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processo “Geenna”

Assolto dopo 909 giorni di carcere, Corte d’Appello nega risarcimento

Rigettata la richiesta di Marco Sorbara

Pubblicato il: 30/07/2026 – 22:52
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AOSTA La quarta sezione penale della Corte d’Appello di Torino ha rigettato l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione, presentata da Marco Sorbara, commercialista aostano e attuale consigliere regionale di Forza Italia della Valle d’Aosta, assolto in via definitiva dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Sorbara ha trascorso 909 giorni agli arresti e ha subito una condanna in primo grado a 10 anni di reclusione, nell’ambito del processo Geenna sulla presenza della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. Secondo quanto anticipato oggi dalla Tgr Valle d’Aosta, i giudici hanno ritenuto che «la richiesta sia infondata». Nell’ordinanza viene infatti evidenziato come «la sentenza assolutoria della Corte d’Appello (del 19 luglio del 2021 ndr) non abbia escluso il verificarsi di certi accadimenti storici e non abbia smentito la portata di alcuni elementi di prova utilizzati dal giudice della cautela a sostegno del grave quadro indiziario e rispetto ai quali può muoversi a Marco Sorbara un rimprovero a titolo di colpa grave». La vicenda giudiziaria “Geenna” era iniziata con un blitz, scattato il 23 gennaio 2019, in cui erano state arrestate, oltre a Sorbara, altre 15 persone. Rimane tuttora aperto l’ultimo filone di cui si deve ancora celebrare un terzo processo d’appello per il ristoratore aostano Antonio Raso (condannato a otto anni di reclusione nell’appello bis a Torino), per l’ex consigliere comunale di Aosta Nicola Prettico e per Alessandro Giachino (sei anni e otto mesi ciascuno), accusati di associazione mafiosa. Così come è stata annullata, con rinvio a un nuovo processo, l’assoluzione di Monica Carcea, ex assessora comunale di Saint-Pierre, località nel circondario di Aosta. Interpellato dall’Ansa, Marco Sorbara non ha voluto commentare l’ordinanza dei giudici torinesi ritenendo «corretto attendere la conclusione dell’intera procedura e l’esaurimento di tutti i possibili strumenti di ricorso previsti dall’ordinamento».

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