Tegola per Arena e i suoi: incandidabili
REGGIO CALABRIA Con le loro condotte si sono resi responsabili dello scioglimento per contiguità mafiosa del Comune di Reggio Calabria, dunque per legge non potranno candidarsi al prossimo turno elet…

REGGIO CALABRIA Con le loro condotte si sono resi responsabili dello scioglimento per contiguità mafiosa del Comune di Reggio Calabria, dunque per legge non potranno candidarsi al prossimo turno elettorale. Agosto regala l’ennesima tegola pesante sul centrodestra reggino e calabrese, destinata ad avere strascichi in un autunno che si preannuncia già politicamente bollente.
Il Tribunale di Reggio Calabria, presieduto da Rodolfo Palermo con Giada Messina e Salvatore Pugliese a latere, ha dichiarato per legge incandidabili al prossimo turno delle elezioni comunali a Reggio Calabria il neo assessore regionale alle Attività Produttive ed ex sindaco della città Demi Arena, l’ex assessore, dimissionario ancora prima della fine ingloriosa della consiliatura, Luigi Tuccio, i suoi colleghi rimasti in assessorato fino al sopravvenuto scioglimento, Pasquale Morisani (Lavori pubblici), W.C. (Patrimonio edilizio) e Peppe Marturano (Protezione civile), l’ex presidente del consiglio comunale Sebastiano Vecchio e il consigliere Giuseppe Eraclini.
Dalla scure dei giudici si salvano solo gli ex consiglieri di centro-destra Nicola Paris e Bruno Bagnato, nonché il giovane ex collega del Pd Nicola Irto.
Tutti erano finiti a processo di fronte al Tribunale civile di Reggio Calabria in base alla norma del Tuel che stabilisce che «fatta salva ogni altra misura interdittiva ed accessoria eventualmente prevista, gli amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento non possono essere candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, che si svolgono nella regione nel cui territorio si trova l`Ente interessato dallo scioglimento, limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento stesso, qualora la loro incandidabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo».
Era stato lo stesso Viminale a spedire gli ex inquilini di Palazzo San Giorgio di fronte ai giudici in osservanza della norma che recita che «ai fini della dichiarazione di incandidabilità, il ministro dell`Interno invia senza ritardo la proposta di scioglimento tal tribunale competente per territorio, che valuta la sussistenza degli elementi sussistenti di cui al comma 1 (la responsabilità personale) con riferimento agli amministratori indicati nella proposta stessa». Un procedimento – almeno sulla carta – tutto in discesa per la pubblica accusa, ma complicato da un errore o una svista – due pagine mancanti nell’atto introduttivo del procedimento – su cui le difese si sono concentrate – invano – per indebolire il castello accusatorio. Agli atti del processo sono finite infatti documenti e intercettazioni – spesso già agli atti in altri procedimenti che hanno lambito o coinvolto i politici poi finiti a giudizio per incandidabilità – che non hanno lasciato scampo agli alti papaveri del centrodestra reggino, oggi bollato come inadatto a partecipare alla prossima competizione elettorale nella propria città.
«Apprendo che il tribunale di Reggio Calabria ha dichiarato la mia incandidabilità – ha commentato Arena – limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria, che produrrà effetti solo se sarà confermata in appello e in Cassazione. Da una prima lettura – aggiunge l’assessore regionale – emerge la disarmante acriticità con cui il Tribunale ha ritenuto di dovere recepire pedissequamente quanto riportato nella relazione ministeriale senza valutare sotto alcun profilo le argomentazioni difensive e la copiosa documentazione ritualmente riprodotta in giudizio. In ogni caso, non resta che prendere atto della decisione, verso la quale sarà proposto senza alcun indugio reclamo».