato tante volte pubblicamente perché quel bacino non potrà mai fornire acqua buona alle popolazioni interessate, abbiamo prodotto documenti, testimonianze, fotografie, insomma dati di fatto che supportavano la nostra denuncia. Ebbene tutto ciò non ha avuto nessun effetto su questi sindaci, che sono rimasti sordi ai nostri appelli e hanno continuato a riporre fiducia nella Sorical».
I membri del Comitato ricordano le «censure» del sindaco e ribadiscono i concetti di sempre: «Siamo di fronte ad un crimine che non ha precedenti nella storia italiana, un disastro ambientale consumato sulla pelle di 400mila persone che sono state anche costrette a pagare per avere veleno al posto dell’acqua dal rubinetto di casa. Sappiano le autorità e le istituzioni che, come in passato, non ci faremo imbambolare da goffe rassicurazioni, perché sappiamo, come abbiamo sempre detto, che il problema principale è a monte, ovvero è l’Alaco, e non avremo pace fino a quando quel bacino non chiuderà e saranno riattivati pozzi e fonti e comunali. L’avvelenamento di massa ai danni di 400mila calabresi è il prodotto dell’ingresso dei privati nell’acqua e della gestione improntata al profitto e al mantenimento delle clientele da parte di una politica che, invece che fornire le soluzioni, ha creato gravissimi problemi. Siamo pronti a tutto, anche a farci arrestare, se ciò servirà a mettere fine a questa vergogna».

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